
Le elezioni parlamentari in Moldavia rappresentano l’ultimo capitolo di una contesa ormai permanente: da un lato la narrazione filo-russa, dall’altro l’anelito europeista.
Regime e propaganda
Siano operazioni militari o di hybrid war, il copione eterodiretto da Mosca e indirizzato alle nostre infrastrutture cognitive rimane invariato: attaccare, negare, disinformare, accusare.
Abbiamo visto recentemente all’opera la macchina della menzogna putiniana in seguito alle incursioni di jet e droni russi negli spazi aerei di Estonia, Danimarca, Olanda e — abbattuti nella notte tra il 9 e il 10 settembre — Polonia.
In un eterno ritorno, i megafoni di ispirazione zakharoviana hanno negato, distorto e infine attaccato, orchestrando una ricorrente narrazione deviata, ammantata dalla finta autorevolezza di testate giornalistiche europee e italiane compiacenti al Cremlino, e amplificata fino alla saturazione da eserciti di bot e domini finanziati da Mosca.
Dopo questo autoapprovvigionamento circolare del contenuto manipolato, divenuto narrazione, si è verificato il ricorrente affondo: “La colpa è vostra, occidentali”.
Falsità russe occidentalizzate
La tendenza irrazionale di parte di quel “voi generalizzato” preso in causa da Mosca è sconcertante: sposare l’accusa putiniana e, coscientemente o meno, arruolarsi nel sabotaggio quotidiano dei pilastri che reggono la propria way of life.
Non sono minoranze masochiste, ma larghe fette dell’opinione pubblica occidentale ad accreditare da anni la falsa retorica putiniana su “aggressività occidentale” e “autocratico accerchiamento della Russia” da parte di NATO e Unione Europea, pupari secundum illos di milioni e milioni di cittadini-marionette degli ex Paesi satelliti.
Nell’analisi della transizione politica dei Paesi post-sovietici dopo la caduta del Muro di Berlino, troppo spesso si trascura un elemento essenziale: il valore della volontà popolare espressa nelle urne.
La tendenza, nostalgicamente alimentata dal Cremlino, è stata quella di interpretare i cambiamenti attraverso le lenti della Guerra Fredda, quando il desiderio collettivo delle popolazioni proxy era subordinato al disegno del dominus alle sue spalle.
La scelta dei popoli
Il dualismo “Patto di Varsavia-NATO” appartiene ormai al passato. E se è vero che i giovani sistemi democratici dell’Est hanno incontrato fragilità e ostacoli — come i costanti attacchi da Mosca — è altrettanto vero che da trentacinque anni la direzione scelta dai cittadini è chiara: Europa e NATO come approdo naturale.
Quelle che sono state descritte come operazioni di “golpe” o “minacciose annessioni” propugnate dall’Occidente nei Paesi vicini alla Russia non sono altro che l’inverarsi del desiderio est-europeo di libertà e sicurezza attraverso le istituzioni di Bruxelles.
Dalle elezioni in Polonia e negli Stati baltici del 1990 fino alle parlamentari moldave del 28 settembre scorso, passando per la Romania, l’Ucraina e la Georgia — che ne stanno pagando caro il prezzo — a vincere democraticamente è stato costantemente l’ideale europeo.
In un contesto, ricordiamolo, di sabotaggio sistematico e asimmetrico da parte russa, ora con le armi, ora con i rubli.
(Russia spending hundreds of millions to buy Moldova’s election, president warns – POLITICO)
La forza della democrazia
La sistematica inversione della storia mediante fini strumenti cognitivi, che lo vogliano o meno i propagandisti del Cremlino, può far breccia solamente nel ventre molle dell’Occidente. Perché chi ha nelle proprie radici il ricordo delle sofferenze imposte dalle autocrazie dimostra di fuggire sempre e comunque da esse, anelando sempre e comunque a Occidente, mai a Oriente.
A chi vive in democrazia e ne calpesta consapevolmente i valori, giunga un monito di Tommaso d’Aquino: “Chi esaurisce le proprie fonti, avrà sete”.
E a quanti, nell’Europa di oggi, si ostinano sfiduciati a distogliere lo sguardo, faccia eco Liliana Segre:
“Ho la paura della perdita della democrazia, perché io so cos’è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell’indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi.”
- Filippo Rigonat è caporedattore de L’Europeista
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Parafrasando il pensiero di Tommaso D’Aquino, visto l’andamento generale si preannunciano tempi di siccità e carestia nelle Democrazie Occidentali!!!