

C’è un momento preciso in cui un dibattito, anche aspro, smette di essere politica e diventa una patologia collettiva. È il momento in cui la ragione viene sospesa e il campo viene lasciato a reazioni viscerali, a gesti dimostrativi la cui unica funzione è segnalare la propria virtù, senza alcun impatto sulla realtà se non quello di avvelenare i pozzi della convivenza civile. L’Italia, oggi, quel momento lo ha superato di slancio.
Siamo entrati nell’era dell’irrazionalità come spettacolo. Assistiamo a una gara grottesca a chi la spara più grossa, in una febbre che confonde la geopolitica con una partita da bar. E così, il sindaco che si crede un condottiero purga le farmacie comunali dai farmaci “nemici”, come se una molecola avesse passaporto e ideologia. Con la sua stessa, candida ammissione – “sappiamo che è una goccia nel mare” – certifica l’inutilità pratica del gesto, riducendolo a pura propaganda a spese della salute.
Poco più in là, il supermercato, con un’operazione di marketing mascherata da etica, toglie dagli scaffali un prodotto globale per sostituirlo con la sua versione “impegnata”, la Gaza Cola. Un atto simbolico, si dice, per “non rimanere indifferenti”. Ma l’indifferenza che si combatte è solo la propria; il risultato non è un aiuto concreto a Gaza, ma un dividendo d’immagine per la catena commerciale.
Il contagio sale di livello. Intere Regioni, dalla Toscana all’Emilia-Romagna, stracciano accordi istituzionali ed economici, interrompono relazioni, si ergono a nazioni sovrane in politica estera. Lo fanno senza un piano, senza una strategia, ma con la foga di chi deve dimostrare al proprio elettorato di essere dalla parte “giusta”.
E qui l’irragionevolezza si fa beffa di ogni logica. Questa furia iconoclasta, questa purezza etica a comando, dov’era quando la Russia ha invaso un paese sovrano nel cuore dell’Europa? Abbiamo forse assistito a boicottaggi sistematici dei prodotti russi? Abbiamo visto sindaci vietare il caviale o la vodka? Abbiamo letto divieti di accesso ai russi nei nostri ristoranti?
Abbiamo incontrato pupazzi di Putin capovolti nei Gay Pride? Al contrario. Spesso, le voci pro-Russia hanno trovato spazio, sostegno e una tolleranza che oggi, per chiunque non si allinei al pensiero unico su Israele, è diventata un miraggio. Questo doppio standard non è solo ipocrisia.
Puzza di un pregiudizio antico, che sceglie i suoi nemici non sulla base delle azioni che compiono, ma dell’identità che rappresentano. Una selettività così chirurgica e puntuale da insinuare il sospetto che questa febbre non sia del tutto spontanea, ma sia abilmente attizzata da chi, ben fuori dai nostri confini, gode nel vederci divisi e in preda al caos.
Poi, si scivola nel baratro. Dalla farsa si passa alla tragedia annunciata e viceversa. Spuntano, come funghi velenosi dopo una pioggia acida, le liste di proscrizione. Il Nuovo Partito Comunista Italiano pubblica un elenco di “agenti sionisti“, che, se non fosse che riesuma pratiche che l’Italia dovrebbe ricordare con orrore, sarebbe solo estremamente ridicolo.
Qui non siamo più all’algebra dove le persone “danno i numeri”. Questa è la storia che si ripete, prima come tragedia, ora come farsa criminale. Vietare l’ingresso nei locali, compilare elenchi di “nemici” interni, boicottare le loro attività: non è politica, è l’anticamera del pogrom.
Queste azioni non hanno alcun risultato se non esasperare l’odio, polarizzare i pregiudizi, importare un conflitto straniero nelle nostre strade e nelle nostre comunità. Non aiutano un singolo palestinese. Servono solo a dare una pacca sulla spalla a chi le compie e a rendere la vita impossibile ai cittadini italiani di religione ebraica, implicitamente accusati di ogni nefandezza e trasformati in bersagli. Ad avvelenare il dibattito, qualora uno ce ne fosse.
L’Italia è sull’orlo del baratro. Un baratro di irrazionalità, dove l’odio cieco diventa un atto politico legittimo e la stupidità un distintivo di cui andare fieri. E ci stiamo spingendo da soli, un boicottaggio alla volta.
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Ben scritto, legibilissimo, condivido in pieno I contenuti
Il trionfo della cultura woke che tracima e coinvolge ogni scelleratezza.
Putin è stato molto efficace nel suo lavoro di alterare le coscienze del mondo libero.
Con la sola Europa, piccola ininfluente e divisa a difendere i valori dell’Occidente, temo che questa volta non sarà il bene a prevalere.
Esatto. C’è una deriva proprio sui valori, un desiderio di sradicamento totalmente irrazionale. Vorrei essere ottimista, invece mi trovo un ottimo pessimista.
Alessandro
Ho preso la decisione di cancellarmi da socio Coop dopo trent’anni, non sopporto più questo razzismo mascherato da politicamente corretto ed etica unidirezionale. Riporto qui la mia lettera alla Coop:
“Spettabile Coop Alleanza 3.0,
scrivo questa lettera con profonda amarezza e indignazione dopo aver preso atto della vostra recente decisione di rimuovere dai vostri scaffali alcuni prodotti alimentari israeliani come atto simbolico nei confronti della situazione a Gaza. Trovo questa presa di posizione profondamente ingiusta, unilaterale e dannosa.
Penalizzare produttori israeliani, che nulla hanno a che vedere con le decisioni politiche e militari del governo di Israele, appare come una misura discriminatoria e inequivocabilmente schierata. In questo modo, Coop sta scegliendo di aderire a un boicottaggio che colpisce un’intera nazione e un intero popolo, contribuendo a una pericolosa deriva verso posizioni che rischiano di sconfinare nell’antisemitismo.
La vostra decisione ignora completamente la realtà complessa di una regione dominata nella Striscia di Gaza da Hamas, un’organizzazione terroristica responsabile del tragico massacro del 7 ottobre 2023 contro civili israeliani, che sfrutta cinicamente la popolazione civile come scudo umano e impedisce sistematicamente l’ingresso di osservatori indipendenti che possano testimoniare liberamente la realtà sul campo.
Come socio da oltre trent’anni, non posso accettare questa ipocrisia e il doppio standard adottato dalla vostra cooperativa. È inaccettabile che una realtà come Coop, che ha sempre sostenuto di perseguire principi di equità e giustizia, prenda decisioni palesemente unilaterali, colpendo proprio la sola democrazia dell’area mediorientale e favorendo indirettamente regimi e organizzazioni antidemocratiche e terroristiche che negano libertà e diritti umani.
Con profondo dispiacere e altrettanta determinazione, vi comunico pertanto la mia decisione irrevocabile di restituire la mia tessera e cancellare la mia iscrizione a Coop Alleanza 3.0.
Cordialmente”
Buongiorno e grazie per il commento. Condivido totalmente la sua lettera.
Complimenti.
Alessandro