


Alla vigilia dell’esame alla Camera del ddl sull’antisemitismo, la sinistra si divide sull’adozione della definizione IHRA. Dietro la polemica sull’uso politico dell’accusa resta una domanda più antica: la critica a Israele viene silenziata come antisemitismo o diventa il veicolo contemporaneo di un odio verso gli ebrei che continua a sottrarsi a ogni definizione?
Il 9 settembre, nella commissione Affari costituzionali della Camera, prenderà il via la discussione del ddl sull’antisemitismo, già approvato in prima lettura dal Senato nel marzo 2026 con i voti della maggioranza di centrodestra, di Italia Viva e Azione.
AVS e M5S hanno invece votato contro. Del PD hanno votato a favore Graziano Delrio, Filippo Sensi, Walter Verini, Pier Ferdinando Casini, Sandra Zampa e Alfredo Bazoli.
Il testo adotta la definizione di antisemitismo formulata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Inoltre, istituzionalizza la figura del coordinatore nazionale presso Palazzo Chigi e introduce percorsi formativi nelle scuole, nelle università e per le forze dell’ordine.
Sempre il 9 settembre, un centinaio di associazioni manifesteranno a Roma, in piazza Montecitorio, per contestare e fermare un provvedimento che «tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita».
Ricordato questo per dovere di cronaca – una cronaca che descrive bene lo stato comatoso in cui versa la coscienza civile, prima ancora che politica, della sinistra parlamentare ed extraparlamentare italiana – chi scrive prova ad affrontare una questione più seria.
È il governo Netanyahu a strumentalizzare l’accusa di antisemitismo per mettere a tacere chi critica le sue malefatte, oppure sono gli antisemiti a strumentalizzare la critica al governo Netanyahu per veicolare l’odio verso gli ebrei?
Questa domanda, tutt’altro che banale, mi è stata posta da alcuni giovani amici che volevano sinceramente capire perché Israele sia così isolato nell’opinione pubblica italiana e internazionale.
Ho risposto ponendo, a mia volta, una domanda: che cos’è l’antisemitismo?
Il fenomeno è antico, ma il termine è moderno. Viene coniato nel 1879 dal giornalista tedesco Wilhelm Marr per indicare un presunto progetto ebraico di dominio del mondo, fondato su argomenti economici e razziali distinti dal tradizionale antigiudaismo cristiano.
Sempre nel 1879, la rivista Annali prussiani pubblica un saggio dello storico nazionalista Heinrich von Treitschke, Le nostre prospettive, che si conclude con la celebre affermazione: «Gli ebrei sono la nostra sciagura».
La tesi centrale è che l’ebraismo sia estraneo alla «germanicità» (Deutschtum) e che agli ebrei che si ostinano a rimanere tali debba essere negato il diritto di cittadinanza nel Secondo Reich.
Il dibattito che si apre intorno a questo saggio è noto come Berliner Antisemitismusstreit, la controversia sull’antisemitismo. Da qui prende avvio la diffusione del nuovo termine, prima in Germania e poi negli altri Paesi europei.
Ora, non è curioso che si ricorra a un neologismo per designare qualcosa che era noto a tutti da tempo immemorabile?
In realtà, come osserva Manuel Disegni, «nel corso dei secoli questa cosa si è manifestata in contesti sociali, culturali e spirituali molto diversi tra loro; e ha sviluppato un repertorio tanto vario e fantasioso di leggende, calunnie e superstizioni […] che la sua natura tende a sfuggire a ogni tentativo di definizione» (Critica della questione ebraica, Bollati Boringhieri, 2024).
Sfugge a ogni tentativo di definizione anche perché, come sosteneva Theodor W. Adorno, ogni spiegazione culturale, sociale e religiosa dell’antisemitismo si rivela sempre inadeguata: le radici del fenomeno si spingono fino alle profondità più oscure e misteriose della nostra civiltà.
I miei giovani amici si sono dichiarati solo parzialmente soddisfatti della risposta. Poiché si era fatto tardi, ho promesso che presto avremmo ripreso il discorso.
Inserisci la tua mail per non perdere nessuno dei contenuti di InOltre. Ogni volta che pubblicheremo qualcosa sarete i primi a saperlo. Grazie!
*Iscrivendoti alla nostra newsletter accetti la nostra privacy policy

Il Club InOltre nasce per creare una community tra chi InOltre lo scrive, chi lo legge e chi lo sostiene. È il desiderio di creare punti di incontro digitali e, quando possibile, anche fisici – dove scambiarsi idee, discutere, conoscersi da vicino.
Un Club che unisce tutti quelli che contribuiscono alla buona riuscita d’InOltre e al suo successo.
InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

IL DDL Romeo è aberrante non tant per quello che c’è scritto, ma per l’assoluta ignoranza delle conseguenze della legificazione della definizione proposta dall’IHR. Ne sapevo poco anche io, mi sono informato e ne ho scritto un post: https://sergioferraiolo.com/2026/09/10/lantisemitismo-e-la-legge-ihra-in-discussione-in-parlamento/
Per la precisione, Marr ha fabbricato il termine Antisemitismus per sostituire Judenhass, odio per gli ebrei, che suonava male, ma con lo stesso identico significato. Questo va sempre precisato per quelli che “ma anche i palestinesi sono semiti quindi i primi antisemiti sono gli ebrei” – fermo restando che né gli ebrei in generale, né gli israeliani in particolare, odiano i palestinesi: semplicemente, per poter sopravvivere, bisogna che se ne difendano.
????????
Inviato da Outlook per Androidhttps://aka.ms/AAb9ysg ________________________________
Bisognerebbe sapere cosa i suddetti amici conoscono di Israele, della sua società e della sua vita politica, cos’è che non si riassumono nel “babau” Netanyahu, cui ormai si attribuiscono nequizie di ogni tipo a partire dai tempi di Ponzio Pilato. Il punto che non è chiaro a molti è che in Israele, una democrazia, l’opposizione a Netanyahu è forte e per molte ragioni, ma sulla guerra a Gaza, dopo decenni di missili tirati contro le comunità israeliana confinanti, dopo decenni di terrorismo e dopo il pogrom del 7 di ottobre, vi è, comprensibilmente, una compattezza assai solida. Ma gli antisemiti per volontà o per caso poco si curano di questi dettagli. Essi detestano lo Stato ebraico e Israele a prescindere, senza conoscere alcunché della realtà o della geopolitica. Allo stesso modo essi detestano gli ebrei tutti senza minimamente conoscerli e senza conoscere la loro cultura o le loro tradizioni. Detestano l’ebreo e per questo non lo vogliono conoscere, perché la giudeofobia non ha bisogno di sottili ragionamenti ma capri espiatorî.
Penso che l’odio per gli ebrei cresciuto e alimentato nei secoli sia dovuto anche al fatto che non hanno mai voluto assoggettarsi a popoli ed eserciti stranieri invasori della loro terra d’origine e che pur di non rinunciare alla loro identità, alle loro tradizioni e alla loro cultura hanno dovuto abbandonare la loro terra e nei luoghi stranieri lontani dove si insediavano, non abbiano accettato di volersi assimilare con le popolazioni e le culture locali che li ospitavano o cercavano di tollerarli.
Così facendo mantennero una distinzione netta con le tradizioni locali e questo probabilmente fece accrescere un risentimento in alcune parti della popolazione più legate ai valori e alle identità locali (diciamo fanatismo) o provocato dai sovrani o governi locali per distrarre la popolazione dai problemi economici per esempio, che sfociava prima o poi in scontri e violenze.