11 pensieri su “Lettera aperta alle amiche e agli amici di InOltre

  1. Tregua umanitaria: questo, esattamente questo è il motivo per cui Israele non vincerà mai la guerra e, di conseguenza, la guerra non finirà mai, e continuerà lo stillicidio di morti da una parte come dall’altra. Se Israele avesse combattuto come da che mondo è mondo si combattono le guerre – con l’effetto sorpresa, tanto per cominciare, e non col concedere tutto il tempo necessario perché i civili (i cosiddetti civili, quelli che hanno allegramente partecipato ai massacri, donne e bambini compresi, che hanno selvaggiamente festeggiato in strada la felice riuscita della mattanza, sputato sui cadaveri disarticolati eccetera) si spostassero dalle previste aree di combattimento, e poi telefonate e volantini e roof-knocking perché si mettessero in salvo, e con loro i terroristi, e fornire viveri e medicine e corrente e acqua e carburante e tutto il resto – la guerra sarebbe finita in un paio di settimane. Sarebbero stati condannati, esecrati, detestati? Perché, combattendo con un braccio legato dietro la schiena che cosa hanno ottenuto? Più sfamano un nemico che li vuole annientare e più il mondo intero li chiama assassini, terroristi, genocidi e bolla da “propaganda sionista” ogni verità documentata e si beve come acqua di fonte montagne di balle talmente grossolane, talmente assurde, talmente mal confezionate che giureresti che neanche un cieco ritardato ubriaco se le possa bere e ciononostante se le bevono. Il medico pietoso fa la piaga purulenta, e la sua pietà non gli guadagna la riconoscenza né del paziente, né dei suoi amici. Il giorno che Israele arriverà a capirlo sarà sempre troppo tardi.

  2. E come sempre InOltre si piega alla propaganda e alle menzogne di Tel Aviv. Come tutti i cosiddetti liberali italiani (qui in Germania no, ci si piegano tutti, non solo i liberali).

  3. Mi sento molto molto sollevato nel leggere parole che esprimono perfettamente i miei stessi pensieri. Ho tentato anche io, umilmente, di far riflettere alcune “penne” di questo blog, prendendo a pretesto l’articolo di un premio Pulitzer ebreo sul NYT, che diceva più o meno le stesse cose. Senza successo, finora.

  4. https://www.newyorker.com/magazine/2025/08/04/israels-zones-of-denial

    Amid national euphoria over the bombing of Iran—and the largely ignored devastation in Gaza—a question lurks: What is the country becoming?

    By David Remnick

    (David Remnick has been the editor of The New Yorker since 1998 and a staff writer since 1992. He is the author of seven books; the most recent is “Holding the Note,” a collection of his profiles of musicians.)

  5. È ragionevole e stimola a riflettere, come sempre, quello che lei scrive.
    Ma io non riesco a convincermi che sarebbe davvero cambiato qualcosa dí sostanziale qualora Israele avesse adottato in parte un’altra strategia, sia mediatica che a livello di operazioni sul campo (magari comportando queste ultime, per Israele, più rischi e prezzi più alti da pagare)
    Io sto vedendo, in questa guerra mediatica, qualcosa di inedito, almeno a mia memoria (purtroppo ormai di non breve termine, data l’età)
    La manipolazione di informazioni e notizie e la proganda ci sono ovviamente sempre state, durante le guerre e non solo.
    Così come il pregiudizio verso Israele.
    Ma la forza travolgente e l’invasività che ha oggi la fabbrica di falsità e la mancanza di qualsiasi pudore nel propinare queste falsità …io non ricordo niente di simile.
    I social, il giornalismo professionale che ha in gran parte abdicato al suo ruolo, politici invertebrati: è una combinazione micidiale e drammatica.
    Secondo me è molto plausibile ipotizzare, per esempio, che se Israele avesse fatto entrare la stampa occidentale, dopo poco avrebbero iniziato a circolare due possibili accuse :
    – se non avesse permesso di andare sui luoghi di combattimento, ad alto rischio: Israele non vuole che i giornalisti vedano la verità dei fatti
    – se lo avesse permesso e qualche giornalista occidentale fosse stato ucciso: sono stati uccisi da Israele perché avevano visto troppo.
    In un’altra epoca avrei considerato queste mie ipotesi campate in aria
    Oggi no, perché mi pare non ci siano più limiti alla spregiudicatezza con cui si costruiscono e vengono rilanciate, con grande successo, balle che offendono la ragionevolezza e il buon senso.
    Ora inizieranno queste pause umanitarie.
    Bene, ma vedremo quanto passerà prima che Hamas entri in azione per boicottarle, i media occidentali inizino a fare da megafono alla versione dei fatti di Hamas e i nostri politici affamati di voti e senza palle ci vadano dietro.
    Magari mi sono fatto prendere troppo dallo sconforto
    Ma ora non riesco a convincermi che Israele poteva e possa fare qualcosa di molto diverso da quello che ha fatto e dall’aspettare che la realtà, con la sua testa dura, bussi alla porta.
    Come fa quasi sempre, anche se quasi sempre troppo tardi, purtroppo.

  6. Grazie per questa lettera Michele, semplicemente per averla scritta.

    L’idea di rivolgerla ad amici, apre all’amicizia come concetto, è c’è chi è amico di inoltre e chi potenzialmente può diventarlo, come nel mondo reale a fronte di amicizie vecchie ne arrivano di nuove. Partire da qui è già un gesto che ha in sé bellezza.

    Nel merito da mesi sostengo che la infowar sia stata clamorosamente persa da Israele e non ripagata da una netta, risolutiva e indiscutibile vittoria militare. Parte degli ostaggi sono ancora prigionieri, ayatollah sono al potere, Hezbollah e Hamas colpite duramente ma non cancellate. Da mesi siamo nella melma quotidiana e 893 soldati israeliani sono morti e lo stesso dicasi per troppi civili Palestinesi ora in condizioni di vita non sostenibili.

    Tutto questo è un veleno quotidiano in parte responsabile (ci sono anche altre ragioni) dell’esplosione di antisemitismo a cui assistiamo ed è soprattutto uno strumento di cui si servono autocrati come Putin per portare avanti i loro disegni imperiali purtroppo solo all’inizio con la guerra di aggressione dell’Ucraina, alimentando fronti molteplici e attaccando per via mediatica l’Europa. Praticamente in ogni Stato occidentale ci sono infatti parti politiche che accusano i governi in carica di “complicità” con Israele e di “due pesi e due misure” tra Gaza e Ucraina: non è un caso.

    La tua lettera è un passo sensato di chi sente come indiscutibile il diritto all’esistenza e alla sicurezza di Israele, ma si pone delle domande per me lecitissime su attuale condotta del governo Netanyahu.

    Permettimi un pubblico abbraccio per questo tuo passo in cui non vedo solo un moto della ragione, ma anche un moto del cuore.

    Grazie ancora.

  7. Ti vogliamo bene anche noi, pur se mi è difficile ammettere che hai ragione.
    Netanyahu è la risposta sbagliata al problema palestinese. Ma se, come dici, il presente è figlio del passato, è una risposta inevitabile a 80 anni di guerra araba per annientare Israele. Gli Ebrei, pur con le posizioni indifendibili dei coloni, degli ultraortodossi e di Netanyahu, non vogliono è non devono più lasciarsi massacrare.
    Purtroppo però si ritorce contro di loro.
    Un abbraccio.

  8. Condivido Magni, la sua sensibilità e le sue preoccupazioni. Sappiamo tutto, ma è difficile liberarsi da questa oscura cappa di condanna per le stragi, le violenze, la carestia. Una narrazione emotiva – e manipolata- che ignora il 7 ottobre, ignora gli ostaggi, ignora le decine di migliaia di missili scagliati contro gli israeliani. Però ha ragione lui

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