

Se il Green Deal è il grande albero chiamato a catturare la CO? per ridurre l’effetto serra, bisogna ammettere che sta ingiallendo: le foglie d’autunno cominciano a cadere e formano un tappeto ai suoi piedi.
Dopo il flop dell’auto elettrica, il recente intervento di Bill Gates ha messo in discussione non tanto le analisi e le intenzioni, quanto i soldi spesi e il modo — e i tempi — della transizione verde. Con l’aggravante che, nel tentativo di depurarsi, l’Occidente ha semplicemente spostato altrove l’inquinamento, importando batterie e componenti prodotti con carbone e lavoro sottopagato.
Quello che, a suo tempo, il compianto Sergio Marchionne aveva additato come il vero costo inquinante dell’intero ciclo di vita di un’auto elettrica: dall’estrazione delle terre rare, alla produzione di energia elettrica da carburanti fossili, fino alla rottamazione delle batterie.
Il tycoon di Microsoft, come altri magnati, ha investito ed erogato somme da capogiro sull’argomento. Lo stesso, molto discusso, Elon Musk, con Tesla e il vettore riutilizzabile Starship della sua SpaceX, insegue il medesimo sogno: non il progresso a ogni costo, ma quello “ecocompatibile”.
Poco importa che le sue motivazioni siano soprattutto commerciali. Anche Henry Ford divenne milionario con il modello T, ma inventò la produzione in serie e motorizzò l’America. Una curiosità: prima di iniziare la produzione, Ford chiese consiglio a Thomas Alva Edison se usare un motore elettrico o a scoppio, ricevendo la risposta logica per l’epoca: “Il petrolio sgorga da solo, non costa quasi nulla.” Se avesse risposto diversamente, forse oggi avremmo un’auto elettrica ultra matura.
La furia ideologica di certe classi politiche, istigate da scienziati in buona fede o pseudo tali, unita alla furbizia miope di industriali e affaristi, ha creato la miscela che ci ha portati all’attuale impasse. Sono fatti arcinoti, che le tabelle a piè di pagina riassumono meglio di qualunque commento — da leggere con lo stupore, se non lo sgomento, nel constatare quanta stupidità vi sia scritta nero su bianco.
Più interessante, però, è un aspetto spesso trascurato: l’aver ignorato che tutto ciò che riguarda l’automobile e i moderni mezzi di trasporto — il modo di concepire le città, organizzare il trasporto di persone e merci, strutturare la produzione — è stato per decenni il vero motore dello sviluppo, condizionando un intero sistema di vita.
Solo l’industria farmaceutica e l’agricoltura ne restano in parte escluse; tutto il resto, dalla chimica alla meccanica, dalla siderurgia all’edilizia e persino al turismo, si è evoluto a misura dei mezzi di trasporto. La tecnologia corre, le città arrancano. Come spesso nella storia, la macchina arriva prima della strada. In America la corsa all’Ovest procedette di pari passo con la costruzione dei binari ferroviari.
Pensare di cambiare tutto in pochi anni e a costi economici e sociali elevatissimi è illusorio se non si interviene anche sul tessuto urbano, sulle abitudini quotidiane e sulle modalità di rifornimento delle città.
Presi dal sogno iconoclasta del “chilometro zero”, i politici costruiscono ciclabili e gli architetti progettano boschi verticali, mentre in città il traffico è bloccato da auto occupate da una sola persona — non ultima delle tante cause della disaffezione per l’auto delle giovani generazioni.
Ma è realistico pensare a città come Parigi, Londra, Tokyo o Roma dotate di colonnine di ricarica per ogni quartiere intensivo, con palazzi di dieci o più piani? Nessuno sembra discutere di quali investimenti o soluzioni servano per riconvertire davvero le città.
Sui principi c’è unanimità; sui soldi e sulle priorità, la battaglia diventa furiosa. Perché — diciamolo — i fondi non bastano, e nessuno è disposto a rinunciare alla propria qualità della vita.
Ecco allora la logica di Bill Gates: investire su ciò che si può fare subito per migliorare la vita delle persone — soprattutto dei più deboli — e, nel contempo, indicare priorità, investimenti e tempi realistici per realizzare il Green Deal. Per esempio, piantare miliardi di alberi che sottraggano CO? e restituiscano ossigeno, privilegiando le aree montane e collinari per ridurre frane e inondazioni.
Essere realisti, tuttavia, significa riconoscere che la produzione di armamenti — tra le attività più inquinanti — continuerà. Non si immagina un carro armato fermo a una colonnina di ricarica, né un drone a pile. E, mentre la popolazione mondiale cresce soprattutto nei Paesi più poveri, forse ha ragione ancora Musk: conviene cercare di portare l’uomo su Marte al più presto.
Intanto, godetevi i tragicomici schemi preannunciati, la cui lettura non invita certo alla speranza, in attesa che tutti prendano atto che solo un rapido ritorno al nucleare su larga scala potrà rendere i costi dell’energia compatibili con una autentica transizione verso un modo di produrre meno inquinante.
P.S.
Mentre scrivevo queste note, John Elkann (che in verità ultimamente non ne azzecca una), in veste di presidente Stellantis, ha lanciato un nuovo grido di dolore alle autorità comunitarie, paventando la fine dell’industria europea dell’auto se non verranno riviste le stringenti e coercitive norme sull’auto, con scadenza 2035.

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Sono contraria a questa frenesia per le auto elettriche che, alla fine, inquinano più del motore a scoppio (batterie ecc.).
Da profana credo che l’unica definitiva soluzione all’inquinamento sia la produzione di energia con l’atomo.
So che non passerà per l’opposizione cieca di vasta parte della popolazione e delle lobby che hanno interessi divergenti, ma vorrei che almeno gli scienziati e gli ingegneri nucleari si spendessero di più per informare circa la relativamente bassa pericolosità delle centrali di nuova generazione e sulla inevitabilità del ricorso al nucleare in contrasto all’inquinamento e al cambiamento climatico.
Si può pensare che sia una fortuna che per il momento le auto elettriche non abbiano sfondato dati anche i prezzi elevati per i consumatori e gli oneri per l’installazione di impianti idonei casalinghi.
Questo perché le infrastrutture elettriche di paesi e città dovrebbero nel caso essere potenziati e quindi dovrebbero essere investiti miliardi di euro per farlo; diversamente non potrebbero assorbire l’enorme carico di corrente richiesto per caricare mezzi e auto (oltre al normale uso quotidiano di luce elettrica ed elettricità varia) e si assisterebbe a periodici blackout di tensione inevitabili, se non danni stessi alle infrastrutture e ai vari apparecchi elettrici.
Peggio ancora se pensassimo davvero di dare la disponibilità a tutti della ricarica rapida.
Il nucleare sarebbe necessario nel caso per sopperire ai cali di produzione elettrica delle energie rinnovabili data la loro natura intermittente e imprevista imposta dalle condizioni meteorologiche quotidiane. Anche avendo a disposizione accumulatori e batterie di alta prestazione e durata nell’erogazione di energia, non si può avere la certezza matematica che la corrente accumulata sia sufficiente per l’uso quotidiano e che gli impianti rinnovabili funzionino perfettamente ogni volta. Serve pensare comunque a un piano alternativo.
Inoltre accumulare centinaia di KWh di energia espone a grandi rischi per la sicurezza, considerando la mole di energia accumulata per esempio in aree altamente popolate come le città. Questo aspetto non dovrebbe essere sottovalutato, anzi dovrebbe essere la priorità e questo porta inevitabilmente ad ulteriori investimenti e spese enormi che al momento difficilmente potrebbero essere possibili fare per tutti.
Intanto BYD sta elaborando una batteria ricaricabile in 5 minuti !