

In Germania il BSW di Sahra Wagenknecht ha proposto ad AfD un confronto pubblico e possibili aperture istituzionali nei Länder orientali. Alice Weidel ha respinto il palco comune, ma non ha chiuso del tutto al dialogo futuro: la “Brandmauer” regge, ma mostra crepe politiche sempre più evidenti.
Sullo stesso palco, prima del doppio appuntamento elettorale nella Germania dell’Est, si è sfiorato un dibattito senza precedenti tra gli attivisti di estrema sinistra di Sahra Wagenknecht e i fascio-populisti di Alternative für Deutschland (AfD), guidati da Alice Weidel.
La proposta radicale e dirompente era stata avanzata dai vertici del BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht) — formazione che dal prossimo ottobre cambierà ufficialmente nome in “Alleanza per la giustizia sociale e la razionalità economica” — in vista delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore, fissate rispettivamente per il 6 e il 20 settembre 2026.
L’iniziativa era stata messa nero su bianco dai due co-presidenti del partito, Fabio De Masi e Amira Mohamed Ali, insieme al segretario generale Oliver Ruhnert, attraverso una lettera ufficiale indirizzata alla leader dell’AfD e al co-leader Tino Chrupalla.
Un documento, anticipato dal quotidiano tedesco Bild, che ha scatenato un violento terremoto politico a Berlino e in Europa.
“Noi del BSW e voi di AfD veniamo entrambi attaccati dai media, per motivi diversi” era la premessa utilizzata per giustificare l’invito: una retorica che puntava a legittimare un presunto identico trattamento di isolamento riservato dai media tradizionali alle due anime opposte, ma speculari, della politica “anti-sistema” in Germania.
La stampa tedesca ed europea ha immediatamente riacceso i riflettori sul concetto storico e geopolitico di “Querfront” — il fronte trasversale — ovvero la convergenza tattica e ideologica tra opposti estremismi nazionalisti e populisti.
Dalla ferma opposizione al sostegno militare all’Ucraina, con posizioni marcatamente filorusse condivise da entrambe le sponde, fino al drastico stop all’immigrazione e all’arrivo dei migranti, il terreno di confronto tra Wagenknecht e Weidel si gioca in gran parte su parole d’ordine e temi comuni.
Tuttavia, l’aspetto più allarmante di questo avvicinamento risiedeva nella formale e definitiva rottura della “Brandmauer”, il cordone sanitario, il muro di isolamento antifascista che finora ha impedito ai partiti democratici e tradizionali di formare alleanze di governo con l’ultradestra.
Secondo le tesi messe per iscritto dal BSW, nei due Länder della Germania orientale interessati dal voto di settembre i futuri ministri-presidenti eletti avrebbero dovuto costruire maggioranze variabili in Parlamento, includendo esplicitamente l’AfD nei processi decisionali ed esecutivi.
Quella che per molti osservatori liberali ed europeisti era una deriva ampiamente annunciata sta assumendo contorni di spaventosa concretezza istituzionale: un abbraccio fatale in cui i nazionalismi estremi di destra e di sinistra si muovono all’unisono, uniti dal comune obiettivo di scardinare le fondamenta liberal-democratiche dell’Unione europea.
La risposta dell’ultradestra non si è fatta attendere, imprimendo una brusca frenata tattica a questo scenario ma senza chiudere del tutto la porta.
La leader di AfD, Alice Weidel, d’intesa con il co-presidente Tino Chrupalla, ha infatti respinto l’offerta di un palco comune e di un duello pre-elettorale nei Länder orientali. Attraverso una nota ufficiale, i vertici di AfD hanno gelato l’alleanza di Sahra Wagenknecht, chiarendo che “la campagna elettorale deve essere fatta da ciascun partito per conto proprio”.
Dietro il rifiuto di Weidel si cela una precisa strategia di calcolo politico ed elettorale: nei sondaggi in Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore, infatti, l’AfD è saldamente in testa e domina le piazze, mentre il neonato BSW si trova a ridosso della soglia di sbarramento e rischia di rimanere fuori dai due Parlamenti regionali.
Concedere una platea comune a Wagenknecht avrebbe significato farle da traino e legittimarla davanti al proprio elettorato.
Tuttavia, pur mostrando la “spalla fredda” sul piano della propaganda nei comizi, i leader dell’AfD hanno confermato la propria disponibilità a un dialogo istituzionale futuro, dichiarando che la formazione è “ovviamente pronta a colloqui e scambi democratici” se e quando il BSW riuscirà a superare la soglia del 5% a settembre.
Questo fenomeno, che trova drammatiche sponde di riflesso persino nel dibattito locale italiano ed europeo, dimostra come il populismo identitario, quando giunge alle sue estreme conseguenze logiche, superi le storiche dicotomie novecentesche per fondersi in un unico blocco reazionario, isolazionista, anti-americano, anti-israeliano e anti-occidentale.
Sebbene il muro della “Brandmauer” non sia crollato di colpo su un palco estivo, le crepe strutturali rimangono evidenti in vista del post-voto autunnale.
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