
Quante volte abbiamo visto immagini di Putin in posa solenne all’interno di qualche cattedrale durante una festività religiosa oppure lo abbiamo ritrovato in compagnia di Kiryll patriarca di Mosca e di tutte le Russie? E quante volte, dai suoi atti di governo è trasparsa l’impressione che Putin avesse un occhio di riguardo per la chiesa ortodossa?
Innumerevoli, verrebbe da dire, al punto che si potrebbe quasi pensare che Putin sia un uomo religioso, un devoto fedele dell’ortodossia russa.

In realtà la questione è totalmente irrilevante. Non ha alcuna importanza infatti che Putin sia credente o meno: perché ciò che conta è la percezione che trasmette ai russi il connubio tra regime e Patriarcato ed i reciproci vantaggi che gli uni ricavano dagli altri appoggiandosi a vicenda.
Il rapporto tra le due istituzioni, Stato e Chiesa è infatti di stretta alleanza strategica, laddove il primo favorisce la seconda sul piano temporale e la seconda supporta il primo su quello spirituale, ambedue però rimanendo strettamente legati al proprio ambito. Quello di Putin non è quindi un regime clericofascista in senso stretto, bensì una autocrazia laica di impronta fascista & clericale, con ciascuna delle due parti impegnata a combattere su fronti diversi della medesima guerra esistenziale.
A differenza del regime sovietico, che volle mettere al bando le religioni per questioni ideologiche con l’intento di sostituirle con la religione laica obbligatoria del partito unico comunista, senza però riuscire ad eliminare del tutto la spiritualità russa che continuò ad essere coltivata in forme semi-clandestine, Putin scelse di stabilire, all’inizio del suo terzo mandato (2012) una solida alleanza con la chiesa ortodossa del nuovo patriarca Kiryll, (nominato nel 2009) ottenendo totale legittimazione morale in cambio di ampie prebende politiche e finanziarie tra cui la possibilità, da parte del Patriarcato, di opporre pareri e veto sulle leggi in discussione alla Duma che contenessero temi di carattere etico, morale o sociale al fine di renderle conformi alla dottrina della chiesa.

Veniva così rispolverata la cosiddetta Triade di Uvarov, ossia la formula che aveva inquadrato il mondo russo negli anni dello zarismo, consistente in ortodossia, autocrazia e nazione, con la sola non insignificante differenza di avere invertito i primi due fattori dando a Putin la preminenza politica su Kiryll: uno scambio comunque “equo” considerati i precedenti ateistici sovietici, con la chiesa che diventava quindi una sorta di ministero dell’ideologia religiosa, non più rifugio contro il potere come ai tempi dell’eresia comunista, bensì “potere dentro il potere” a salvaguardia reciproca.
Anziché contrastarla Putin scelse quindi di cooptare la chiesa ortodossa russa (ROC) all’interno del proprio sistema di potere, evitando così di farne una voce dissonante: in pratica una specie di Gleichschaltung nazista, con la quale la chiesa ortodossa veniva di fatto militarizzata e trasformata in uno strumento di propaganda del regime.
Paradigma assoluto di questa “santa alleanza” la Glavnyy Khram Vooruzhonnykh Sil Rossii, monumentale ma esteticamente truce cattedrale dell’Armata Russa di Kubinka: lugubre edificio dai richiami wewelsburghiani adornata con tratti di pavimento ricavati dalle piastre di acciaio dei carri armati tedeschi distrutti nella WW2 e formalmente dedicata alla Resurrezione di Cristo, ma di fatto mausoleo del regime alla propria stessa ideologia del Russky Mir.

Gonfia di retorica militarista e patriottarda e dunque celebrativa senza soluzione di continuità delle glorie militari della triplice Russia (zarista, comunista, putiniana), la cattedrale non ha nulla di trascendente né di spirituale, ma al contrario rappresenta alla perfezione la saldatura tra Chiesa e Cremlino con la religione utilizzata come veicolo di ottenebramento e propaganda a supporto degli obiettivi politici, ideologici ed imperialistici del regime e con gli stessi chierici ortodossi mobilitati e militarizzati come una sorta di armata ausiliaria in tonaca.

Clericopatriottismo militante
“In tutti i tempi la Chiesa [ortodossa russa NDA] ha esortato in suoi figli ad amare la patria terrena e a non risparmiare la vita per difenderla qualora fosse in pericolo.”
Così si legge ne I fondamenti della concezione sociale della Chiesa Ortodossa Russa, al capitolo II: una dichiarazione di intenti che vincola inequivocabilmente i fedeli ortodossi al regime per il tramite del Patriarcato obbligandoli moralmente a difendere “la patria dal nemico” finanche ad immolarsi per la “nazione ortodossa”.
D’altra parte sarà lo stesso Kiryll, ad un certo punto, ad affermare come “l’amore per la patria e la disponibilità di dare la propria anima per i propri amici, caratterizzino in egual modo gli eroi di Kulikovo Pole (1380), Borodino (1812) e Stalingrado (1942)”. (1)
La mistica zarista si salda quindi con la neomitologia sovietica a creare una mitopoiesi pseudo religiosa comune con la Russia di Putin, frequentemente richiamata in numerosi manifesti di regime: e poco importa che lo stesso Putin sia un ex chekista, Kiryll-Gundayev un prodotto del KGB e come ai tempi di Stalin, dopo decenni di ateismo, gli stessi pope fossero stati tirati fuori dai gulag e sospinti a filo di baionetta a reggere dinanzi alle truppe le icone sacre recuperate dagli scantinati dei musei, per incitare i soldati a combattere e morire per la patria e per Dio (anziché per il PCUS). (2)
Non sorprende dunque come fin dall’ottobre 1995 (era Eltsin) il Patriarcato avesse costituito all’interno del proprio organigramma ecclesiastico il “Dipartimento sinodale per la collaborazione con le forze armate e gli organi di polizia” (Voennyj otdel) diretto fino al 2013 da Dmitrij Smirnov : inquietante figura di prelato integralista ortodosso successivamente nominato a capo della Commissione patriarcale per le famiglie, che era solito definire “prostitute non pagate” le donne conviventi non sposate.
Ruolo del Voennyj otdel, il “coordinamento delle attività pastorali e dell’educazione spirituale tra i militari e i membri delle FFOO e le loro famiglie”, svolte dai cappellani militari distaccati presso i reparti ed i cui compiti e funzioni sono stati definiti con un regolamento del MoD del 24 gennaio 2010.
Con tale regolamento veniva quindi ricostituito il clero militare, già presente in epoca zarista ed abolito ai tempi dell’URSS: introduzione che verrà poi seguita, il 30 luglio 2018 dalla riattivazione del Glavpur vale a dire il direttorato politico delle forze armate russe, responsabile della gestione ed attività degli Zampolit, i commissari politici stile sovietico, distaccati presso i reparti con ruoli di propaganda e monitoraggio ideologico della truppa.
Da notare come, entro tale riforma, i cappellani militari siano stati aggregati all’ufficio tattico degli stessi Zampolit a conferma di quanto propaganda ideologica ed indottrinamento religioso siano considerati di fatto un tutt’uno.
Ad ulteriore conferma l’attivazione, dal 2011 presso l’Accademia militare di Rjazan, di corsi preparatori religiosi destinati ai cappellani militari.

Dalla teoria alla pratica
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, come bravi soldatini in tonaca i preti affiliati al Patriarcato di Mosca si schierarono in corpo e spirito con il regime di Putin.
Vediamo quindi alcuni esempi di una serie che sarebbe in realtà molto più lunga.
Aprile 2022. Regione di Cherkasy, Ucraina. Un prete fedele alla ROC si rifiuta di pregare sulle spoglie di un soldato ucraino ucciso ed inizia invece a pregare per Putin. La folla, infuriata, lo costringe ad abbandonare la chiesa (video) dopo averlo malmenato
Luglio 2022. Regione di Vinnitsya. Ucraina. Un prete della ROC si scaglia contro un pope della Chiesa Ortodossa Ucraina, da lui considerato eretico, e cerca di percuoterlo (video) con un crocefisso.
Novembre 2022 Mikhail Vasilyev. Prete. Dopo lo scoppio della guerra in una intervista TV esorta le donne russe (video) a mettere al mondo più figli in modo da non sentirsi sole se uno di loro fosse rimasto ucciso. Muore in Ucraina nell’autunno 2022 e viene proclamato eroe su decreto di Putin, con tanto di monumento innalzato a Mosca in suo onore.
Dicembre 2022. Russia. Un prete del Patriarcato di Mosca rilascia una intervista di propaganda (video) ad una TV russa nella quale asserisce che fare la guerra significa fare “la volontà di Dio.”
Febbraio 2023. Nella regione russa di Nizhny Novgorod i preti insegnano ai bambini l’addestramento premilitare. A questo modo, dicono, “allevano dei veri patrioti”. (video)
Marzo 2023. L’arciprete Andrei Tkachev, ferocemente anti-ucraino si esibisce on una invettiva nella quale paragona l’invasione russa ad “una lotta faccia a faccia contro Satana” e la Russia “chiamata ad una storica missione contro gli idolatri depravati di Babilonia, Egitto e Roma”; per contro vede l’Ucraina “governata da sciacalli, Giuda ed indemoniati”.
Aprile 2023. Khmelnytskiy, Ucraina. Un prete fedele al Patriarcato di Mosca, percuote e scaccia (video) un soldato ucraino che era entrato nella sua chiesa durante la messa. La violenta reazione del prete solleva lo sdegno della popolazione ucraina (video). Il prete russo verrà poi allontanato e la sua chiesa riassegnata al Patriarcato di Kyiv.
Maggio 2023. Su decisione di un tribunale ecclesiastico di Mosca, il pope Ioann Kovel della ROC viene riportato allo stato laicale ed espulso con l’accusa di avere pregato per la pace anziché per la vittoria della Russia come da ordine del Patriarcato.
Giugno 2023. Un tribunale ecclesiastico della Chiesa ortodossa Russa, eterodiretto da Kiryll, dichiara eretica l’ideologia pacifista nel contesto di un processo intentato contro un pope accusato di avere invocato la pace. In particolare, il pacifismo viene dichiarato “incompatibile con il Fondamenti della Dottrina Sociale” della Chiesa Ortodossa Russa.
Settembre 2023. Odesa, Ucraina. Un prete fedele al Patriarcato di Mosca viene arrestato dalle autorità ucraine. Nella sua canonica vengono rinvenute importanti quantità di armi e munizioni, compresi razzi RPG
Marzo 2024. Il Patriarcato di Mosca dà ordine ai suoi pope di pregare quotidianamente in pubblico per “la Santa Russia”, per le armi russe e per la vittoria russa, minacciando di ridurre i trasgressori allo stato laicale.
Marzo 2024. Australia, New South Wales. Nikita Chemodakov, principale autorità religiosa ortodossa russa nel NSW dichiara pubblicamente che la Russia sta combattendo un “guerra santa contro l’Occidente”.
Settembre 2024. Un pope della ROC durante un sermone spiega ai fedeli come sia preferibile “morire per Cristo“ (in guerra) piuttosto che di cancro in un ospedale e come non sia possibile intavolare negoziati con gli ucraini, perché “devono essere distrutti”.
Novembre 2024. Russia. L’arciprete Andrei Tkachev denuncia alla polizia un suo parrocchiano che aveva osato ricordargli i comandamenti “non uccidere” e “non desiderare la roba d’altri”. Il parrocchiano verrà arrestato.
Questi sono solo alcuni esempi di come la Chiesa Ortodossa Russa sia inserita nello schema di potere di Putin nonché parte integrante della guerra di invasione, vera e propria armata ausiliaria al servizio del regime.

Conclusioni
La complicità della Chiesa Ortodossa Russa col regime di Putin non è il prodotto di una scelta circostanziale o costrittiva come poteva essere stato ai tempi di Stalin, bensì di una adesione ideologica totale agli pseudovalori del regime putinista profondamente recepiti nella dottrina sociale della ROC: patriottismo becero, familismo estremo e patriarcale, sottomissione dell’individuo al potere (temporale e spirituale), tradizionalismo esasperato, riaffermazione degli antichi valori (tra cui lo sradicamento dell’ateismo), culto delle reliquie e degli eroi, missione storica dell’Ortodossia (evangelizzazione e Terza Roma).
Tutti temi, veri e propri archetipi, che ritroviamo, virati in linguaggio politico, nella dottrina politico-ideologica di Russia Unita, laddove invece in quella della ROC assumono toni messianici e misticheggianti: compresi i costanti riferimenti alla lotta esistenziale contro lo spirito satanico diffuso nella società, contro cui la Santa Russia sarebbe l’ultimo baluardo.
Attraverso questi archetipi comuni la Chiesa di Kiryll ha dunque abbracciato la politica del regime facendo propria la dottrina ideologica del Russky Mir: un connubio che ha portato alla ROC enormi vantaggi in termini finanziari e di potere spirituale sulle masse russe incolte, ma che ha reso il Patriarcato solidarmente complice delle nefandezze del regime. Con tutte le conseguenze del caso nel giorno in cui il regime dovesse collassare.
(1) Codevilla, p. 196.
(2) È lo stesso Putin ad affermare che “non esistono ex-chekisti” in quanto “un chekista rimane per sempre un chekista”. Codevilla pp. 180-181.
InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908


Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Ottimo, veramente un bel pezzo che spiega come il potere politico sia penetrato a fondo nel controllo dello stato e dei suoi cittadini dato che l’unione tra Chiesa e Stato ha cancellato quanto rimaneva di un embrione di democrazia post collasso.
Mi permetto alcune osservazioni figlie di una mia recente lettura (gli uomini di putin, di C. Belton) grazie alla quale ho appreso che parte del successo di questo connubio sia da ascrivere anche al marito in seconde nozze di Margherita Agnelli, quel Serge de Pahle (vicepresidente della Fiat per le relazioni internazionali ai tempi del matrimonio) che contribuì a organizzare (con il benestare del putrido, allora vicesindaco di S. Pietroburgo) il ritorno in Russia di Konstantin Malofeev, ultimo erede degli zar, pronipote del Granduca Vladimir Kirillovi?.
Entrambi (Malofeev e de Pahle erano parte della fazione dei <> con Malofeev a rappresentare quanto rimaneva dell’aristocrazia zarista in esilio a Parigi) hanno contribuito alla causa con: fondo di investimento Marshall Capital e con la Fondazione di San Basilio Magno, ente di beneficenza russo-ortodosso.
Erano i primi anni 2000 ed entrambi i 2 progetti contribuirono enormemente al nascente progetto politico della cricca di putin, la Kremlin Inc. ovvero il ripristino dell’impero zarista (voluto da un ?ekistia, sig!!) usando i gruppi nazionalisti di estrema destra con il supporto della religione ortodossa a puntellare la narrazione alla base della prima versione del Soft-Power russo: la difesa dei valori “familiari” contro la tolleranza e il liberalismo occidentali.