1 pensato su “La pietra filosofale del debito pubblico italiano che “va su senza lacca”

  1. Nell’ultima parte si fa riferimento giustamente al fenomeno dello spiazzamento della raccolta pubblica a scapito di quella dei privati, distorcendo e ostacolando la possibilità di questi ultimi di fare investimenti per l’innovazione e la ricerca.
    Ma è chiaro che agli eletti e ai governanti non interessa; loro hanno avuto un mandato elettorale e intendono portarlo a termine, anche facendo danni. Limitatamente, ma facendoli. Anche qui, ideologia e fede nei dogmi elevati a programma di governo.
    Poi sulla questione del debito in mano ai risparmiatori domestici rispetto a quelli esteri, non è detto che la situazione possa essere differente in caso di crisi finanziaria sul debito pubblico. Può accadere comunque un default su certi pagamenti e l’Italia non potrebbe “rimediare” usando la politica monetaria non essendo più direttamente responsabile.
    C’è un caso non troppo distante nel tempo che spiega come il rischio di default non si potrebbe comunque evitare anche nel caso di un debito pubblico maggiormente in mano domestica: nella crisi dei primi anni 90 la maggioranza dei possessori di debito pubblico italiano era domestica e la politica monetaria era ancora sotto gestione diretta italiana, sebbene la Banca d’Italia avesse già ottenuto una certa autonomia dal Ministero del Tesoro e l’Italia dovesse impegnarsi a restare nei parametri decisi nel Sistema Monetario Europeo. Una crisi finanziaria avvenne comunque.

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