

L’intervista televisiva rilasciata da Donald Trump a Politico non lascia margini interpretativi: su tutti i dossier cruciali per l’Europa e per la guerra in Ucraina, l’orientamento del presidente americano coincide in modo quasi perfetto con la visione strategica della Russia. Non si tratta di sfumature, né di accenti retorici. La sovrapposizione è sostanziale.
Vediamo.
1. Trump definisce l’Europa un attore in declino, con leadership incapaci e Paesi destabilizzati dall’immigrazione. È esattamente lo schema narrativo che il Cremlino ripete da anni per delegittimare l’UE sul piano geopolitico: un’Europa fragile, inefficiente, irrilevante. Le parole di Trump non si limitano a riecheggiare questa visione — la rafforzano. Ma dall’interno dell’Occidente.
2. Nel criticare l’assenza di elezioni in Ucraina, Trump utilizza lo stesso argomento che Mosca adopera per minare la legittimità del presidente ucraino Zelensky. La Russia insiste sulla presunta “irregolarità” del governo di Kiev, ignorando volutamente le norme costituzionali ucraine sul voto in tempo di guerra. Trump riprende testualmente questa linea, con lo stesso scopo funzionale: indebolire il fronte politico ucraino.
3. L’idea di un accordo basato sulla cessione di territori occupati dalla Russia non è “realismo”: è l’accettazione del modello negoziale che il Cremlino tenta di imporre dal 2022. La proposta attribuita a Trump non si discosta di un millimetro dalle condizioni russe: riconoscimento delle conquiste territoriali, neutralità ucraina, congelamento del conflitto. È la pace concepita a Mosca, presentata come opzione americana.
4. Trump insiste sul fatto che Kiev stia perdendo e che Mosca sia in posizione più forte. Anche questo è un pilastro centrale della strategia informativa russa: creare la percezione di un destino già segnato, così da ridurre il sostegno occidentale all’Ucraina. Quando il Presidente degli Stati Uniti ripete la stessa tesi, amplifica la cornice russa anziché contrastarla.
5. Infine, Trump descrive la relazione con l’Europa come un rapporto condizionale, quasi transazionale. Il Cremlino punta da decenni a incrinare il legame euro-atlantico: vedere il Presidente degli Stati Uniti porre l’UE sul banco degli imputati significa, nei fatti, offrire a Putin una vittoria geopolitica senza colpo ferire.
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Analisi che può essere condivisa, ma una domanda che io non sento mai fare da parte di chi continua ad essere un sostenitore (acritico) di questa Unione Europea: che cosa hanno fatto le classi dirigenti che hanno in mano i destini dei popoli europei per non fornire il propellente alla propaganda russa? Un tema su tutti: l’immigrazione calndestina, soprattutto quella di origine islamica, perché non é stata contrastata?
L’immigrazione clandestina è stata contrastata in parte pagando quei Paesi che accettavano di fermare o perlomeno rallentare il flusso di persone della propria o di altre nazioni che intendevano imbarcarsi e ciò ha comunque dato scandalo per le condizioni precarie se non disumane riservate a quelle persone da parte di quei Paesi.
Fermarla totalmente rimane un obiettivo difficile se non impossibile, a meno di violare diritti internazionali e umani compiendo dei crimini, o avere un effettivo controllo in quei Paesi da dove si muove o si imbarca l’immigrazione.
Con la propaganda russa inoltre c’entra relativamente. I movimenti filorussi puntano a smantellare il sistema democratico dell’UE e dei Paesi singoli europei aldilà dell’immigrazione islamica o altro. Certo quest’ultima serve loro per veicolare meglio certi messaggi e alimentare tensione (anche perché la Russia è una federazione multiculturale e multilingua anche islamica, sebbene il potere russo cristiano-ortodosso-mafioso alla fine si imponga con la forza nettamente), ma utilizzano anche altri argomenti utilizzati per minare la stabilità europea. Come le varie questioni economiche, quella sull’euro che abbiamo sentito per anni, sulla libera concorrenza che secondo loro ci danneggia, il discorso della presunta diffusione del filonazismo in Europa utilizzato dai russi per attaccarci e dividerci e altre amenità. Ogni cosa è buona per la Russia per la propria guerra ibrida.
Di fatto è così. Tentando di allentare la pressione sulla Russia, tentando di riportarla ad essere un Paese con cui si può dialogare e commerciare, criticando l’UE e i Paesi principali di stare ostacolando un possibile processo di pace continuando a finanziare e ad armare l’Ucraina, diminuendo il supporto militare e logistico che potrebbe servire a forzare il fronte russo a indietreggiare.
In un certo senso anche i Paesi europei fanno il gioco della Russia abdicando alle minacce russe sul suolo europeo e così facendo non garantendo garanzie e forze di sicurezza per il presente e il futuro dell’Ucraina sul suo terreno.
Tutto questo porta la Russia a condurre una posizione di forza e quindi a dettare le sue condizioni per porre fine (forse, per breve tempo) al conflitto, sicura che più di questo l’alleanza occidentale (se si può ancora definire tale) non farà.
Non ci vuole un genio per capire questo e come si evolverà la situazione.
A meno che, come già detto, i leader occidentali sanno qualcosa che al pubblico non hanno trasmesso e non possono trasmettere, e credono che la Russia prima o poi cederà per effetto delle sanzioni e della crisi economica conseguente. O per altri motivi.
Non so, io rimango scettico. Dietro la Russia ci sono anche altri Paesi tra cui la Cina con la sua grande capacità manufatturiera e tecnologia avanzata, che possono barattare armi e componenti per materie prime russe a buon prezzo e queste ultime non mancano di certo alla Russia.
Cerco di sfoltire un po’ la giungla di editoriali quotidiani di InOltre, ma poi leggo la firma Piperno e qualcun altro, e mi tocca leggere. Sempre con piacere.
Grazie.
Nadia Mai