

Tra proteste represse, blackout informativi e guerra, la voce di una studentessa iraniana in Italia racconta paura, speranza e divisioni. Tra fiducia nell’intervento esterno e tensioni con l’opinione pubblica occidentale, emerge un quadro umano e politico complesso, segnato da lutti e aspettative di cambiamento.
Nella narrazione dei mass media sulla situazione in Iran, quella che talvolta manca è la prospettiva degli iraniani che vivono in Italia. Molti di loro negli ultimi mesi sono scesi in piazza per manifestare contro il regime della Repubblica Islamica e sostenere l’intervento militare degli Stati Uniti e Israele, nella speranza che possa contribuire a rovesciare gli ayatollah.
Per approfondire la questione abbiamo parlato con Paria, studentessa iraniana che vive in Italia da diversi anni, la quale ci ha gentilmente concesso un’intervista.
Come è cambiata la tua vita dopo le proteste scoppiate in Iran nel dicembre 2025?
La mia routine era già cambiata da quando è nato il movimento “Donna, vita, libertà” nel 2022. Quando protestavamo qui in Italia dopo l’omicidio di Mahsa Amini, c’era chi sperava di poter tornare in Iran e alcuni l’hanno fatto.
Alcuni miei amici sono stati arrestati, soprattutto le ragazze. Da quel momento, abbiamo sempre vissuto con questa paura, per cui manifestavamo sempre indossando delle mascherine, per non essere riconoscibili.
Successivamente allo scoppio delle recenti proteste, il regime ha chiuso internet. Hai avuto problemi a contattare i tuoi cari rimasti in Iran?
Ero in Iran quando sono scoppiate le proteste, ma per fortuna sono riuscita a tornare in Italia. Dopo essere arrivata, non riuscivo a chiamare i miei, perché durante le proteste le autorità hanno chiuso tutte le vie di comunicazione per non far uscire le notizie e trasmettere solo la loro propaganda.
Inserisci la tua mail per non perdere nessuno dei contenuti di InOltre. Ogni volta che pubblicheremo qualcosa sarete i primi a saperlo.
*Iscrivendoti alla nostra newsletter accetti la nostra privacy policy
Alle ultime manifestazioni degli iraniani contro il regime qui in Italia, sono sempre meno quelli che indossano le mascherine. Pensi che ora la gente abbia meno paura?
Ora la gente ha meno paura rispetto a prima, perché nel frattempo c’è stato l’intervento militare d’Israele e degli Stati Uniti. La gente ha più fiducia nel fatto che il governo in Iran possa essere rovesciato.
Personalmente, ho dei parenti e amici che sono stati colpiti dai proiettili, e purtroppo ho perso un parente durante le proteste. Anche per questo mi sento stupida all’idea di uscire con la mascherina, vedendo questi ragazzi che sono usciti di casa sapendo che potevano perdere la vita.
Quando parli con i tuoi conoscenti italiani della situazione in Iran, quale riscontro ricevi da parte loro?
Purtroppo, le loro opinioni sono totalmente influenzate dalla propaganda del regime islamico. Siccome quelli del regime hanno bloccato internet, fanno uscire solo le notizie che vogliono loro.
Per fortuna ho potuto contattare alcuni miei amici che sono usciti in strada per protestare, i quali mi hanno raccontato che, anche se rischiano di morire sotto le bombe, sono fortunati che è arrivato questo aiuto.
Intendi l’intervento da parte degli Stati Uniti e Israele?
Sì, perché muore meno gente in questa guerra che quando questo regime li massacrava durante le proteste. Ma la reazione che riscontro da parte degli italiani è contro la guerra.
Non capiscono la nostra situazione, perché a noi questo regime fa più paura della guerra, e loro non riescono neanche a concepirlo perché non l’hanno vissuto nella loro esperienza.
Quindi, qual è il vostro stato d’animo in merito a questa guerra? Siete ottimisti o pessimisti sulla possibilità che il regime possa cadere?
Durante le proteste, abbiamo sempre detto che “questa è l’ultima battaglia”, e che dopo 47 anni questo regime finalmente cadrà. Però, dopo la repressione da parte del regime che ha ucciso migliaia di persone, l’intervento militare dall’esterno è rimasto la nostra unica speranza.
Perché come poteva la gente, disarmata e a mani nude, liberarsi di questo regime terroristico? Quindi, oggi siamo ottimisti e pronti a tornare nelle strade, anche grazie al nostro leader Reza Pahlavi.
Come viene percepito Pahlavi dall’opposizione iraniana?
Ci ha resi uniti, perché si è presentato non come un monarchico, ma come una figura intermedia, che può fare da leader per un periodo di transizione.
Pertanto, può unire sia i monarchici sia i repubblicani. Abbiamo una speranza anche grazie a lui.

Il Club InOltre nasce per creare una community tra chi InOltre lo scrive, chi lo legge e chi lo sostiene. È il desiderio di creare punti di incontro digitali e, quando possibile, anche fisici – dove scambiarsi idee, discutere, conoscersi da vicino.
Un Club che unisce tutti quelli che contribuiscono alla buona riuscita d’InOltre e al suo successo.
InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Spero, dal profondo del cuore, che il regime teocratico iraniano collassi il prima possibile, per ridare la strameritata libertà ad un popolo oppresso ma anche per eradicare, in via definitiva, una minaccia che pende sul capo delle Democrazie occidentali.
Paria, la nostra amica che abbraccio fraternamente, deve purtroppo fare i conti con un contesto sociale molto suggestionabile (sigh!!) dalla propaganda e soprattutto poco incline ad investire tempo e risorse mentali per costruirsi una propria visione del mondo.
I diversamente giovani, come me, attendo la fine del regime dal lontano 1978. Speranza nella speranza è che anche il Libano possa liberarsi della cancrena di Hezbollah (fantoccio/proxy iraniano) e ritornare ad essere la Svizzera del MO