


Diceva Ennio Flaiano che gli “artisti” hanno bisogno di sentirsi in regola, inseriti. Hanno cioè bisogno di mettersi in mostra per sentirsi nella scia dei grandi movimenti dello sdegno collettivo, per dire: noi ci siamo. E anche la campagna contro la riforma della magistratura ha costituito un’occasione irripetibile di civettuola presenza, di protesta e di contestazione.
Registi, attori, musicisti, cartoonist, giallisti e compagnia cantante sono così scesi in campo per amore della Costituzione e per orrore dell’Occidente. È la sinistra della gente affermata, ossequiata, immersa nel più calmo benessere e, talvolta, amareggiata soltanto dal contegno del fisco.
È la sinistra molto elegante che si compiace di andare verso i palestinesi, meno verso gli ucraini e i giovani iraniani. Non fanno tendenza. È la sinistra degli appelli a senso unico, che si commuove per le ardimentose imprese della Flotilla e che non versa una lacrima per le stragi di Kyiv e Teheran.
Insomma, è la sinistra delle mosche cocchiere immortalate dalle favole di Fedro e di Jean de La Fontaine, che simboleggiano la vanità tutta umana di attribuirsi meriti che non hanno, e che si vantano di aver trascinato la carrozza e i suoi cavalli fino alla cima della collina.
Forse la sinistra delle mosche cocchiere conosce queste parole di Gaetano Salvemini: “Noi non possiamo essere imparziali. Possiamo essere soltanto intellettualmente onesti, cioè renderci conto delle nostre passioni, tenerci in guardia contro di esse e mettere in guardia i nostri lettori contro i pericoli della nostra parzialità. L’imparzialità è un sogno, la probità un dovere” (Prefazione a Mussolini diplomatico, 1932).
L’eminente storico e antifascista pugliese si riferiva alla deontologia professionale del giornalista. Ma le sue parole hanno un valore più generale: riguardano le basi stesse di un’etica della comunicazione rispettosa della verità dei fatti.
E la verità dei fatti racconta l’incredibile voltafaccia dei leader del Pd-Pds-Ds sulla separazione delle carriere. Carlo D’Orta ne ha ricostruito le tappe più significative:
1997 – La Commissione Bicamerale per le Riforme presieduta da Massimo D’Alema propone la separazione costituzionale delle carriere.
La proposta: “Due distinti ruoli: giudicante e requirente, con due diversi CSM”.
Firmatari: D’Alema, Violante, Bassanini, Salvi.
Motivazione: “Garantire terzietà del giudice e autonomia del Pm”.
Luciano Violante (Pds) dichiara: “La separazione è necessaria per evitare commistioni tra accusa e difesa”.
2001 – Programma dell’Ulivo (Francesco Rutelli premier).
L’obiettivo: “Riforma della giustizia: separazione delle funzioni tra giudici e Pm, con percorsi di carriera distinti. Per modernizzare la giustizia, ridurre conflitti di ruolo”.
Firmatari: Fassino (DS) e Rutelli.
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2006–2008 – Governo Prodi II.
Il ministro della Giustizia Clemente Mastella (Udc, ma in coalizione con Pd/Ds) presenta un ddl costituzionale per la separazione delle carriere.
Sostenuto dai DS (Fassino, Violante) e da Margherita (Rutelli).
Il ddl passa alla Camera (2007), ma cade il governo Prodi.
Violante afferma: “La separazione è un obiettivo storico della sinistra riformista”.
2014 – “Riforma Orlando” (Governo Renzi).
Il ministro Andrea Orlando (Pd) introduce il divieto di passaggio da Pm a giudice. E dichiara: “Abbiamo realizzato una separazione funzionale. La separazione delle carriere è il passo successivo”.
Matteo Renzi: “Serve separare Pm e giudici, come in Europa”.
2019 – Congresso Pd.
Mozione (vincente) Maurizio Martina: “La separazione delle carriere è ineludibile per garantire la terzietà del giudice”.
Firmatari: Martina, Serracchiani.
Debora Serracchiani dichiara: “Non possiamo più difendere l’unità delle toghe come dogma”.
2021 – Riforma Cartabia (Governo Draghi).
Il Pd sostiene la riforma che rafforza la separazione funzionale prevedendo un solo passaggio in carriera (Pm ? giudice o viceversa).
Enrico Letta (segretario Pd): “È un passo verso la separazione. Serve ora il coraggio di completarla”.
Orlando (ministro della Giustizia): “Abbiamo separato le funzioni, ora serve separare le carriere”.
2022 – Programma elettorale del Pd (Letta).
“Completare la separazione delle funzioni con percorsi di carriera distinti”.
Letta in campagna elettorale: “Non possiamo avere Pm che diventano giudici e viceversa”.
2026 – Elly Schlein, segretaria del Pd, il 7 marzo definisce la separazione delle carriere un “vero sfregio alla Costituzione”.
Il 23 marzo sera sapremo se l’Italia è come era l’Unione Sovietica: irriformabile.

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Articolo chiarificatore, da usare in una campagna promozionale per il SI. Disponibile a versare sghei allo scopo!!!!
Gentile Carmine, il terzo di membri laici continuerà a essere sorteggiato in una lista approvata da una maggioranza qualificata del Parlamento. I criteri di composizione della lista (requisiti professionali, anzianità, etc.) verranno definiti dalle norme attuative.
Confidiamo che il consenso dei tre quinto venga stabilito con legge . La assenza di indicazioni nella legge sottoposa a referendum ( art 3 ) nulla spécifica rendendo légitima la preoccupazione che si intenda procedere a maggioranza semplice .
Eppure nessuno spiega perché ma riforma séparando mantiene la presenza di un terzo di membri laici sorteggiati si ma in lista approvata non si sa se q maggioranza semplice ( ovvero dal Governo ) ovvero qualificata . I laici diventano il « correntono » dominante ?
Perché non hanno escluso i laici o previsto un sorteggio meno manipulabile ? Grazie
Il mattino inizio alla perfezione con questo cammeo storico