
Il 30 ottobre scorso la Cgil ha pubblicato una nota molto critica con la riforma della magistratura, schierandosi apertamente per il suo rigetto nel referendum che si terrà in primavera. Di seguito i passaggi salienti del documento.
- “La Costituzione non è proprietà della maggioranza, ma è patrimonio condiviso di tutto il Paese. È innanzitutto questo il principio fondamentale che non è stato rispettato né oggi, con l’approvazione definitiva della Legge Nordio, né durante tutto l’iter parlamentare di questa vera e propria controriforma. E non poteva essere altrimenti, visto che l’iniziativa legislativa è partita direttamente dal Governo e alle Camere non è stato consentito alcun ruolo emendativo. È sufficiente questo alla nostra Organizzazione, contraria a modifiche della Costituzione approvate da una sola parte, per esprimere un giudizio radicalmente negativo su quanto avvenuto”.
- “Poi oltre il metodo, c’è il merito del provvedimento, che colpisce l’indipendenza della magistratura compromettendo l’equilibrio dei poteri sapientemente stabilito dai padri costituenti e pregiudicando l’eguaglianza di cittadini e cittadine di fronte alla legge”.
- [La riforma] “oltretutto, non incide in alcun modo sull’efficienza della giustizia e sulla riduzione dei tempi del processo, per cui le persone comuni non ne trarranno alcun beneficio. E non c’entra nulla nemmeno il garantismo, a meno che lo si consideri un privilegio per i potenti e non un diritto per tutti”.
- “L’obiettivo è chiaro: accentrare il potere nelle mani dell’Esecutivo e considerare il controllo di legalità un ostacolo al suo pieno esercizio […]. Arrivati a questo punto, non resta che il referendum costituzionale come strumento per far valere il parere degli elettori, i soli che possono fermare lo stravolgimento della Costituzione in atto […].
Commento
I – Le riforme costituzionali non le può fare il governo
L’art. 71 Cost. stabilisce che “L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale (…)”. Qui il governo è citato addirittura come primo soggetto legittimato a promuovere atti di revisione costituzionale. È necessario però leggere la norma in combinato disposto con l’art. 87 Cost., il quale sancisce: “Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. […] Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo”.
Ogni qualvolta si delegittima un’iniziativa legislativa del governo, per ragioni di convenienza politica, l’attacco viene quindi implicitamente rivolto anche al presidente della Repubblica che lo ha permesso. Difatti, è il Capo dello Stato ad essere titolare dell’organo costituzionale deputato ad autorizzare l’atto legislativo di matrice governativa. Per coerenza, si dovrebbe chiedere il suo impeachment.
II – È una riforma che non velocizza i processi e non risponde alle esigenze dei cittadini
Insieme alla “ragionevole durata del processo” ci sono altri diritti, quali ad esempio: diritto alla riservatezza, diritto al giusto processo, diritto al contraddittorio in condizioni di parità tra le parti processuali, diritto alla formazione della prova nel dibattimento.
Domanda: davvero la garanzia effettiva di queste prerogative costituzionali non risponde alle esigenze dei cittadini? Ancora: qualcuno può dirsi certo che l’adempimento concreto di questi diritti costituzionali non favorisca un processo più veloce e, soprattutto, più giusto?
III – La separazione delle carriere favorisce l’impunità dei politici
I fatti dimostrano il contrario. Nei sistemi ove vige il meccanismo della separazione delle carriere tra magistrato giudicante e magistrato inquirente, le più alte cariche dello Stato vengono frequentemente sottoposte al giudizio della magistratura. Nel Regno Unito e in Spagna sentenze giudiziarie hanno colpito nobili e monarchi; in Francia, recentemente, un ex Capo di Stato è stato incarcerato.
IV – La separazione delle carriere di fatto c’è già, perciò la riforma è inutile
Qui si confonde la distinzione delle funzioni con la separazione delle carriere. E poi, se quest’ultima esiste già, perché tanto agitarsi?
In ogni caso, l’affermazione è errata. Le funzioni del Csm sono enumerate e disciplinate dall’art. 105 Cost. Riguardano assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni e sanzioni disciplinari nei riguardi dei magistrati. I padri costituenti intesero evitare, anche con questa scelta, di istituire un autentico autogoverno della Magistratura. Esso sarebbe contrario al principio generale della separazione dei poteri, poiché in tale configurazione l’ordine giudiziario risulterebbe irresponsabile.
V – La selezione dei membri del Csm tramite sorteggio è irrazionale
Qualunque studente di Giurisprudenza alle prime armi sa bene che l’elemento stocastico è onnipresente nel diritto processuale. Solo a titolo di esempio: i giudici popolari della Corte d’Assise sono selezionati mediante sorteggio; i cittadini chiamati ad integrare la composizione della Corte Costituzionale nei casi di sottoposizione a giudizio del presidente della Repubblica, sono estratti casualmente.
VI – La riforma mina l’autonomia della magistratura e la sottopone al potere esecutivo
Questa asserzione è la regina delle fake news.
L’art. 104 della Costituzione prima della riforma recitava: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. L’art. 104 dopo la riforma recita: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”.
Dica la Cgil come sarebbe possibile sottomettere i magistrati al controllo del governo senza violare la Costituzione.
Conclusione
Il sindacato di Maurizio Landini si schiera col fronte del no usando argomenti o speciosi o privi di fondamento, processando la riforma – se è concesso il gioco di parole – mediante un “processo alle intenzioni” di chi l’ha proposta e di chi la sostiene.
E, poiché nel campo del diritto il processo alle intenzioni non ha cittadinanza, si tratta di una posizione squisitamente politica che prescinde, a dispetto di quanto afferma la Cgil, proprio dal merito della riforma.

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Un Landini politicamente molto disonesto perché deliberatamente e vergognosamente falsifica la verità ad uso dei molti dei suoi che non avranno le conoscenze tecniche per apprezzare una riforma di grande civiltà.
Si tratta, a ben vedere, di
una disinformazione di carattere anche eversivo perche’ strumentalmente lancia falsi allarmi sulla tenuta della nostra democrazia.
Atteggiamento che fa “scopa” con quello della leader del PD, che denuncia “in Italia la Libertà è a rischio” da quando governa la Meloni. Mica pizzi e fichi!!