


Una riforma della giustizia raccontata tra slogan e contro-argomentazioni: Michele Magno smonta, punto per punto, le principali accuse del fronte del No, tra autonomia della magistratura, ruolo del Csm e rischi evocati più che dimostrati.
La riforma sottopone la magistratura al potere esecutivo
Falso. Il testo della riforma non solo conferma le garanzie di autonomia e indipendenza per la magistratura previste dalla Costituzione vigente, ma le rafforza, perché esclude la possibilità che si possa incidere sulle garanzie di indipendenza dei pm con la legge ordinaria, imponendo invece il ricorso alla legge costituzionale. Qualunque norma che, entrata in vigore la riforma, dovesse attentare a quella indipendenza, sarebbe sanzionata dalla Corte costituzionale.
Attualmente, l’art. 104 della Costituzione stabilisce che “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. La riforma aggiunge: “Ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”. Conferma quindi l’art. 104 e rafforza le garanzie di autonomia e indipendenza del pm.
Se passasse la riforma, il governo avrebbe mano libera nei decreti attuativi
Processo alle intenzioni. I decreti attuativi dovranno stabilire: il numero totale dei componenti dei due nuovi Csm (mantenendo però l’attuale proporzione tra magistrati e membri laici); le regole per estrarre a sorte i magistrati. E, anzitutto, la maggioranza parlamentare necessaria per approvare la lista dei membri laici e il loro numero di persone prima che intervenga il sorteggio finale.
La dottrina costituzionale consolidata ritiene che l’art. 64 della Costituzione, che prevede il ricorso alla maggioranza semplice, non sia applicabile all’elezione di organi di garanzia come è il Csm. In altre parole, sulla base dei princìpi costituzionali è doveroso per il legislatore prevedere delle maggioranze qualificate per l’elezione dei componenti di tali organi.
Una maggioranza qualificata può oscillare tra i due terzi e i tre quinti dei voti. Cosa che non consentirebbe alla maggioranza attuale di fare il bello e il cattivo tempo sulla definizione delle liste, ma renderebbe necessario un confronto anche con le opposizioni per definire la platea dei sorteggiabili della quota laica per i due Csm e per l’Alta Corte disciplinare.
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Un’altra accusa molto frequente è quella secondo cui, se i laici all’interno del Csm fossero dieci, la maggioranza potrebbe stilare un elenco di undici nomi e poi procedere al sorteggio, di fatto rendendo inutile il sorteggio stesso. Ma i decreti attuativi, oltre a essere controfirmati dal Presidente della Repubblica, che difficilmente potrebbe accettare uno scenario del genere, devono anche rispettare i “principi e criteri direttivi” stabiliti dalla legge.
In breve: se il metodo previsto per l’elezione è quello del sorteggio, stilare una lista così esigua di nomi tradirebbe la volontà del legislatore costituzionale, determinando una violazione degli artt. 101 e 104 che tutelano l’indipendenza della magistratura. Anche qui: una follia del genere verrebbe sicuramente sanzionata dalla Consulta.
Il sorteggio del Csm è antidemocratico
Tesi oscura e immotivata. Forse i suoi sostenitori non sanno che da ben nove anni il Csm ha deciso di sua iniziativa di usare il sorteggio per selezionare i magistrati che devono far parte delle commissioni d’esame per l’accesso in magistratura. Una questione di grande rilevanza: cosa c’è di più importante di stabilire chi può o meno diventare magistrato?
Non solo. La Costituzione prevede che a giudicare il Presidente della Repubblica nei casi di alto tradimento o di attentato alla Costituzione sia la Corte costituzionale integrata da sedici cittadini, che sono estratti a sorte da un elenco di quarantacinque cittadini scelti dal Parlamento in seduta comune. Anche la Corte d’Assise, che si occupa dei reati più gravi come omicidi o stragi, è composta, oltre che da due magistrati di professione, anche da sei semplici cittadini che vengono estratti a sorte e giudicano avendo lo stesso peso dei giudici, applicando il principio costituzionale della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia, secondo l’art. 102 della Costituzione.
Secondo i fautori del No, inoltre, il sorteggio non dovrebbe essere adottato perché al Csm potrebbero finirci magistrati impreparati. Curioso, perché secondo il Csm il 99 per cento dei magistrati sono bravi e competenti. Sono gli stessi magistrati che possono decidere sulla libertà personale di un cittadino, ma che sarebbero inadatti a decidere sul trasferimento di sede di un collega.
Un’altra balla sesquipedale, a cui spesso ricorre il fronte del No, è che il Csm sia un organo di rappresentanza e che dunque chi ne fa parte debba essere di diretta emanazione elettiva. In realtà il Csm non è affatto un organo di rappresentanza, ma unicamente di alta amministrazione. Significa che si occupa, appunto, di nomine, promozioni, trasferimenti e che non deve occuparsi di politica della giustizia. Guido Melis, ex deputato del Pd e storico della magistratura, ha sottolineato che il sorteggio è “l’unico strumento per togliere questa cappa che opprime tantissimi giovani e validi magistrati, che sono soprattutto donne”.
L’Alta Corte disciplinare è un tribunale politico creato per punire i giudici
Frottola. I giudici provenienti dalla Cassazione saranno nove su quindici. Degli altri sei, tre giudici saranno nominati dal Presidente della Repubblica e altri tre eletti tramite sorteggio dal Parlamento. Quindi non c’è nessuna possibilità che “la politica” controlli l’Alta Corte.
Il pm diventerà un superpoliziotto
Siamo alle comiche finali. Da un lato si denuncia la sottomissione del pm al governo, dall’altro si agita lo spettro del pm “superpoliziotto”, che diventerebbe così un avvocato dell’accusa, disinteressato alla ricerca di prove a discolpa degli indagati. In realtà, la riforma non cancella l’art. 358 del codice di procedura penale, secondo cui il pm deve svolgere anche indagini su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini (chi scrive ricorda che due importanti pm milanesi le prove a discolpa degli indagati nel processo Eni le hanno invece occultate. Per questo sono stati condannati, ma sono rimasti tranquillamente al loro posto).
Buon voto.

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Una riforma vaga ke verrà definita con i decreti attuativi. Dobbiamo scegliere su un’idea ke il ministro ha chiarito: “anche l’opposizione se ne gioverà quando andrà al governo!”
Pure la capo di gabinetto, ke ha scritto la riforma, è stata chiara sulla finalità:
“così ci liberiamo della magistratura!
(Ke è un plotone d’esecuzione)”
Con rispetto
Speriamo che vinca il NO!
Buon voto
Di balle siamo stati inondati da tutti ! Esposti ad una legislazione che può non escludere sorteggi manipolati dei membri laici , va bene sperare nella Corte ma meglio auto assicurarsi con un voto no !