3 pensieri su “La sinistra, le tasse e il conto salato dello Stato sociale

  1. Dopo anni ad approfondire certi argomenti, penso che alla fine una riduzione significativa della spesa pubblica in Italia (ma anche ormai negli altri maggiori Paesi europei attraversati da croniche crisi fiscali) non sia possibile, se non danneggiando e impoverendo le classi sociali meno ricche.
    Le pensioni restano intoccabili (anche se nel caso si tratterebbe di ritoccare quelle più alte), la sanità ha già subito degli aumenti ridotti di maggiore spesa, le agevolazioni e le detrazioni fiscali nessuno vuole cambiarle per poter abbassare le tasse (poi non so se cambierebbe qualcosa in fondo, perché avresti meno tasse ma meno possibilità di detrarre delle spese o ricevere sussidi e quindi cambierebbe poco per i lavoratori e i cittadini, o alcuni potrebbero addirittura non guadagnarci).
    Anche pensando poi di fare qualche tentativo, non bisogna ignorare che ciò porterebbe sempre più consenso a quelle formazioni populiste che farebbero proclami e promesse per evitare tali tentativi di cambiamento. Come se già non stesse avvenendo.
    Alla fine i servizi pubblici e il welfare state hanno portato ovunque un sempre maggiore onere a carico dello Stato e dei cittadini.
    Una riduzione dei medesimi prevederebbero consapevolezza e razionalità tra i cittadini in un mondo politico sempre più orientato alla ricerca facile e immediata del consenso.

  2. Grazie Michele. Questione spinosa. Cosa significa Hic Rhodus, hic salta? Grazie. Buona settimana. Nadia Mai

    Inviato da Outlook per Androidhttps://aka.ms/AAb9ysg ________________________________

  3. Bene, anzi male, la sinistra molto sommariamente è “il partito delle tasse”, ma non si dice nulla della destra che le tasse le ha aumentate. Inoltre non si dice nulla di quali alternative di parla se non si fanno riforme credibili e soprattutto se non aumenta il Pil.

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