

In questi giorni, la Fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) ha presentato la XVII edizione del Rapporto biennale Libertà religiosa nel mondo, riferito agli anni 2023-2024.
Lo studio, che prende in esame 196 Paesi, offre un quadro preoccupante: oltre 5,4 miliardi di persone, pari a circa due terzi della popolazione mondiale, vivono in situazioni dove la libertà religiosa è fortemente compromessa o del tutto inesistente. Il Rapporto documenta violazioni gravi in 62 Stati, di cui 24 caratterizzati da vere e proprie persecuzioni e 38 da forme di discriminazione.
La causa principale di tali abusi è individuata nell’autoritarismo politico: in diciannove dei ventiquattro Paesi più colpiti e in trentatré dei trentotto in cui si registrano discriminazioni, i governi impongono un controllo capillare sulla vita religiosa attraverso leggi restrittive, arresti arbitrari e sistemi di sorveglianza digitale sempre più sofisticati.
Paesi come Cina, Iran, Eritrea e Nicaragua utilizzano la religione come strumento di controllo e legittimazione del potere. In crescita anche l’estremismo islamista, che continua a diffondersi soprattutto in Africa e Asia. Secondo il Rapporto, il Sahel è oggi l’epicentro del jihadismo globale, teatro di stragi, esodi forzati e devastazioni di comunità religiose.
In Asia, invece, la violenza nasce dal nazionalismo etnico-religioso, che colpisce le minoranze: in India e Myanmar il Rapporto parla di “persecuzione ibrida”, dove la discriminazione legale si intreccia con atti di violenza civile tollerati o addirittura incoraggiati dai governi.
Nel documento si legge, ad esempio, che in Cina la libertà religiosa «ha continuato a subire gravi restrizioni sotto la presidenza di Xi Jinping, mentre il Partito Comunista Cinese (PCC) ha intensificato la sua politica di “sinicizzazione”, volta ad allineare tutte le tradizioni religiose all’ideologia socialista. Le Misure del 2023 per l’amministrazione dei luoghi di culto e delle attività religiose e la Legge sull’educazione patriottica hanno imposto requisiti stringenti alle comunità religiose affinché promuovano i valori fondamentali del socialismo.
Tutti i luoghi di culto sono ora soggetti a valutazioni da parte dello Stato e non possono ospitare attività dei gruppi religiosi non registrati. È aumentata la persecuzione dei fedeli, con numerose segnalazioni di arresti, detenzioni e chiusure di luoghi di culto. Membri del clero sono stati condannati con accuse vaghe come “frode” o “sovversione”, mentre i contenuti religiosi online restano fortemente censurati».
In Sri Lanka, si legge ancora nel testo, «l’influenza del nazionalismo buddista singalese, in particolare nella Provincia Orientale, ha intensificato sorveglianza, intimidazioni e pressioni legali sulle minoranze religiose. Il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR Act) e la Legge sulla Prevenzione del Terrorismo (Prevention of Terrorism Act) sono stati utilizzati per colpire voci critiche e dissidenti. Le comunità induiste tamil denunciano espropri di terre, mentre cristiani e musulmani subiscono con regolarità episodi di intimidazione».
Ancora: nel 2024, il Niger ha registrato un aumento del 94 percento delle morti legate al terrorismo — il più alto incremento a livello globale. «Sia le comunità musulmane sia quelle cristiane hanno subito violenze, con attacchi contro chiese, moschee e raduni religiosi, oltre a rapimenti di leader religiosi.
Nonostante alcuni tentativi di dialogo interreligioso, le reti radicali, la fragilità istituzionale e l’autoritarismo hanno ulteriormente ridotto lo spazio civico e la resilienza sociale. Le minoranze cristiane restano particolarmente esposte, soggette a minacce, conversioni forzate e restrizioni al culto».
Si tratta solo di alcuni passi, scelti quasi a caso dal dossier, che restituiscono però la drammaticità di alcuni contesti.
La geografia della libertà religiosa delineata dal recente Rapporto evidenzia con nettezza come le più gravi violazioni non si concentrino in Occidente (che pure presenta problemi, che non saranno discussi ora), ma in contesti extra-occidentali, segnati da regimi autoritari, integralismi religiosi e nazionalismi confessionali.
Quando ho visionato il Rapporto, ho pensato che sarebbe una lettura interessante per quella parte di élite intellettuale antioccidentale, pacifista a targhe alterne, per la quale tutti i mali del mondo vengono dall’Occidente capitalista, guerrafondaio e liberticida, mentre nel resto del pianeta vige l’armonia o, perlomeno, non vi sono problemi tali da rendere preferibile vivere in una democrazia liberale.
Chissà se le famiglie costrette a scappare da un villaggio all’altro per salvare la pelle in Nigeria, o i religiosi arrestati in Cina, sottoscriverebbero. Ma la scoperta più sconvolgente che quegli intellettuali strabici potrebbero fare è che, purtroppo, anche i non occidentali sanno commettere stragi, sanno perseguitare, sanno fare pulizia etnica, sanno costruire dittature, senza bisogno che noi occidentali glielo insegniamo.
Probabilmente, sempre quegli intellettuali così severi con la democrazia in cui vivono, constaterebbero un’amara verità: l’umanità non è riuscita davvero, ancora, a universalizzare il rispetto dei diritti fondamentali della persona (non li rispettiamo sempre neanche noi occidentali), ma è invece efficacemente globalizzata quanto alla persecuzione di altri esseri umani.
Forse, dopo questa scoperta tragica, facendosi spazio nella fitta nebbia degli arzigogoli postcoloniali e intersezionali, quegli intellettuali e attivisti così ricchi di afflato umanitario riuscirebbero perfino a lottare per le vittime di questo mondo anche quando questa lotta è solo difesa degli oppressi, e non serve a confermare i propri pregiudizi ideologici.
Forse, insomma, riuscirebbero a lottare per le vittime, senza altre aggiunte, perché finalmente le vedrebbero apparire sulla loro mappa.
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Non credo che servirebbe: troverebbero comunque il modo di dire che se si scannano è colpa nostra, il colonialismo, anche dove non c’è mai stato, o – questa l’ho sentita con le mie orecchie – che sono violenti e hanno regimi corrotti perché noi lo siamo e hanno imparato tutto da noi. Quos vult Iupiter perdere…
Qualcuno di questi sedicenti progressisti e umanisti intellettuali non riesce a riconoscere cosa sta succedendo ai confini dell’Europa, se non ripetendo alla nausea la solita propaganda criminale russa; mi viene da pensare che non abbiano mai terminato il loro ruolo di agenti sotto copertura.
Figuriamoci se si preoccupano di cosa accade alle periferie del mondo.
(Daniela Martino)
Il regime dittatoriale di Daniel Ortega in Nicaragua sta conducendo una persecuzione sistematica contro la Chiesa Cattolica, considerata un focolaio di dissenso. Centinaia di religiosi sono stati espulsi o detenuti, inclusi vescovi come Rolando Álvarez. Chiese, media cattolici e ONG vengono chiusi o confiscati, e le processioni sono state vietate.
La comunità internazionale condanna l’offensiva contro la libertà religiosa, eppure, come Lei giustamente scrive nel Suo interessante articolo, gli “intellettuali e pacifisti buoni e giusti” anti-occidentali chiudono occhi e orecchie, rifiutandosi di indignarsi e di manifestare contro questa barbarie.