
Let it be, recita, sulle note di una struggente melodia, una delle più famose composizioni dei Beatles, si può tradurre letteralmente lascia che sia o più propriamente lascia fare.
Ma per la situazione attuale è più adatto lascia che sia, nel senso che nei due attuali teatri di guerra – Ucraina e Israele – le cose vanno per loro conto, mentre trattative, proteste, sanzioni e quant’altro messo in atto per far tacere le armi non stanno producendo alcun risultato, salvo grottesche iniziative tipo la “Global Sumud Flottilla” in navigazione verso Gaza e i più seri, ma vani richiami della Santa Sede e delle anime belle.
Negli ultimi giorni sono avvenuti tre episodi che mostrano proprio questo: il poco credibile doppio attentato allo yacht di Greta Thunberg, il presunto mezzo fallimento del bombardamento per uccidere i capi di Hamas a Doha e la violazione di droni russi dello spazio aereo polacco, del quale è difficile interpretare lo scopo.
Per questo nessuno dei tre episodi ha suscitato reazioni unanimi nell’opinione pubblica, l’appartenenza a diverse e opposte correnti di pensiero ha pesato di rimbalzo alle notizie su mass-media e social in modo contrapposto e in assenza di verifiche documentate, anzi le poche filtrate sono state considerate menzognere e propagandistiche dalle due tifoserie, mentre è più che possibile che la verità non sia emersa.
È evidente lo scollamento tra l’opinione pubblica e gli eventi che appaiono sfuggire al controllo della politica e della diplomazia, cosa che in passato ha portato fatalmente alla guerra, come più di una voce paventa, non ultima quella del nostro presidente Mattarella.
La storia ci insegna che sono molto rari i casi in cui una guerra termina con l’interposizione di un terzo che impone la pace; se un conflitto cessa di solito c’è un vincitore che annienta il perdente e detta le condizioni, anche nei casi di una pace imposta dall’esterno non si assiste a un pareggio, il più debole ha sempre dovuto concedere qualcosa.
Quando un conflitto si avvita e si incancrenisce, si invoca la pace giusta, che è una chimera, figlia di un dio minore rispetto alla pace senza aggettivi, il supremo anelito umano, simile al desiderio legittimo, ma praticamente impossibile, di una vita senza malattie o una storia d’amore senza liti.
Per ora il dato che salta all’occhio è che le pressioni delle opinioni pubbliche, quelle dei governi con le sanzioni, le minacce di qualche ben noto incauto, sono scivolate come l’olio sul marmo.
Volendo azzardare dei pronostici sull’esito delle due guerre in atto, aldilà di quello che si sente in giro, è molto probabile che Israele prevalga su Hamas e per ora i due Stati restino un’ipotesi di lungo periodo sullo sfondo.
Sulla guerra russa-ucraina, nessuno dei due contendenti la può perdere senza gravi conseguenze, ma, anche se prevalesse, sarà la Russia a pagare il prezzo più alto in termini di uomini e mezzi bellici, di perdita di credibilità e prestigio, di aumento del temuto accerchiamento NATO, di dislocamento di bombardieri stealth ipersonici americani in Norvegia a mezz’ ora da Mosca, di riarmo europeo e dipendenza economica e strategica dalla Cina.
Può darsi che le cose vadano diversamente, ma un fatto è certo, le cose andranno come potranno andare prescindendo dal clamore mediatico, il balbettio di governanti di terza classe e la volontà dei cittadini di non essere coinvolti.
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La favola dei droni russi però non tutti sono disposti a bersela così facilmente
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