L’uscita del professor Barbero sull’”impropria equiparazione” tra fascismo e comunismo è illuminante. Spiega in modo molto chiaro il perché permanga una presunzione di superiorità morale in una parte della sinistra italiana. Ci racconta il perché esista una pervicace volontà a non stilare un bilancio veritiero di un’esperienza totalitaria, liberticida, criminale e fallimentare qual è stato il comunismo al livello mondiale. L’esperienza sovietica in Russia, sempre presa come pietra angolare della realizzazione storica del comunismo, rappresenta il tentativo di spostare la questione dal piano teorico a quello secolare.
Gli intenti erano nobili, parafrasando Barbero, la loro messa in pratica, secondo questa tesi, fu un disastro. Ricorda una delle più grandi mistificazioni della storia del socialismo reale ovvero la presunta discontinuità politica e morale tra Lenin e Stalin. Una mistificazione che si deve soprattutto alla macchina propagandistica di Kruscev, impegnato com’era, a destalinizzare la storia russa. Non potendo contestare il dogma leninista, si ritenne d’intestare a Stalin la tragedia della sua applicazione pratica. Semplifico per ragioni di spazio.
Parimenti, finita nel modo in cui sappiamo l’esperienza del socialismo reale, i “postcomunisti” si raccontarono che l’idea comunista fosse ancora nobile e degna di essere coltivata ma che l’universo sovietico aveva fallito nel suo tentativo di realizzarla in questo mondo. Era in realtà un adagio che precedette l’effettiva caduta dell’URSS. E al pari della presunta cesura tra Lenin e Stalin, anche questa è una mistificazione che serve soprattutto a non ammettere l’abbaglio preso circa le fondamenta teoriche e gli obiettivi del marxismo-leninismo. Immaginare una società senza classi e senza privilegi è a parer mio una sciocchezza antropologica. Affidare alla “dittatura del proletariato” il compito di realizzare questa Società è, a detta della Storia, un imperdonabile crimine.
Ora che il fascismo, sempre antropologicamente parlando, aspirasse ad un mondo in cui il più forte fosse autorizzato a sopraffare il più debole possiamo darlo per assodato. E se non lo fosse, ci penserebbe il generale Vannacci a certificarlo. Ma che nel 2024 ci possa essere ancora chi ci racconta la storiella del comunismo, buono di per sé, ma male applicato lo trovo francamente sconcertante.
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