4 pensieri su “L’espansione della NATO ad est: verità e menzogne

  1. My friend, siamo praticamente della stessa età e ricordiamo molto bene le stesse cose. Hai detto bene: la fortuna di vivere quegli anni.
    Riferendosi a 20 anni prima, cioè ai ’70, un tizio molto lontano da me, ideologicamente, ma che comunque stimo molto, cioè Mario Capanna, disse: “formidabili quegli anni!”.
    Ebbene, credo che si possa affermare lo stesso anche per i nostri ’90

  2. Carissimo Joze, il tuo articolo è da diffondere “urbi et orbi” perchè, a parte svelare di quante menzogne grondi la propaganda putiniana, costituisce un’immersione in uno dei periodi più intensi e carichi di significati del XX° Secolo, ossia la fine della Guerra Fredda.
    Chi ha avuto la fortuna di vivere gli ultimi dieci anni di Guerra Fredda da liceale prima e universitario poi, per poi festeggiare la caduta del Muro e quello che è successo dopo, con però un occhio attento a quello che accadeva in Russia, non può non riconoscersi in quanto descrivi così accuratamente.
    Se poi aggiungiamo che c’è poi chi, come il sottoscritto, si è trovato pure moglie in uno dei Paesi dell’ex Patto di Varsavia, questo articolo è doppiamente significativo!
    Un abbraccio e complimenti ancora!
    Riccardo

  3. Questo articolo è perfetto e mi congratulo (io, fra le altre cose, sono studioso di storia delle relazioni internazionali); la chiave, a livello sostanziale, dell’intera vicenda è esattamente quella da te evidenziata nell’ultima frase del punto 4) delle conclusioni, ossia “i russi si lagnano perché gli abbiamo reso più difficile attaccarci”!
    Una minuscola precisazione: la famosa frase di Andreotti è in realtà solo la traduzione di una di François Mauriac pronunciata nel dopoguerra (“J’aime tellement l’Allemagne que je suis ravi qu’il y en ait deux”).

    1. Grazie. Non sapevo di François Mauriac.
      Eh sì. Strategicamente il grosso danno che hanno avuto i russi dall’avanzamento della NATO ad est è stata l’eliminazione del loro cuneo d’acciaio piantato nel cuore dell’Europa
      Chi ha vissuto quegli anni ricorda bene cosa fosse il Fulda-gap e gli scenari che calcolavano quanti giorni ci avrebbero messo per arrivare al Reno.

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