


Attorno a Mark Burns, consigliere spirituale di Trump, si muove una rete che riunisce evangelici, Scientology, Chiesa dell’Unificazione e il culto russofono AllatRa. Gli Spiritual Diplomats portano il capitale religioso dentro la politica estera americana: un’alleanza fra gruppi incompatibili che apre interrogativi su influenza, soft power e nuovi equilibri dell’America MAGA.
Benché l’avvento dell’era MAGA ci abbia ormai abituati a scene bizzarre, come la benedizione corale di Trump mediante imposizione delle mani da parte di decine di pastori evangelici, esiste una compagine ancora più singolare di quella immortalata nello Studio Ovale.
È meno nota, ma frequenta luoghi altrettanto istituzionali e comprende almeno una delle protagoniste di quelle cerimonie alla Casa Bianca: Paula White, la pastora pentecostale che Trump ha posto a capo del suo Ufficio per la Fede. Gli altri appartengono a Scientology, alla Chiesa dell’Unificazione del fu reverendo Moon e al culto russofono AllatRa: tre fra le realtà religiose più controverse del panorama contemporaneo.
Il personaggio che tiene insieme questa improbabile compagnia è Mark Burns, definitosi spiritual advisor di Trump. È lui il punto di contatto fra l’ambiente MAGA e la rete di quelli che ha battezzato Spiritual Diplomats.
Se l’Ufficio per la Fede mira a potenziare il peso delle organizzazioni religiose nella vita pubblica americana, gli Spiritual Diplomats di Burns proiettano quello stesso capitale religioso sul piano internazionale, utilizzando l’autorità morale e le reti transnazionali dei leader confessionali per aprire canali là dove la diplomazia ufficiale incontra ostacoli.
Fin qui, a parte la composizione dei membri, non ci sarebbe niente di particolarmente sorprendente. La faith-based diplomacy – l’impiego di leader e reti religiose come canali informali di mediazione e influenza internazionale – ha una storia ben più lunga degli Spiritual Diplomats. Né è una novità l’uso della religione come strumento di soft power.
Quello che rende singolare l’ecosistema che oggi orbita intorno ai centri del potere di Washington è piuttosto quella che pare un’aperta alleanza di attori teoricamente inconciliabili. A cominciare dallo stesso Burns, esponente dell’universo MAGA e, al tempo stesso, principale sponsor americano di AllatRa, un culto apocalittico e panslavista nato nello spazio post-sovietico, che l’SBU ucraino ha accusato di diffondere propaganda filorussa.
La cosmologia di AllatRa è un singolare amalgama di esoterismo, teosofia, antichi astronauti e scenari millenaristici. Nei testi e nei video del movimento, la storia dell’umanità viene riletta in chiave ufologica: l’essere umano stesso sarebbe il prodotto dell’intervento di civiltà extraterrestri.
A un evento organizzato a Washington il 22 gennaio di quest’anno, nel complesso del Campidoglio, da questo movimento e condotto da Burns, hanno partecipato membri del Congresso – fra cui Mark Harris, Gus Bilirakis e Joe Wilson -, il presidente dell’American Conservative Union Matt Schlapp, rabbini, imprenditori e altri personaggi inseriti negli ambienti conservatori americani.
Tra i keynote speaker c’era Michael Jenkins, presidente della Universal Peace Federation USA, organizzazione strettamente legata alla Chiesa dell’Unificazione, la controversa organizzazione liquidata quest’anno in Giappone e attualmente in grossi guai giudiziari anche in Corea del Sud.
Il giornale della Chiesa, il Washington Times, ancora oggi megafono della destra americana, divenne negli anni Ottanta una voce influente dello stesso fronte anticomunista e conservatore nel quale la Moral Majority di Jerry Falwell aveva mobilitato politicamente l’elettorato evangelico.
È documentato che la sua organizzazione CAUSA (Confederation of the Associations for the Unity of the Societies of the Americas) supportò direttamente la CIA nel rifornire i Contras, le milizie di destra impegnate nella guerriglia anticomunista contro il governo sandinista in Nicaragua. Attraverso la presenza odierna di un esponente di primo piano della Chiesa in eventi presso sedi istituzionali, riemerge quindi una rete che fin dagli anni Ottanta ha utilizzato media e religione per inserirsi nel cuore della destra americana.
Dall’elezione di Trump sembra essere aumentata anche la presenza di Scientology in posti chiave. Ad esempio, Trish Duggan, una delle maggiori finanziatrici della Chiesa, è stata nominata nel board del Kennedy Center. Lo scientologista Grant Cardone – che ha parlato al raduno di Trump al Madison Square Garden nell’ottobre 2024 – ha ricevuto anche uno spazio come oratore all’evento annuale Americafest di Turning Point USA.
Un altro scientologista d’alto rango, John P. Coale, è stato scelto per essere fra i negoziatori di pace tra Russia e Ucraina.
In definitiva, reti confessionali apparentemente incompatibili – tra loro e, soprattutto, con l’elettorato evangelico del presidente – sembrano aver occupato il proscenio dell’America di Trump. Capire il senso di questa convergenza è un obiettivo che merita un’analisi più approfondita.
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