4 pensieri su “La retorica dell’allarme e il paradosso della “temperatura percepita”

  1. La “temperatura percepita” è il trionfo semiotico del nostro tempo, un’epoca in cui prendiamo un modello meteorologico ragionevole e lo vendiamo come esperienza interiore collettiva. È lo stesso meccanismo per cui una percezione soggettiva di genere diventa realtà giuridica, mentre 38 °C oggettivi si trasformano in una “percezione nazionale di inferno”.
    Alla fine stiamo trasformando ogni cosa in narrazione, dal termometro al corpo, dal sesso al clima. La realtà resiste, ma i media e le istituzioni preferiscono gestire la nostra impressione di essa. Lei ha ragione su un punto profondo, ovvero che nel momento in cui accettiamo che la “percezione” sia quantificabile e standardizzabile, abbiamo già abdicato alla distinzione tra ciò che è e ciò che ci viene fatto sentire. E a quel punto il potere narrativo vince sempre sul termometro.

  2. Mi viene in mente un articolo di diversi decenni fa che commentava l’imbarbarimento del linguaggio sportivo, del calcio in particolare, fatto interamente di bombardamenti e cannoneggiamenti, «poi si ripiega: “Scontri a Beirut”». In campo meteorologico, analogamente, abbiamo da qualche anno i nubifragi trasformati in bombe d’acqua, e naturalmente tutti gli eventi sono sistematicamente estremi, il freddo è sempre polare, il caldo equatoriale, le piogge torrenziali e i chicchi di grandine mai più piccoli delle palle da tennis (e considerando che quelli grandi come piselli dell’altro ieri sono stati sufficienti a devastarmi tutte le piante del balcone, non oso neppure immaginare cosa siano capaci di fare le palle da tennis). In compenso quest’anno, almeno finora, ci sono stati risparmiati gli oceani in ebollizione – cioè, dato che l’acqua salata bolle a temperature superiori a quella dell’acqua dolce, suppongo intorno ai 104-105 gradi.

  3. I media tendono in generale ad amplificare ed esagerare un concetto per ragioni di vendita e visibilità, ma bisogna considerare che il clima è oggettivamente non più lo stesso di quello di qualche decennio fa e le cause di questo sono note come evidenziato prima di tutti dalla comunità scientifica attraverso studi e ricerche.

  4. D’altra parte, se c’è chi, uomo, si percepisce donna, o viceversa (e si sta progressivamente affermando l’idea che tale percezione abbia una rilevanza, anche giuridica), la percezione soggettiva di qualche grado in più o in meno è cosa da nulla …
    Concordo sul fenomeno (quello decisamente oggettivo) della ormai costante distorsione del linguaggio, fonte di bias cognitivi enormi. Fra l’altro, tema oggetto di un semi-bellissimo saggio di Gianrico Carofiglio (“La manomissione delle parole” … bellissimo per la prima metà, perché da un certo punto in avanti abdica al proprio dichiarato intento per divenire soltanto un manifesto contro Berlusconi, uno dei mantra che hanno riempito in modo totalizzante il discorso della sinistra per venti anni, contribuendo al vuoto di idee che vediamo ora)

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