2 pensieri su “La petizione contro Eshkol Nevo e il nuovo galateo della discriminazione “contro Israele”

  1. La battuta dice: Un ebreo sionista e un ebreo antisionista entrano in un bar. Il cameriere dice “In questo bar non serviamo ebrei”. Funziona allo stesso modo se a ebreo sostituiamo israeliano: prima o poi tocca anche agli ebrei buoni e agli israeliani buoni di dover condividere la stessa sorte di quelli cattivi. Ricordo ancora il godimento che tutti noi dalla parte dei cattivi abbiamo provato la volta che Rula Jebreal doveva partecipare a un programma radiofonico insieme a una figlia di Gheddafi e questa si è rifiutata di entrare nella stessa stanza con una maledetta israeliana.
    È significativo comunque il fatto che non di rado anche chi si oppone a esclusioni e boicottaggi lo fa unicamente con la motivazione che si tratta di un oppositore del governo. Ricordo quando nel gennaio del 2003 Umberto Eco si è opposto alla richiesta di dimissioni, da parte di Mona Baker, a Miriam Schlesinger (della Bar-Ilan University) dalla direzione di “The translator” e a Gideon Toury (della Tel Aviv University) dalla direzione dei “Translation Studies Abstracts” in particolare e al boicottaggio di istituzioni israeliane in generale portando come argomento di peso il fatto che molto spesso gli intellettuali erano fra i più aspri oppositori di Sharon e della sua politica (già, c’è sempre un primo ministro cattivissimo che mette in piedi un governo di estremissima destra e fa un’orrendissima politica fascista, opporsi al quale è motivo di merito. Ricorda la vicenda degli “ebrei discriminati” ossia quelli che, per meriti particolari nei confronti della Patria, avevano meritato – per il momento – di essere esentati dall’applicazione delle leggi razziali).

  2. La cosa assolutamente piu’ grave e` che la petizione, l’abbia firmata un arcivescovo. Cinquant’anni fa, era roba da preti del dissenso, come alla Comunita` dell’Isolotto a Firenze, dove foto di terroristi coprivano una parete dietro il prete, e lui fotografato cosi’ finiva su un settimanale di sinistra. Oltre quarant’anni fa, lasciai l’Italia in uno stato di shock. La percezione di Arafat veniva coltivata come se fosse l’esecutore della Vindicta Salvatoris. Ma lo si lasciava fare a comunicatori (come alla Rai, unica manifestazione attuata del Compromesso Storico) che non compromettessero la Chiesa. Una raffinatezza che all’arcidiocesi di Manfredonia, evidentemente manca.

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