In un’epoca in cui è tristemente entrato nel linguaggio corrente il neologismo “femminicidio”, merita di essere ricordato quel vero e proprio femminicidio di massa che fu la cosiddetta “caccia alle streghe”, una delle pagine più buie della storia europea tra il quindicesimo e il diciottesimo secolo. Decine di migliaia di donne furono incarcerate, martirizzate e bruciate con imputazioni grottesche (Brian Levack, “La caccia alle streghe in Europa”, Laterza, 2023).
Il primo trattato ad assumere un ruolo di primo piano nella divulgazione del concetto di stregoneria fu il “Malleus maleficarum”(“Il martello delle malefiche”), pubblicato nel 1486. I due autori, Heinrich Kramer e Jacob Sprenger, erano monaci domenicani. Zelanti difensori dell’autorità papale e della fede cattolica, riuscirono a ottenere da Innocenzo VIII una bolla, “Summis desiderantes” (1484), che dava loro carta bianca nella lotta contro la “nuova eresia” in diverse diocesi della Germania meridionale. Secondo Kramer e Sprenger, le streghe della categoria più potente -quelle che divoravano i propri figli- “praticavano la copulazione carnale con i diavoli”, e alla radice della stregoneria vi erano la concupiscenza e la lussuria.
L’immagine della donna sensuale e lasciva, tuttavia, non era solo tipica degli ambienti clericali. Nicolas Rémy, procuratore generale del ducato di Lorena, considerava lo sfrenato erotismo femminile come l’altra faccia dell’inferiorità intellettuale e morale della donna. Lo stesso Jean Bodin, giurista e magistrato laico, nella “Démonomanie des sorciers”(“Demonomania degli stregoni”)apparsa nel 1580, tacciava le discendenti di Eva di essere in combutta con Satana. E, per neutralizzarne la componente demoniaca, sollecitava i sovrani a escludere il gentil sesso da tutti i luoghi di comando, relegandolo unicamente nella sfera domestica.
Nonostante alcune voci dello scetticismo rinascimentale, come quella del medico Johann Wier nel “De praestigiis daemonum” (“La falsa monarchia dei demoni”, 1582), si fossero levate per criticare il dogmatismo misogino del “Malleus”, la percezione di una crescente influenza luciferina sul corso delle vicende umane si affermò senza grandi ostacoli. Il trauma della Riforma, le frequenti carestie e pestilenze, le innumerevoli rivolte contadine, gli aspri conflitti civili e religiosi, le prime rivoluzioni nazionali dell’età moderna, allarmavano le élite europee. Insieme all’ebreo usuraio, la strega divenne così il capro espiatorio di ogni sorta di avversità. In quanto eretica e apostata, era colpevole di tradimento contro Dio; in quanto serva del diavolo faceva parte di una cospirazione subdola volta a sovvertire l’etica cristiana e la struttura gerarchica della società stabilita dal Signore.
L’accanimento giudiziario contro le streghe fu favorito, a dir poco, dalla facoltà di usare la tortura concessa ai tribunali secolari e ecclesiastici già nel Duecento. Il sistema più utilizzato era quello della corda o “strappata”: tramite una puleggia si sollevava in aria la vittima, che rimaneva appesa con le braccia legate dietro la schiena. Gli strumenti di compressione degli arti più comuni erano le viti per le le gambe e le mani, le ganasce e vari tipi di pinze per la testa. In Germania la confessione era estorta facendo sedere l’imputata su una sedia rovente, in Spagna e in Francia veniva costretta a ingurgitare con la forza grandi quantità di acqua, fino a cavarle gli occhi, mozzarle le orecchie o riempire le sue narici di calce bollente. Solo in Inghilterra la tortura era vietata nei processi per stregoneria. Salvo in Spagna e in Italia, negli altri paesi europei le streghe venivano legate a un palo e strangolate, impiccate o decapitate prima di essere consumate dalle fiamme.
Più tardi il reato di stregoneria fu depenalizzato e la tortura abolita, dalla Scozia nel 1709 e dalla Baviera nel 1806. L’ultima condanna a morte per stregoneria fu quella di Anna Göldi nel 1782, accusata di infanticidio e ghigliottinata nel cantone svizzero di Glarus. In realtà, nell’Ottocento non cessarono i linciaggi delle streghe, soprattutto nelle campagne. Questi atti di giustizia sommaria, di gruppo o individuali, pubblici o privati, si ripetono in altre forme ancora oggi, fino alle mutilazioni sessuali tuttora praticate in alcune società. Del resto, le quotidiane cronache di violenza sulle donne narrano che, nonostante gli innegabili progressi compiuti sul terreno della parità dei diritti di genere, l’altra metà del cielo viene perseguitata non appena prova a scavalcare i confini della tradizionale triade famiglia, maternità, coppia.
Accanto a sopraffazioni atroci come l’omicidio, l’ustione, l’acido, si sono aggiunte nuove forme di rogo sul web, che scaricano sulle donne la responsabilità di una molestia patita o di uno stupro subito. Non per caso una recente indagine dell’Istat ha certificato che, per un quarto degli italiani, per un motivo o per l’altro “se lo sono cercato”. Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle, diceva Voltaire. È vero solo in parte. Per fortuna, però, le donne continuano a sorridere, a essere irriverenti e a disobbedire, anche nella sofferenza e nell’umiliazione.
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Viva le donne!!!! Da sempre convinto che il genere femminile sia il “sesso forte”