

Nel maggio del ‘44 il generale francese Alphonse Juin concesse ai suoi uomini del corpo di spedizione francese, in maggioranza magrebini, cinquanta ore di libertà come premio per aver sfondato la Linea Gustav dei tedeschi in ritirata nella Valle dei Liri. Come in passato accadde con gli unni, turchi e lanzichenecchi, l’orda brutale compì saccheggi e orrori sulla popolazione per mesi, arrivando a giugno dentro la Toscana.

Nascosta dalla madre sotto il lavatoio, al buio sotto una corte di stracci, la piccola Danina non vede nulla ma sente le urla che paiono rantoli del diavolo, i rumori spaventosi dei mobili spaccati, i respiri della madre soffocati dalle risate folli degli scellerati. E anche noi lettori ci sentiamo soffocare dalla violenza di quello stupro, senza che mai sia nominato.
Perché la sapienza dell’autrice Alessandra Libutti è lo scrivere di Storia attraverso gli occhi di donne che ne restano ai margini. Come gli occhi di Livia, l’io narrante, che ha scelto di restare zitella e osservare e rendere conto delle vicende della famiglia Ruggieri Buzzaglia, conti di Volterra.
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