3 pensieri su “L’ipocrisia e la selettività di chi usa il diritto internazionale a giorni alterni

  1. Attacchi tramite intermediari fino a un certo punto: i missili arrivati direttamente dall’Iran l’anno scorso sono stati molte centinaia.
    A parte questo, bombardare l’ambasciata cinese in Jugoslavia – oltre a migliaia di altre cose – ossia di uno stato che con la guerra non aveva niente a che fare, dal momento che quell’intervento è stato approvato dall’Onu è stato legittimo?

  2. Bell’articolo e ringrazio per gli spunti di riflessione che suggerisce. Se posso abbozzo qualche considerazione che più che di critica, vorrebbe porsi come un contributo.

    1) La realtà del secondo dopoguerra è radicalmente diversa rispetto all’attuale e come ben scrive l’autore il fine era limitare il più possibile l’uso della forza: fine nobile.
    2) Le ambiguità sono costitutive, per lasciare un certo “gioco” alle superpotenze vincitrici. Non tutti erano uguali su tutto e in questo senso trovare discrepanze nel famoso “diritto internazionale” è un esercizio semplice: nasce con vuoti e contraddizioni
    3) Non considererei quindi il “diritto internazionale” come un sistema coerente 4) La crisi dell’ONU parte fin dalle crisi balcaniche degli anni 90 in maniera sistematica e mostra un crollo dell’istituzione con la guerra ucraina. A quel punto il diritto internazionale è oggettivamente entrato in una crisi sistematica.
    5) La questione di Israele è in questa situazione impossibile da districare. Oggi nella sostanza sia all’amministrazione americana che al governo Netanyahu del diritto internazionale non interesse più assolutamente nulla.
    6) Questo ha inesorabilmente aperto la strada ad un nuovo diritto internazionale: la legge del più forte, e quindi al fiorire continuo di guerre di conquista a cui non sono estranei gli USA, si vedano velleità su Cuba, Groenlandia e Canada, e non è estraneo Israele, si pensi alle continue e inarrestabili annessioni in Cisgiordania con continui nuovi insediamenti di coloni. Lo stesso vale per la Russia in Ucraina, che per la Cina, con il povero Tibet, la Birmania, Taiwan e tutto il Mar della Cina, con dispute con Giappone e Filippine: stessa tendenza a sviluppare conflitti e a depredare i vicini di casa.
    7) Il punto per il futuro, la sfida, credo che sia su come ripensare una logica che è evidentemente più distruttiva di quella del pur ambiguo “diritto internazionale” per andare verso il superamento della “legge del più forte”, chiunque sia il bullo di turno, logica che ci riporta alla guerra come strumento lecito e alle scuola piene di ragazzine annichilite da un missile, sparato per annettersi o territori o risorse, o alle palazzine ucraine sventrate. I nobili fini, liberare popoli oppressi o instaurare democrazie, sono un paravento a cui ormai credono solo gli ingenui o i complici.

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