Kiev, Ukraine - 02 February 2022: Flag of Ukraine and NATO
Se l’obiettivo di Putin era quello di assicurarsi che il futuro dell’Ucraina venisse deciso a Mosca e non a Kiev, si può pensare con ragionevole ottimismo che il dittatore russo quell’obiettivo lo abbia già fallito. So che è stato detto molte volte da commentatori ben più autorevoli di me ma è utile ribadirlo. Gli imprevisti occorsi alla strategia russa sono stati essenzialmente due: l’efficace resistenza degli ucraini e la mobilitazione occidentale in soccorso di Kiev.
Questi due intoppi non solo hanno dilatato i tempi della guerra ma hanno finito per modificare in modo decisivo il quadro complessivo della questione russo-ucraina. Quello che Putin avrebbe voluto restasse un regolamento di conti interno tra la Russia e l’Ucraina – che lui considera come parte integrante di quello che chiama “il mondo russo” (Russkiy mir) – si è trasformato in una questione mondiale. Putin sperava di chiudere la questione ucraina in una notte e alla mattina si è ritrovato a combattere contro una mobilitazione occidentale senza precedenti dai tempi della guerra fredda. Anzi si può affermare che dopo un ventennio di decantazione il 24 febbraio 2022 si è ufficialmente riaperta la guerra fredda.
E Putin lo ha capito subito perché per lui la guerra fredda non si era mai conclusa. Quella è da sempre la sua comfort zone. La propaganda russa ha subito recepito il concetto dando vita ad un’espressione divenuta oramai famigliare: “guerra per procura”: gli ucraini, resistendo al tentativo russo di farli rientrare sotto il dominio di Mosca, non combattevano per difendere la loro terra e la loro libertà ma come burattini manovrati dagli Stati Uniti e dalla Nato. Abbiamo imparato a comprendere che per Putin gli ucraini non hanno diritto né alla terra e né alla libertà. Sono vassalli.
Ha ragione chi afferma, come Gary Kasparov e V.E. Parsi, che Putin sta cercando la rivincita alla cocente sconfitta patita dai russi – causa crollo dell’Urss – nella guerra fredda contro il blocco occidentale. Un crollo, giova sempre ricordarlo, che Putin definì, “la più grande catastrofe geopolitica del ventesimo secolo”. Ora però il guaio di Putin è che l’idea che la guerra fredda sia ricominciata, oltretutto in un quadro geopolitico generale ancora più minaccioso ed instabile, se la sono fatta anche gli americani e gli europei. Con la differenza non banale che l’Alleanza Atlantica è ancora lì e si è rafforzata ulteriormente con l’ingresso di 16 nuovi stati dalla fine della guerra fredda mentre il Patto di Varsavia si è dissolto con la fine dell’Urss.
E la Nato fa il suo mestiere – come ha scritto Giuseppe Sarcina -, “ordinando la dislocazione di 100mila militari della «Forza rapida» in Polonia. Sono soldati super addestrati, pronti al combattimento. […] La manovra verrà completata entro giugno, con lo schieramento di 300 mila uomini e donne in divisa nelle zone più vulnerabili lungo il fianco Est europeo. Nei Paesi baltici, per esempio”. Guarda caso sono i soliti propagandisti russi a strepitare sui rischi di un’escalation al fine di inibire che la macchina di deterrenza in chiave antirussa messa in moto dall’Occidente faccia il suo corso. È l’Abc della propaganda verrebbe da dire.
Eppure che si tratti di una guerra “fredda” lo dimostra il fatto che né gli occidentali né i russi sembrano in alcun modo intenzionati a scatenare una guerra vera tra la Nato e la Russia con possibili corollari nucleari. È dall’inizio dell’invasione russa che i membri dell’Alleanza Atlantica hanno cercato di bilanciare il sostegno all’Ucraina con la necessità di evitare uno scontro diretto con la Russia. Nonostante le speranze di Putin e dei suoi sodali, i segnali ci dicono che il sostegno occidentale, pur se lento, spesso esitante ed impacciato non si fermerà nel continuare a fornire all’Ucraina addestramento, intelligence, sorveglianza, interferenze ed equipaggiamento militare. E sono convinto che neanche Donald Trump, che comunque si dovrà prima far eleggere, riuscirebbe a smantellare una macchina politico-organizzativa di tale portata.
Cosicché il quadro che si ritrova davanti Putin è un’Ucraina ostile sempre più vicina all’Occidente e le sentinelle della Nato con il dito sul grilletto. Gli resta il controllo di un territorio spopolato che ha contribuito a devastare insieme a una lunga linea di fronte da difendere. Questo post segue quanto avevo scritto due giorni fa in quest’analisi.
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Ottima analisi, come sempre.
Mi stupisce che Putin abbia creduto che l’Occidente avrebbe calato le braghe senza colpo ferire. Mi domando se non siamo stati noi, occidentali, a lasciare che segnali pro-Russia e anti-guerra a tutti i costo fluissero verso la Russia. Pare che questo sia un caso in cui i governanti abbiano maggiore senso strategico e migliore comprensione di cosa accade nel mondo rispetto agli elettori.
Grazie Michele