4 pensieri su “La pietra d’inciampo di Francesca Albanese si chiama Liliana Segre

  1. Certo che definire “profondamente legata a Israele” una che fino a quando non è uscita la parola genocidio, che la coinvolge personalmente, non ha MAI speso mezza parola su ciò che ha subito e sta continuando a subire Israele, e che immediatamente dopo avere detto che non è genocidio ha sentito il bisogno di precisare che però crimini di guerra e crimini contro l’umanità sono evidenti e inconfutabili, fra tutti i deliri dell’albanese questo è il più delirante di tutti.

  2. L’accusa di genocidio (o piuttosto la condanna senza possibilità di difesa e di appello, come hanno già stabilito i “tribunali” di piazza e sui media) non può essere emessa soltanto perché ci sono stati dei bombardamenti anche su edifici pubblici e sono morti di conseguenza dei civili. Se così fosse allora in ogni guerra moderna avvenuta fino ad oggi, tutti gli attori coinvolti nel bombardare sarebbero colpevoli.
    Pensiamo solo ai bombardamenti sulle città tedesche durante la 2^GM o l’uso delle bombe atomiche addirittura su quelle giapponesi.
    Si deve invece iniziare a capire se c’è stata premeditazione nel colpire certe categorie di persone, se è stato preparato da tempo un tale progetto metodico e sistematico di annientamento di una o più specifiche etnie, come è stato ben riconosciuto e confermato per quanto riguarda la soluzione finale nazista dell’Olocausto.
    Insomma, non basta soffermarsi sulle tragedie avvenute in un conflitto armato e relative sensazioni negative ricevute. E’ un’accusa molto grave che deve essere supportata da solide prove e conferme certe, per poter stabilire effettivamente ciò che è stato fatto prima e dopo.

  3. Ovviamente da parte di coloro che, come la Albanese & soci, si dichiara a parole e nei fatti propal ma che inevitabilmente e colpevolmente è schierata con hamas & Co., ha creato la propria narrazione propedeutica solo ad utilizzare gli strumenti che sono funzionali ad essa a prescindere. Vedere poi che il campo largo di rape e ravannelli, si stia consegnando a questi tristi e pericolosi figuri mi inorridisce anche perché genera una deriva verso la violenza. Già ora la violenza non è solo verbale e, con la colpevole accettazione e compiacenza da parte della sinistra (il campo largo di cui sopra) può solo degenerare!!

  4. D’altronde, la Segre (ciò che rappresenta) è stata fino al 7 ottobre una bandiera di una certa parte politica. Abbiamo visto innumerevoli amministrazioni assegnarle riconoscimenti, chiavi della città, cittadinanze onorarie. Oggi quella stessa parte preferisce non nominarla neppure, la considera come il demonio. Quelle stesse amministrazioni assegnano i medesimi riconoscimenti alla Albanese, a chi si alza per non sentir nominare la Segre, a chi rampogna un sindaco PD perché – orrore! – osa rammentare che ci sono anche ostaggi da liberare, nell’economia di un più ampio ritorno alla pace.
    È vero: “sembra che il parere di un ebreo o di un israeliano possa essere accolto soltanto se in linea con una determinata posizione. In caso contrario, quel soggetto andrebbe espunto dal novero degli interlocutori legittimi.” Ma è semplicemente, anche questo, solo un lato della stessa medaglia: il cortocircuito logico preesistente, che toglie a priori qualsiasi fondamento ad ogni discorso in materia. Se il presupposto (logico) è che qualsiasi opinione, qualsiasi persona, qualsiasi simbolo, “serve” soltanto se porta acqua al mulino della mia opinione, e va scartato (peggio: demonizzato) quando sostiene l’opinione contraria, non ha più senso neppure parlare, discutere, dialogare.

Rispondi

InOltre App

GRATIS
VISUALIZZA