2 pensieri su “La paralisi italiana allo specchio: il caso AST in Sicilia e l’ideologia dell’immobilismo

  1. “(…) comprimere lo sviluppo economico per favorire interessi privati, lasciando al pubblico le briciole del fallimento.”, verissimo, e reso ancora più abietto dall’uso spregiudicato che si fa del pubblico: gli interessi sono privati, nel senso prevalente di personali, ma vengono coltivati sfruttando l’ipertrofia del pubblico e la sua esagerata pervasività e immanenza.
    situazione che ha contribuito a creare un settore pubblico ipertrofico, carissimo e volutamente inefficiente, ma soprattutto importante per numero e ormai non più sopprimibile ma anzi sempre più famelico.
    esempio minore ma chiarissimo è la linea ferroviaria locale Savigliano-Cuneo, che serviva tutti i paesini del saluzzese: era poco redditizia per FFSS, per cui hanno cominciato a sabotarla le ferrovie stesse (disservizi, orari assurdi, scarsa manutenzione, sporcizia eccetera) finché la direzione ha deciso di sopprimerla, “tanto c’è il bus che funziona bene”
    diversi tentativi privati di rianimazione sono stati ostacolati o bloccati da una serie di attori pubblici, o perlomeno partecipati, finché uno non è riuscito a rilevare la concessione, rimettere in sesto materiali e strutture, e mettere su un servizio economico ed efficiente.
    il che dimostra che cambiare è possibile, ma l’eccesso di “stato” preferisce la condizione attuale e il suo mantenimento in eterno: con oltre la metà del PIL che va in spesa pubblica temo che invertire il processo a livello nazinale sia praticamente impossibile, o perlomeno difficilmente realizzabile.
    secoli di mentalità coloniale (nel senso passivo del termine) temo abbiano inciso davvero in profondità nella psiche di gran parte degli italiani

  2. Purtroppo il sistema non accetta più i miei commenti. Lo faccio qui. Non so come si chiami la patologia che fa invecchiare precocemente, ma noi ne siamo affetti. Dopo il breve periodo di entusiasmo giovanile del Risorgimento e il risveglio del secondo dopoguerra, abbiamo iniziato un percorso di senescenza irreversibile. Un popolo (?) invaso, oppresso, fortemente diviso, è riuscito in un paio di occasioni a cercare il riscatto, ma è subito ricaduto nel vortice del populismo rinunciatario. Siamo alla caduta dell\’impero senza mai aver avuto un impero. Nadia Mai

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