“Ciao Marco, sarò molto breve. 1. Ritiro dell’Ucraina dai territori rivendicati dalla Russia; 2. Neutralità dell’Ucraina; 3. Messa al bando di tutte le organizzazioni neonaziste; 4. Divieto di sviluppo armi nucleari”.
Chi sa come la penso può immaginare il mio sbigottimento nel leggere, appena svegliato, un commento assai mattiniero di Andrea Licidi, il più noto propagandista italiano filo-russo, ad una mia lettera aperta a Giuseppe Conte, nel quale interrogavo il leader del M5S su quale fosse la “soluzione diplomatica”, al conflitto russo-ucraino.
Solo un commento, potrebbe sostenere qualcuno. Ma io mi permetto di dissentire. Intanto perché raramente Andrea parla o scrive a titolo personale, di un paese in cui le libere opinioni sulla guerra non sono ben accette (e nei casi più gravi punite con multe e carcere), ma anche perché il collaboratore di Donbass Italia è a tutti gli effetti la testa di ponte italiana della propaganda di Putin. E i suoi post e video, sin dall’inizio del conflitto, sono funzionali ai messaggi che il Cremlino vuole far arrivare all’opinione pubblica italiana.
Il commento, in questo senso, cristallizza un concetto che da tempo la Russia utilizza per fiaccare il sostegno a Kyiv da parte delle opinioni pubbliche occidentali. E cioè che “l’Ucraina non può vincere”, giusto per usare le parole di Giuseppe Conte.
Da questa presunzione nasce la proposta di “accordo” in quattro punti, che, mi scuserà Andrea, non posso fare a meno di commentare.
- Ritiro dell’Ucraina dai territori rivendicati dalla Russia
Si tratta a tutti gli effetti di una occupazione illegale rispetto ai confini del 1991 internazionalmente riconosciuti (anche dalla Russia) dopo lo scioglimento dell’URSS. Una violazione palese del diritto internazionale che finirebbe per legittimare l’iniziativa bellica e premiare di fatto l’uso della forza nel dirimere i contenziosi tra Stati. Un principio, come più volte ho scritto, estremamente pericoloso, perché capace di rappresentare un precedente al quale le attuali potenze militari globali e regionali (oltre alle aspiranti tali) potrebbero legittimamente ispirarsi, inaugurando una nuova epoca basata di fatto sulla legge del più forte. Un nuovo Medio Evo.
- Neutralità dell’Ucraina
Quello relativo alla neutralità di Kyiv è in realtà un cavallo di battaglia di Mosca sin da prima dell’invasione, che scaturisce dalla falsa narrazione circa il presunto minaccioso allargamento della NATO, che la propaganda putiniana aveva artificiosamente sostenuto per giustificare un massiccio intervento in Ucraina. In realtà è noto che, al di là delle spericolate ricostruzioni storiche del Cremlino, la neutralità è forse la più critica e a mio avviso inaccettabile delle richieste. D’altra parte l’occupazione della Crimea e l’invasione del Donbass attraverso milizie non regolari, seguite poi dai famosi “omini verdi”, cioè l’esercito regolare ma privo di insegne, era avvenuta nel 2014, in un momento in cui l’Ucraina era neutrale, impostazione che il governo provvisorio che era seguito alla fuga del presidente filo-russo Viktor Yanukovich, dopo le proteste Maidan, aveva annunciato di non voler modificare. La possibilità di partecipare ad alleanze militari è stata introdotta nella costituzione di Kyiv solo nel 2019, dopo 5 anni di occupazione russa di intere aree del paese (a dicembre del 2014 c’era stato un primo voto parlamentare), occupazione resa possibile proprio dalla mancanza di una rete protezione internazionale. Vietare l’adesione dell’Ucraina alla NATO è dunque insensato, tanto più se a pretenderlo è proprio il suo aggressore che di quella neutralità ha abbondantemente approfittato. Peraltro si tratterebbe di un gravissimo vulnus dal punto di vista del diritto internazionale, dal momento che la libertà di scelta delle alleanze è espressamente sancita in termini di autodeterminazione dei popoli dalla Carta dell’ONU, ma ancora più esplicitamente dall’art. 8 della Carta di Parigi, il documento che dal 1990 regola le relazioni in ambito OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), della quale anche la Russia fa parte. Accettare una neutralità (imposta, non scelta), significa sancire per iscritto che esistono nazioni non libere di autodeterminarsi, per le quali si possono disapplicare le tutele che invece valgono per le altre. Insomma legittimare di fatto il ritorno alle sfere di influenza.
- Messa al bando di tutte le organizzazioni neonaziste
Altro “must” della propaganda putiniana è la denazificazione del paese. Obiettivo principale dichiarato dell’Operazione Speciale, che però, a dispetto degli annunci, per ora ha portato alla devastazione di intere regioni, stragi di civili gettati nelle fosse comuni, stupri, rapimenti di bambini. Peraltro in un paese come l’Ucraina in cui i partiti di ispirazione neonazista e di estrema destra raccolgono percentuali dello zerovirgola e che hanno infatti consentito l’elezione di un solo deputato di orientamento nazionalista. Sui social i soliti propagandisti continuano a far circolare migliaia di immagini, gran parte delle quali alterate con programmi di fotoritocco o costruite attraverso l’intelligenza artificiale, di bandiere e tatuaggi con svastiche ed altri simboli, come se le criticabili (e per me anche deprecabili) convinzioni di qualche decina di soldati dell’Azov di per sé giustifichi l’annientamento di città e la guerra totale ad un popolo di 44 milioni di abitanti. Inoltre, per dirla tutta, tra chi ha una svastica tatuata sul collo e si limita a difendere i confini della propria patria e chi invece utilizza una “Z” per uccidere, rapire, rubare, distruggere e rendere sistemico il genocidio culturale di un’intera nazione in nome di un’idea di supremazia etno-nazionalista, credo sia abbastanza chiaro chi sia il vero nazista.
- Divieto di sviluppo armi nucleari
L’argomento del nucleare è forse il più “suicida” per la propaganda putiniana. Non soltanto per le esplicite minacce di annientamento della civiltà fatte da Putin in occasione dell’ultima Assemblea della Federazione Russa (che fanno seguito a quelle pronunciate o lanciate via Twitter/X con cadenza bisettimanale da Dimitri Medvedev), ma proprio per la stessa storia delle relazioni russo-ucraine. Nel 1994 i due paesi, con la garanzia di USA e Gran Bretagna, avevano infatti firmato a Budapest il memorandum con il quale Kyiv, che dopo lo scioglimento dell’URSS ospitava sul proprio territorio 1.900 testate atomiche, il terzo arsenale più grande al mondo, aveva accettato di dismetterle in cambio di garanzie per la propria integrità territoriale. Come è noto, l’Ucraina ha tenuto fede alla propria parte di quell’accordo, mentre sulle innumerevoli violazioni da parte russa, sin dal 2014, è superfluo dilungarsi.
Al cospetto di simili richieste, qualora fosse veramente questa la base di un “accordo” accettabile per Mosca, la comunità internazionale, a partire dall’Europa, dovrebbe forse cominciare a ragionare sui futuri assetti di sicurezza. La propria sicurezza.
A meno che nel nuovo “ordine mondiale” sognato da Putin e da chi supporta la sua propaganda, per fare un paragone nemmeno troppo azzardato, uno stupratore possa tranquillamente pretendere che la sua vittima, invece di ribellarsi, si conceda volontariamente e persino imporle di lasciare la porta aperta. Casomai all’orco tornasse la voglia.
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Ciao Marco sarò breve (pur non avendo il piacere di conoscerti di persona, mi permetto di darti del “tu” in tono scherzoso per rimanere in tema): riconoscendo il Lucidi come uno dei front-man italiani della propaganda filoputiniana, per quale motivo le istituzioni preposte non prendono provvedimenti contro questi comportamenti?? D’altronde è un tipo di guerra particolare (soft-power inserito in un contesto di hybrid warfare) ma pur sempre di guerra si tratta. Io non me lo spiego con il diritto costituzionale di esprimersi liberamente, ma forse mi sbaglio!! Complimenti per la sua analisi, argomentata in modo chiaro e comprensibile
Da bravo baciapile del dittatore russo, Lucidi (che forse dovrebbe, e vorrebbe, essere ribattezzato “Vladimiro Putino”) offre una proposta di accordo talmente vergognosa che potrebbe far arrossire anche il suo mandante. Grazie dell’analisi come sempre puntuale e circostanziata