A worker turns a valve at an underground gas storage facility near Striy May 21, 2014. Russia has said state-controlled exporter Gazprom will not supply transit nation Ukraine with gas for its own use in June if Kiev fails to pay in advance and has warned a cut-off could affect supplies to European consumer nations via Ukraine. REUTERS/Gleb Garanich (UKRAINE - Tags: ENERGY POLITICS BUSINESS) - RTR3Q836
Con una rete di oltre 22mila chilometri di gasdotti l’Ucraina è stata per decenni un attore chiave nei mercati energetici europei, in virtù della sua posizione strategica fra Russia e Unione europea. Dall’inizio della guerra i flussi di gas russo che attraversano il territorio ucraino sono crollati ma la rete non è stata toccata dal conflitto.
Le infrastrutture sono rimaste intatte e il gas ha continuato a scorrere, mentre la compagnia energetica ucraina Naftogaz e la controparte russa Gazprom rispettavano il contratto sui diritti di transito. L’ultimo accordo tra le due aziende statali è stato firmato nel 2019 quando la geografia delle forniture europee era completamente diversa. Quel contratto scade alla fine di quest’anno e probabilmente non verrà rinnovato, interrompendo completamente i flussi.

Attualmente il gas russo che attraversa l’Ucraina rappresenta meno del 5% delle forniture dell’Unione europea: i principali consumatori sono Slovacchia e Austria, e in parte Ungheria, Croazia, Slovenia e Italia. Anche se si tratta di volumi relativamente contenuti, l’interruzione di queste forniture in pieno inverno farebbe aumentare il prezzo del gas in Europa, diventato estremamente sensibile a ogni shock sul lato dell’offerta. Ma sarebbe un impatto di breve durata.
«L’Ue sarà in grado di fare a meno del gas russo in caso di interruzione del transito attraverso l’Ucraina» ha commentato la commissaria europea all’Energia Kadri Simson. Secondo lei gli Stati membri «hanno iniziato due anni fa a prepararsi alla completa cessazione delle forniture attraverso il territorio ucraino» e negli ultimi mesi hanno intensificato i loro sforzi. «In generale, la dipendenza dell’Ue dal gas russo è diminuita dal 45% nel 2021 al 15% dell’anno scorso» ha detto Simson, sottolineando che i Paesi europei stanno continuando a ridurre gli acquisti.

Nel 2021 l’Ue aveva infatti importato dalla Russia 150,2 milioni di metri cubi di gas, nel 2023 solo 42,9 milioni, un terzo dei quali (14,6 milioni) è passato attraverso l’Ucraina, mentre il resto è arrivato da altri gasdotti e via mare sotto forma di gas naturale liquefatto (Gnl).
Eliminare la quota residua di forniture russe non sarà facile. Per riuscirci ci vorranno un paio d’anni, il tempo necessario alle compagnie energetiche di Stati Uniti e Qatar di aumentare la produzione. Tuttavia, anche quest’anno l’Ue si appresta a entrare nel periodo di riscaldamento con gli stoccaggi di gas pieni attualmente al 93% della capacità e pertanto è in grado di sostenere eventuali shock sul lato dell’offerta, purtroppo anche a fronte di una domanda generalmente bassa a causa del rallentamento della produzione industriale.
Se venissero chiusi i gasdotti russo-ucraini, per entrare nel mercato dell’Ue alla Russia resterebbero i gasdotti che passano per la Turchia e i terminal del Gnl. Secondo i calcoli di Bloomberg, in base ai prezzi correnti per Gazprom la chiusura dei gasdotti che passano attraverso l’Ucraina equivarrebbe a una perdita di 6,5 miliardi di dollari all’anno. Kyiv dal canto suo dovrebbe rinunciare a 800 milioni di dollari in diritti di transito, una cifra che però già equivale ad appena a un terzo di quanto veniva incassato nel periodo prebellico.
La settimana scorsa Vladimir Putin ha lasciato intendere che vorrebbe rinnovare l’accordo, ma nonostante il desiderio di salvare il ruolo dei gasdotti ucraini Volodymyr Zelensky ha giurato di voler «escludere le ‘molecole russe’ dalla rete di transito del Paese» per ridurre le entrate di Mosca.
Articolo pubblicato su LA RAGIONE del 13 settembre 2024
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