

Il filmato che vedete, risalente al 17 ottobre scorso, mostra qualcosa che forse ci abitueremo a vedere più spesso nei prossimi anni: ovvero una retata della polizia in una bot farm.
Nella quale sono stati creati 49 milioni di account falsi.
La bot farm in questione, localizzata in Lettonia e gestita da cittadini lettoni di lingua russa (che sorpresa!), è risultata coinvolta in una serie di crimini, cyber e non, avvenuti in diversi Paesi.
I crimini in questione comprendono phishing, frode, estorsione, traffico di migranti e distribuzione di materiale contenente abusi su minori. Secondo l’Europol questa lista non è affatto esaustiva: è verosimile che la quantità di reati commessi sia molto maggiore.
Il numero di SIM rinvenute nella bot farm è impressionante: è dell’ordine di diverse centinaia di migliaia, di cui circa 40.000 attive al momento dell’operazione. Bisogna tenere presente che la creazione di account sulle varie piattaforme è un’attività che nelle bot farm è completamente automatizzata e che richiede pochi secondi per ogni account. 40.000 SIM attive vuol dire centinaia di migliaia di account creati ogni ora.
Vi invito a riflettere sulle dimensioni del fenomeno: stiamo parlando di un’unica bot farm gestita da 7 persone. Eppure i numeri sono giganteschi. Provate ad immaginare se uno Stato (un esempio a caso, la Russia), su attività di questo tipo impiegasse migliaia di persone investendo miliardi di dollari.
Si tratta di una cosa diversa, ma l’Internet Research Agency di Prigozhin impiegava diverse centinaia (probabilmente migliaia) di persone. Ed, anche qui, parliamo di un’unica agenzia. Moltiplicate per il numero di troll farm russe in giro per il mondo: ce ne sono centinaia, e sono letteralmente ovunque.
La domanda da porsi è se questo episodio abbia delle implicazioni rispetto al tema della guerra ibrida russa contro l’Occidente. A parere di chi scrive, sì.
Sì, la troll farm di Prigozhin e la bot farm russa in Lettonia sono due cose diverse. Ma se è vero che non tutte le bot farm vengono utilizzate dalle troll farm, è altrettanto vero che le troll farm fanno ampio uso di bot farm.
In altre parole: le troll farm hanno lo scopo di influenzare le opinioni pubbliche, i processi politici ed elettorali, le dinamiche sociali di un Paese bersaglio. Per fare questo si servono di network composti da migliaia, se non milioni, di account falsi, creati tramite bot farm.
Le interferenze russe sulle elezioni rumene ne sono un esempio perfetto. TikTok ha chiuso decine di migliaia di account, i quali avevano milioni di fake follower, sicuramente generati tramite bot farm. Ne avevo già parlato qui.
Questi numeri hanno contribuito a creare un consenso artificiale, la cui direzione è stata decisa da una potenza straniera. Questo ha portato la Corte Costituzionale rumena a dichiarare le elezioni illegittime.
Il punto è proprio questo: i numeri, anche se drogati, hanno una loro forza. Vedere che una determinata narrazione è sposata, almeno all’apparenza, da un grande numero di persone, ci rende inconsciamente più predisposti ad accettarla.
Ma dato che la guerra ibrida si pone, fra gli obiettivi, quello di interferire con le dinamiche sociali e politiche della società bersaglio, allora le bot farm vanno considerate in funzione di ciò: ovvero vanno considerate come un’arma di guerra. E se le bot farm vengono utilizzate come arma di guerra, vanno trattate come tali: bisogna localizzarle, individuarne proprietari e dipendenti, arrestarli, chiudere le bot farm e sequestrare il materiale.
Questa deve diventare la prassi.
In questo caso la retata è avvenuta in una bot farm lettone utilizzata per compiere numerosi reati. Si spera che la prossima avvenga in una bot farm utilizzata per diffondere disinformazione, inquinare il dibattito pubblico ed interferire con i processi elettorali. Ovvero in una bot farm utilizzata come arma contro la democrazia.
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