

In tempi in cui l’apparire sembra contare più dell’essere, lo stile è diventato un sostantivo applicato a vestiti, oggetti, ambienti. Quasi mai ai comportamenti. Eppure è proprio lì, nei gesti silenziosi e non appariscenti, che si misura la vera eleganza: quella che non si può fotografare, né postare, né monetizzare. È un patrimonio raro, custodito da persone che non cercano riflettori ma che, con naturalezza, fanno la cosa giusta.
Del modo come ornare e abbellire persone e cose si parla troppo, quasi ignorato è invece il comportamento morale che è segno distintivo, quindi stile dell’individuo: un aspetto apparentemente astratto, ma concretissimo nei risultati.
Volgarità ed esibizionismo la fanno da padroni su tutti i mass media. Per fortuna, però, ci sono persone che si distinguono per gesti di grande eleganza d’animo, soprattutto quando compiuti in un cono d’ombra. Sono coloro che hanno aderito – volontariamente o inconsciamente – all’imperativo categorico kantiano, senza un seguito di comunicatori pronti a celebrarne le gesta. Spesso sconosciuti che agiscono all’opposto della carità pelosa, genere oggi molto in voga.
Religioni, dottrine politiche e filosofiche hanno sempre contrapposto “essere” e “avere”, privilegiando il primo come virtuoso ed esecrando il secondo, riprovevole nel suo eccesso. A questo dualismo, in tempi recenti, si è aggiunto il detestabile “esserci”: una presenza ostentata che privilegia la visibilità a ogni costo.
Troppo spesso ci capita di dover subire la presenza di quelle persone ingombranti che prevaricano in modo fastidioso e privo di classe, intesa come senso della misura. L’eleganza del tratto si manifesta nei modi educati, esibiti con naturalezza per abitudine acquisita, senza affettazione: ad esempio nel non essere ossequiosi con i potenti né insolenti con i sottoposti. Totò sintetizzava il concetto in modo geniale con: “Siamo uomini o caporali?”. Ma anche nel rispetto e nella sollecitudine verso gli altri, in particolare se anziani.
Un altro esempio? Scegliere non solo di non oltrepassare, ma anche di non sfiorare il terreno di qualche modesta illegalità per snellire pratiche burocratiche, altro “must” del costume italiano.
Se qualcuno pensa che questo sia moralismo d’accatto, rifletta sul fatto che quando incontriamo persone del genere siamo sorpresi e gratificati, perché sono eccezioni. Il risultato di un beau geste è la gratitudine che rende felici soggetto e oggetto.
Quattro episodi scelti tra i molti di una ricerca con l’aiuto dell’AI mostrano cosa intendo.
Il giardiniere notturno di Kitakyushu (Giappone)
Un uomo anziano, rimasto anonimo per anni, riparava di notte i giardini pubblici vandalizzati, lasciando solo un biglietto: “Per bellezza, non per gloria”. Scoperto per caso, ha sempre rifiutato riconoscimenti.
Il camionista di Porto (Portogallo)
Per 20 anni ha trasportato gratuitamente viveri e farmaci ai paesini isolati del nord, senza che il suo datore di lavoro lo sapesse. La storia è emersa solo dopo la pensione, grazie agli abitanti.
Il custode del museo di Cracovia (Polonia)
Per oltre 10 anni ha pagato di tasca sua i biglietti d’ingresso a studenti che non potevano permetterselo. Il museo l’ha scoperto controllando i registri solo molto tempo dopo.
Gli ombrelli anonimi di Seoul (Corea del Sud)
Qualcuno iniziò a lasciare ombrelli ordinati e puliti nelle stazioni durante i temporali improvvisi. L’identità resta sconosciuta, ma il gesto è diventato una consuetudine cittadina imitata da molti.
Accanto a questi piccoli gesti anonimi, esiste anche una generosità più strutturata e visibile. Spesso abbiamo notizia di magnati, tycoon ed esponenti dello star system che elargiscono ingenti somme o promuovono charity foundation: è comunque una buona cosa che chi ha molto più del necessario senta il bisogno di aiutare i meno fortunati.
È interessante – e in qualche modo divertente per lo scopo – che un nerd come Bill Gates abbia scelto di finanziare un vasto programma di costruzione di toilette nei Paesi africani che ne sono privi: un modo concreto di migliorare la vita quotidiana, senza pretendere che il suo nome o quello di Microsoft compaiano sui progetti e sui manufatti.
Il bene non fa notizia, salvo quelle sponsorizzate dal marketing previo lauti compensi. Godiamoci i piccoli gesti quotidiani di persone ben educate, generose, disinteressate o comunque dotate di uno stile umano gradevole e non aggressivo: quelli che gli anglosassoni definiscono very good fellow (proprio una brava persona).
In un mondo che mostra il peggio di sé sui social, venire a conoscenza ogni tanto che esistano queste oasi nascoste fa bene allo spirito. Ricordano che la gentilezza è un gesto privato, non uno spettacolo.
Buona domenica a tutti.
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Il museo di Cracovia è quello della fabbrica di Schindler?
(Daniela Martino)
Che belle parole, grazie per aver condiviso questa riflessione. È vero, oggi si guarda troppo alla vetrina, e si dimentica che l’eleganza vera non ha bisogno di foto o di like.
Mi hanno colpito tantissimo gli esempi che ha trovato, come il giardiniere notturno in Giappone o il custode del museo: sono la prova che le azioni gentili e disinteressate, fatte nel silenzio, hanno un valore che non si può misurare. È quel “fare la cosa giusta” con naturalezza, senza aspettarsi niente in cambio.
È bello ricordare che esistono queste “oasi nascoste” di persone semplici e genuine. È un messaggio che fa bene al cuore, un toccasana per la sensibilità collettiva.
Buona domenica anche a Lei.