Russian President Vladimir Putin and Turkish President Tayyip Erdogan attend a meeting on the sidelines of the Shanghai Cooperation Organization (SCO) summit in Samarkand, Uzbekistan September 16, 2022. Sputnik/Alexander Demyanchuk/Pool via REUTERS ATTENTION EDITORS - THIS IMAGE WAS PROVIDED BY A THIRD PARTY.
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Dopo trattative durate oltre sei mesi per lo sblocco dei pagamenti bancari tra la Russia e la Turchia, le parti sembrano giunte definitivamente in un vicolo cieco. Quasi tutte le banche turche – le più usate dalle imprese russe per i pagamenti all’estero – hanno deciso di rinunciare a fare transazioni legate alla Russia e alla Bielorussia, per mettersi al sicuro dalle sanzioni secondarie statunitensi. A riferirlo è l’agenzia stampa russa Tass, che cita fonti riservate informate sulla trattativa in corso dall’inizio di quest’anno.
«Le banche turche stanno cercando di proteggersi da possibili problemi futuri sotto forma di nuove sanzioni» ha detto una fonte, spiegando che gli istituti di credito stanno cercando di trasferire le transazioni tra Turchia e Russia alla Emlak Katilm, una banca minore che a quanto pare resterà l’unica a gestire gli scambi in lire turche e rubli russi. Alla fine di agosto la banca statale turca Ziraat, la prima del Paese in termini di attività, ha infatti smesso di aprire conti in rubli.
A settembre tutte le banche con partecipazione straniera hanno interrotto i pagamenti da e per le società russe. Ora anche gli istituti di credito che non hanno partner stranieri stanno facendo lo stesso, dirottando i clienti sulla Emlak Katilim. La questione sembra a ver avuto ripercussioni politiche visto che mentre si aggravavano i problemi con i pagamenti e si prolungavano i negoziati per sbloccarli, Vladimir Putin ha annullato la visita ad Ankara per incontrare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, un incontro che doveva tenersi a metà febbraio.

Il problema delle transazioni con la Turchia è iniziato a gennaio, poche settimane dopo che gli Stati Uniti hanno introdotto le sanzioni secondarie sulle transazioni legate al complesso militare-industriale russo. Questa misura è la più temuta, poiché consiste nel disconnettere dal sistema finanziario del dollaro – che di fatto è ancora quello globale – ogni banca che viene identificata come responsabile. L’effetto è immediato, la decisione è unilaterale e farsi riabilitare è molto difficile, quasi impossibile.
Di fronte a questo rischio le banche diventano estremamente caute nell’effettuare operazioni, fino a rinunciare completamente a trattare rubli e aziende russe. I diplomatici di Mosca hanno immediatamente iniziato a negoziare con Ankara per trovare soluzioni alternative, senza ottenere risultati. «Nelle banche turche i casi di espulsione delle aziende impegnate nel trasferimento di merci in Russia sono sempre più frequenti» si era lamentato a inizio settembre l’ambasciatore russo ad Ankara, Alexei Yerkhov.
Nei mesi precedenti le operazioni venivano rallentate dalle richieste della banca di documenti aggiuntivi per assicurarsi che le transazioni non fossero legate all’apparato bellico, adesso neanche questo è sufficiente. La Russia sta affrontando problemi simili anche in Asia centrale (in particolare Kazakistan e Kirghizistan) e persino in Cina, dove le transazioni tra aziende cinesi e russe sono sottoposte a un regime molto stringente e controllato.
Una delle tante conseguenze di questa nuova realtà è l’insolven-za delle aziende con il fisco. In base ai dati di Rosstat, le imprese russe stanno affrontando enormi problemi con il pagamento delle tasse a Mosca. Nella prima metà del 2024 l’importo del debito fiscale scaduto è aumentato di 3,3 volte, un livello record. E lo stesso istituto di statistica russo a riconoscere che il problema della solvibilità fiscale delle aziende sta crescendo a causa delle “complicazioni” con le transazioni all’estero.
Articolo pubblicato su LA RAGIONE del 22 settembre 2024
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