L’editoriale di Federico Bosco
L’operazione ucraina nella regione di Kursk ha causato la fuga di oltre 120mila residenti, squarciato il mito dell’inviolabilità della frontiera russa e costretto Mosca a inviare i giovani militari coscritti a combattere contro le forze speciali di Kyiv.
A livello di consenso interno, per Vladimir Putin la morte o la cattura dei giovani soldati di leva è una perdita gravissima, imparagonabile a quella di mercenari e volontari.
Il regime di Putin non cadrà per questo, ma nonostante l’apatia generale e la rassegnazione, in Russia c’è la consapevolezza implicita del fallimento della leadership.
L’altra sera il regista Karen Šachnazarov, volto noto dei talk show russi e di solito ardente sostenitore di Putin e della guerra, ha detto apertamente che “se ci fossero troppi errori come questo, alla fine potremmo perdere”
Bacheca di bordo: L’ardente sostenitore
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