Foto di Fadel Senna per AFP.
Parigi riconosce la sovranità di Rabat sul Sahara occidentale, ira di Algeri
C’è una striscia di deserto più estesa della Gran Bretagna, costellata da alcune città di antica fondazione coloniale, che costeggia in Africa le acque dell’Atlantico settentrionale. Quella del Sahara occidentale è una storia tormentata: un tempo possedimento spagnolo, dopo gli eventi della “Marcia verde” nel 1976 il suo controllo viene consegnato in modo formale da Madrid a Rabat, che incontra l’opposizione armata degli indipendentisti del “Fronte Polisario” – intenzionato a rivendicare l’area in nome del popolo Saharawi e vicino agli interessi di Algeri, che lo sostiene attivamente in funzione anti-marocchina. La disputa, evolutasi negli anni in un conflitto a bassa intensità, sembra ora conoscere un importante punto di svolta, che potrebbe avere effetti significativi sugli equilibri regionali. Se già Stati Uniti, Spagna, Germania e Israele avevano riconosciuto la sovranità del Marocco sul territorio contestato, il sigillo alle aspirazioni di Rabat è arrivato con la recente decisione francese di accettare il piano sull’autonomia presentato dal Regno nordafricano nel 2007. Una scelta che Macron ha voluto annunciare con una lettera indirizzata a Mohammed VI, sovrano che vede ripagati gli sforzi in campo diplomatico proprio nel 25esimo anniversario della sua ascesa al trono: «Intendiamo muoverci in armonia con questa posizione a livello nazionale e internazionale», si legge nel documento. Nell’assicurare la «stabilità» di quanto deliberato, l’Eliseo si dice pronto a sostenere il progresso economico e sociale della regione, per «accompagnare il Marocco in questi passi a vantaggio della popolazione locale». Una disponibilità che non sorprende: da tempo Parigi aveva palesato un forte interesse nel finanziamento di progetti per la realizzazione di infrastrutture, in particolare nel ramo dell’energia. Infatti, in una visita a Casablanca effettuata lo scorso aprile, il Ministro del commercio estero Franck Riester aveva fatto sapere che l’istituto Proparco – filiale dell’Agenzia francese per lo sviluppo che promuove gli investimenti privati in Africa, Sudamerica e Medio Oriente – avrebbe potuto contribuire alla costruzione di una linea ad alta tensione tra la più grande metropoli del Maghreb e la località di Dakhla, che le autorità desiderano trasformare in una perla del turismo continentale. Un sottile fazzoletto di terra sul quale stanno sorgendo hotel, porti e ristoranti destinati ad accogliere centinaia di visitatori dalla vicina Europa, attratti dall’incontro tra il clima caldo e ventoso (mite anche d’inverno) e l’Oceano. Condizioni favorevoli non soltanto agli sport acquatici – un potenziale veicolo di crescita – ma anche ad attività fondamentali per l’economia locale, come gli allevamenti di ostriche che beneficiano dalla crescente domanda a livello globale. Oltre alle opportunità, non mancano inevitabilmente i rischi. La presa di posizione francese ha suscitato l’ira dell’Algeria, che ha deciso di ritirare il proprio ambasciatore con effetto immediato, minacciando ritorsioni come già era accaduto nei confronti della Spagna. Per gli osservatori, si allargano le crepe nelle relazioni con l’Occidente. Del resto, l’avvicinamento algerino a Mosca è ormai un dato di fatto: il vasto produttore di gas naturale ha fatto domanda di adesione al Gruppo BRICS, stringendo negli anni rapporti (talvolta altalenanti) anche con Pechino. Dotato del secondo esercito africano per effettivi, il Paese non fa mistero di guardare a Russia e Cina per l’acquisto di armi e satelliti militari.
Pubblicato sul quotidiano “La Ragione” il 3 agosto 2024, con il titolo “Parigi con il Marocco”.
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