
Dalla repressione delle proteste alle persecuzioni strutturali, il regime iraniano continua a colpire minoranze etniche e religiose con arresti, torture ed esecuzioni. Curdi, beluci, armeni e baha’i pagano un prezzo altissimo, tra violenza di Stato, discriminazione sistemica e silenzio internazionale.
Quando, a gennaio, le milizie del regime iraniano hanno sparato sui manifestanti per reprimere le proteste scoppiate un mese prima in tutto il Paese, a pagarne le spese sono state anche le minoranze etniche e religiose.
Lo dimostra il caso di Ejmin Masihi, armeno residente a Teheran, che il 10 gennaio è stato ucciso nella capitale dalle forze governative. Secondo il sito “Article 18”, almeno altri sei membri della comunità armena in Iran sono stati uccisi durante la repressione.

In generale, diverse minoranze hanno visto loro esponenti venire uccisi o arrestati da quando il regime ha iniziato a sparare sui manifestanti, oltre a inasprire arresti ed esecuzioni. Molti di questi casi sono stati documentati dall’organizzazione per i diritti umani Hengaw.
Curdi
Diversi curdi sono stati arrestati e, in alcuni casi, giustiziati negli ultimi mesi. Tra gli incarcerati compare lo scrittore Moslem Zarei, personaggio noto nella città di Kermanshah, nell’Iran occidentale, come autore e traduttore di opere in lingua curda, arrestato il 17 marzo davanti al suo ufficio senza che siano state rese pubbliche le presunte motivazioni.
Successivamente all’arresto, è stato trasferito in una località ignota senza che la sua famiglia sia riuscita a ottenere informazioni in merito.
Il 15 marzo sono stati arrestati nelle loro case, nella città di Ilam, anche l’artista curdo Sasan Chamanara, che già in passato era stato più volte arrestato per la sua partecipazione al movimento “Donna, vita, libertà”, e sua sorella Parastoo.

In altri casi, diversi curdi sono stati assassinati a sangue freddo dall’IRGC. È successo ad Arman Khaleghpanah, ucciso l’11 marzo vicino alla città di Baneh, quando le truppe governative hanno circondato un veicolo del quale lui era il conducente e hanno aperto il fuoco.
Altri tre passeggeri che, come Khaleghpanah, venivano dalla città di Saqqez sono stati arrestati. Si tratta di Abdollah Mahjour, Salar Azar e Sheikh Zahed Shahabi.
Secondo Hengaw, durante le proteste di dicembre almeno 257 curdi sono stati uccisi in Iran dalle truppe filogovernative. Tra questi figurano almeno 20 minorenni e almeno 19 donne.
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Beluci
Tra le vittime della repressione del regime figurano anche diversi iraniani di etnia beluci, o baloch. Come Abdollah Poreki, che aveva solo 19 anni quando è morto il 19 febbraio a causa delle torture subite mentre era tenuto in custodia presso la sede di Mehrestan, nel sud-est dell’Iran, del Ministero dell’Intelligence.
Era stato arrestato due giorni prima, senza che venisse fornita una spiegazione ufficiale del motivo. Quando il corpo è stato riconsegnato alla famiglia, presentava diverse fratture e segni di bruciature. Era padre di un bambino di sei mesi.
Mohsen Arbabi, un uomo di 20 anni originario della città di Gasht e residente a Karaj, nel nord del Paese, per lavoro, è rimasto ucciso durante le proteste in città dopo che le forze governative gli hanno sparato alla testa il 9 gennaio.
Hengaw riporta che la sua famiglia ha identificato il corpo dopo una lunga ricerca presso l’ospedale Alborz di Karaj. Le autorità hanno chiesto una somma di circa un miliardo di toman, circa 4.400 euro, per il rilascio del corpo e hanno fatto pressione sulla famiglia affinché dichiarasse che era un membro della milizia Basij.
I parenti si sono rifiutati, sostenendo che si era trasferito a Karaj solo per lavorare come operaio. Alla fine, il suo corpo è stato sepolto il 13 gennaio nella sua città natale.
Sempre il 9 gennaio è stato ucciso nella città di Meybod, nel centro dell’Iran, anche Jalil Doustyar Barahoui, che aveva 22 anni e vi si era trasferito da Zahedan per lavoro. Quando le truppe governative hanno aperto il fuoco sui manifestanti, lui è stato colpito al petto dai proiettili.

Prima ancora dei fatti degli ultimi mesi, la città natale di Barahoui era diventata importante per i beluci perché il 30 settembre 2022 vi è scoppiato quello che viene ricordato come il “Massacro di Zahedan”, anche conosciuto come il “venerdì di sangue”, quando le autorità iraniane aprirono il fuoco sui civili uccidendo all’incirca un centinaio di persone.
Baha’i
Un discorso a parte meriterebbe la situazione dei baha’i, una minoranza religiosa nata in Persia nell’Ottocento e da sempre perseguitata dalle autorità.
Anche in questo caso ci sono state vittime durante le proteste. Come Borna Dehghani, uno studente che aveva solo 17 anni quando le forze del regime lo hanno ucciso a Karaj.

In questo caso, le persecuzioni sistematiche sono da tempo una componente strutturale del regime: secondo un rapporto stilato nel 2023 dall’associazione HRA, Human Rights Activists in Iran, è emerso che i baha’i subivano l’85% di tutte le violazioni dei diritti umani in Iran che prendevano di mira le minoranze religiose.

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Grazie per avere fatto un po’ di luce su questioni di cui nessuno parla mai – forse perché tutti troppo occupati a denunciare la terribile apartheid di Israele.