
A novembre del 2023, esattamente un anno fa, ero a New York in veste di consulente di una mostra di opere di vari autori italiani e stranieri, utilizzando tessuti e filati per realizzare quadri, sculture e istallazioni.
La mostra era organizzata da un magazine italiano di arte e design in collaborazione con la National Academy of Design che aveva messo a disposizione uno spazio al Chelsea Market per mostrare le opere e un’aula nella sua sede di Fifth Avenue per alcuni incontri.
Tra le varie opere da esporre, quella che si vede era di Arnaldo Miccoli, noto pittore leccese residente in USA da molti anni.
Il 7 ottobre era molto vicino e la guerra di Gaza era argomento di ogni incontro e discussione con gli interlocutori americani in una città come New York dove gli abitanti ebrei sono oltre due milioni.
Grande fu la sorpresa mia e dell’autore quando la referente americana della mostra, con gentile fermezza ci informò che l’opera in questione non sarebbe stata esposta perché divisiva e possibile causa di imbarazzo, oltre che impressionante per i bambini.
A nulla valsero le proteste di parte italiana e la minaccia di far saltare tutto, ritirando le opere, pur avendo sopportato spese ingenti per il trasporto e la trasferta degli organizzatori italiani.
Ripensando a quel fatto e quanto è avvenuto nel frattempo in Medio Oriente, credo di poter dire che all’inizio è stata enorme la sottovalutazione che ha caratterizzato l’atteggiamento degli ebrei nel mondo e delle persone che hanno cercato di valutare con equanimità quegli eventi.
Del resto, la recente deturpazione dei murales raffiguranti Liliana Segre e Sami Modiano dimostra che anche la Shoah non è più un tabù intoccabile.
Ma oggi apprendiamo che il proprietario di un cinema milanese ha rifiutato di proiettare un film sulla Segre per timore, così afferma, di disordini e danni alla sala.
Ben più grave l’altra notizia dell’albergatore di Selva di Cadore che ha annullato la prenotazione a una coppia israeliana perché nel suo albergo non sono graditi ospiti provenienti da un paese che pratica il genocidio.
Penso che l’impazzimento abbia raggiunto livelli insostenibili e mi chiedo se a tale stregua nel dopoguerra turisti tedeschi e italiani a buona ragione non avrebbero dovuto essere respinti in tutto il mondo in quanto cittadini di due paesi che avevano praticato il genocidio, quello vero e inequivocabile.
Sì anche gli italiani, perché i campi della Risiera di San Saba e di Fossoli erano in Italia.
Tanto per chiarezza, sono sempre stato in disaccordo con alcuni amici e parenti ebrei che non compravano auto tedesche e non volavano Lufthansa.
Per anni, molti hanno cullato nel loro intimo, se non pulsioni antisemite, certamente la convinzione sintetizzabile nel pensiero: “Sti ebrei con la Shoah hanno rotto i coglioni”.
Oggi quel pensiero recondito, di cui un po’ ci si vergognava, è diventato esprimibile senza reticenze, mettendo a fattor comune il binomio ebrei\Israele, con la sottigliezza giustificatoria del governo Netanyahu.
Gramellini, nella sua rubrica sul Corriere della Sera, ha messo in luce questo state of mind diffuso. Ma credo che per ora serva a poco.
P.S.
Rientrato in Italia, mi sono interessato presso varie istituzioni per trovare una collocazione all’opera che generosamente Miccoli era disposto a donare, ma invano.
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