

Giorgia Meloni, parlando con i giornalisti a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, ha annunciato che la maggioranza di centrodestra presenterà in Parlamento una mozione per il riconoscimento della Palestina, ma subordinato a due condizioni: la liberazione degli ostaggi e l’esclusione di Hamas da Gaza. Mi permetto di chiosare il suo pensiero: la liberazione degli ostaggi tutti e in sola volta, e dunque non a “rate; disarmo e esilio di Hamas da Gaza.
Non so se la presidente del Consiglio abbia preso in prestito la sua proposta dall’analoga richiesta rivolta a Macron da alcuni esponenti della politica francese. Resta il fatto che si tratta di una mossa del cavallo, che testimonia la sua astuzia tattica e la sua capacità di manovra sullo scacchiere internazionale. Doti che non hanno certo mostrato altri leader europei, apprendisti stregoni della “politique politicienne”.
Ora la palla passa alle opposizioni. Non voglio dare idee a Schlein, ma prevedo una delle possibili risposte: se ne può parlare, ma prima il governo condanni i crimini di Netanyahu, rompa ogni rapporto commerciale con Israele…etc, etc. Questo nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, pur di non incrinare il rapporto con Conte e Bonelli (e con quella parte dell’elettorato che è stato educato dal Pd all’odio per Israele), si inventerà qualche supercazzola (con scappellamento a sinistra, ovviamente) per respingere la proposta al mittente.
In serata, la risposta è arrivata puntuale come un orologio rotto. “È un misero espediente”, hanno replicato l’ex azzeccagarbugli del popolo e la descamisada degli ultimi e dei penultimi. Insieme all’ipotesi migliore e all’ipotesi peggiore, non avevo calcolato che c’era una terza ipotesi: quella di buttarla in caciara.
Ne vedremo delle belle. Anzi, delle brutte.
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Mossa spiazzante!! Credo proprio che ne vedremo delle belle ( e molte balle)
Il riconoscimento della Palestina, prima o poi, è necessario. Probabilmente anche urgente. ma uno stato non è solo un confine amministrativo: è una costituente, una dichiarazione di intenti e di valori, la formazione di una classe dirigente che sia “per” la propria collettività e non “contro” un’altra dello stato vicino. Può sembrare banale, infatti è il minimo sindacale. Quando la 181 nel 1947 ha sancito “due popoli due stati”, (anche se avrei preferito che passasse l’altra mozione di UNSCOP) uno stato si è costituito, l’altro no, si è trasformato nell’aggressione congiunta di tutti i vicini arabi. Un popolo aveva un “progetto politico”, l’altro voleva semplicemente opporvisi, senza possederne uno proprio. E’ giunto il momento di progettare la Palestina, non come alternativa a Israele, ma come uno stato civile.
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