Il momento in cui Vladimir Putin ha ordinato l’invasione su vasta scala dell’Ucraina il suo più grande crimine è stato l’aver distrutto l’ordine di sicurezza in Europa, faticosamente costruito dopo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e i decenni di tensione della Guerra Fredda. Prima del 24 febbraio del 2022 la paura di un conflitto nucleare tra superpotenze era completamente svanito dall’immaginario collettivo, un’idea che non trovava spazio neanche nella finzione cinematografica.
La disinvoltura con cui i propagandisti e gli alti funzionari del Cremlino hanno sventolato la minaccia nucleare ha costretto il mondo intero a ripensare la dottrina della deterrenza, spingendo tutti i paesi che ne avevano la possibilità a rimettere mano ai propri arsenali nucleari.
Secondo il rapporto annuale dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), i nove paesi dotati di armi nucleari – Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele – hanno passato il 2023 a modernizzare i propri sistemi d’arma e in alcuni casi a espandere gli arsenali. Il rapporto ha rilevato che in termini assoluti la quantità totale di testate esistenti a livello globale ha continuato a ridursi gradualmente man mano che le armi della Guerra Fredda venivano smantellate, ma il numero di ordigni nucleari operativi è aumentato, una tendenza che non sembra destinata a fermarsi.
Delle 12.121 testate totali a livello globale stimate a gennaio 2024, il rapporto del Sipri sostiene che circa 9600 erano stoccate per il potenziale utilizzo. Di queste, quasi 4000 erano in missili per aerei (60 in più rispetto al 2022), il resto nei depositi. Altri 2000 ordigni erano in stato di allerta all’interno dei missili balistici. Quasi tutte queste testate appartengono alla Russia o agli Stati Uniti, che insieme possiedono il 90% degli ordigni nucleari esistenti.

L’aumento delle testate pronte all’uso è guidato da due fenomeni: la modernizzazione degli arsenali di Washington e Mosca, e l’espansione dell’arsenale cinese, che negli ultimi cinque anni è passato da 250 a 500 testate con 90 nuovi ordigni costruiti solo l’anno scorso. Inoltre, per la prima volta si ritiene che Pechino abbia messo alcune bombe in stato di allerta operativa. In teoria la Cina potrebbe arrivare entro la fine del decennio ad avere tanti missili balistici intercontinentali (Icbm) quanti ne hanno la Russia o gli Stati Uniti, anche se le stime prevedono che scorte cinesi rimarranno molto più piccole di quelle di entrambi.
La Francia, che ha 290 testate quasi tutte schierate su portaerei, aerei e sottomarini, ha aumentato la spesa del 5,7% rispetto all’anno precedente portandola a 6,1 miliardi di dollari. Anche il Regno Unito, che ha un arsenale di 225 testate di cui 120 su vettori di lancio, ha aumentato la spesa per i programmi atomici militari (+17,1%) portandola a 8,1 miliardi di dollari. Russia e Cina hanno invece speso rispettivamente 8,3 miliardi (+6,1%) e 11,9 miliardi di dollari (+6,7%).

Per l’India e il Pakistan la deterrenza reciproca rimane al centro della dottrina nucleare ed entrambi hanno continuato a sviluppare sistemi di lancio delle loro bombe atomiche. Nuova Delhi però sembra stia ponendo maggiore enfasi sulle armi a lungo raggio, comprese quelle in grado di raggiungere obiettivi in tutta la Cina. Si ritiene inoltre che Israele – che ufficialmente non dichiara di possedere armi nucleari – stia modernizzando l’arsenale atomico e potenziando il suo reattore a Dimona.
Anche la Corea del Nord continua a dare priorità al suo programma nucleare militare aumentando il livello delle minacce alla Corea del Sud, una diretta conseguenza della rinnovata alleanza tra il regime di Kim Jong-un e quello di Putin. Il rapporto del Sipri sostiene che Pyongyang abbia assemblato circa 50 testate e possiede abbastanza materiale per arrivare a 90 bombe atomiche pronte all’uso.
Se fino a due anni e mezzo fa da l’idea di un conflitto nucleare era del tutto irrealistica, oggi ci si chiede chi sarà, prima o poi, a rompere il tabù di lanciare la prima testata nucleare tattica contro un nemico.
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