

C’erano una volta quelli che dicevano: “Noi non stiamo con Hamas, stiamo con il popolo palestinese.” Erano i tempi in cui la solidarietà aveva ancora bisogno di giustificazioni, di distinguo, di retorica umanitaria per non sembrare complicità con la barbarie.
Ecco, la maschera è caduta. A Roma ieri nell’ennesimo corteo da un milione di partecipanti abbiamo visto sfilare persone che inneggiavano apertamente al 7 ottobre come “giornata della resistenza palestinese”. Non il solito generico appoggio alla causa palestinese nella versione “dal fiume al mare”, non il grido di dolore per il “genocidio” di Gaza ma un elogio preciso e puntuale al giorno in cui miliziani di Hamas hanno massacrato civili israeliani, stuprato donne, bruciato famiglie vive nelle loro case. Quello è il giorno della resistenza palestinese.
Lo abbiamo scritto e ripetuto sino alla nausea che la mobilitazione per Gaza ha rimosso in modo fraudolento dalla scena l’attore palestinese protagonista: Hamas. Una rimozione funzionale a gettare fumo di propaganda negli occhi, una “dimenticanza” che ha trasformato la guerra di Gaza -scatenata da Hamas il 7 ottobre del 2023 – in un massacro di civili inermi.
Anzi siccome il massacro di civili non bastava, la propaganda di Hamas ha pensato bene di utilizzare l’immagine del “genocidio”. Una mossa abilissima che risolveva due problemi in un colpo solo: degradare lo status d’Israele da Nazione che si stava difendendo da un attacco mortale a Stato criminale e cancellare con un colpo di spugna il fastidioso fardello del senso di colpa per il vero genocidio, quello nazista ai danni di milioni di ebrei. In questa narrazione resta solo il mistero di come siano morti mille soldati israeliani a Gaza. Forse di caldo.
Ieri, in mezzo alla solita carovana umanitaria che per inciso non si è mai e dico mai mobilitata per l’invasione russa ai danni degli ucraini se non per disarmare gli ucraini e consegnarli alla Russia di Putin, ieri dicevamo qualcuno ha voluto spezzare l’incantesimo di questa potente mistificazione riportando Hamas al centro della scena.
I tifosi del massacro “resistenziale” del 7 ottobre, i supporter della cancellazione violenta dello Stato d’Israele contemplata dallo statuto di Hamas, si sono finalmente rivelati. Si è finalmente disvelata la vigliaccheria di chi usa la causa del popolo palestinese per criminalizzare, senza più freni inibitori, Israele, il sionismo e gli ebrei. Ieri qualcuno ha anche suggerito d’impiccarli i sionisti.

Il passo successivo, e anche questo lo abbiamo scritto e riscritto, è quello d’invitare a impiccare gli ebrei. Nel Regno Unito c’è già chi lo teorizza in modo chiaro ed esaustivo con riferimento all’attacco alla sinagoga di Manchester. Quella comunità raccoglieva fondi per Israele e dunque meritava di essere colpita. È il cortocircuito morale perfetto: l’antisemitismo travestito da solidarietà. È lo stesso schema mentale con cui per secoli si sono giustificati pogrom, persecuzioni, massacri. Prima si disumanizza — “non sono vittime innocenti, sono complici di un sistema genocida” — poi si normalizza la violenza contro di loro. Simple as that.
Questa radicalizzazione del movimento propal non è casuale ed è, essa stessa, la spia del disagio che provoca al tifo di Hamas, oltraggiosamente travestito da umanitarismo, lo spiraglio di negoziato aperto dall’evoluzione del piano di pace promosso dall’amministrazione Trump.
Se davvero il destino del popolo palestinese fosse la priorità, oggi ci sarebbero manifestazioni per spingere Hamas ad accettare un compromesso per garantire un futuro dignitoso agli abitanti di Gaza. Ottenendo anche di amplificare l’accoglienza tiepida che una parte della politica israeliana sta riservando alle mosse di Trump.
Invece no. Si celebra il 7 ottobre. Si glorifica l’odio. Si spaccia la barbarie per resistenza.
A questa gente che sfila per le città, a quelli che le città le devastano, della sofferenza dei palestinesi non importa nulla. Il loro obiettivo non è la pace e neppure la giustizia, il loro obiettivo non è quello di liberare Gaza da Hamas ma l’annientamento d’Israele, simulacro perfetto di tutto ciò che odiano di più.
p.s. Qualcuno dei politici che ha orgogliosamente sfilato con questa roba qui si è dissociato?
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L’unica soluzione prevista da Israele è la rimozione etnica, non essendo praticabile l’integrazione né la soluzione a due stati (che Israele non vuole e in pratica ha già bloccato con gli insediamenti).
La soluzione di Trump è solo una scusa per dimostrare che Hamas non vuole trattare e rimuovere o ammazzare chi rimane.
È contrario alla logica e disonesto prendere quattro stronzi con un manifesto idiota e con quello identificate tutto il movimento.
Però poi c’è un intero partito in Israele che vota per la rimozione etnica e raderebbe volentieri al suolo Gaza col nucleare, e non fate una piega.
Chi sfilava bestemmiando il genocidio è peggio. Questi almeno sono più onesti. Se vale il fatto che in Israele c’è un partito che vota per la rimozione etnica, da parte palestinese c’è un solo partito che ha nel suo statuto la cancellazione dello Stato d’Israele. Il programma politico di come intende effettuare questa cancellazione lo ha già provato il 7 ottobre 2023. Se due avversari non si fidano l’uno dell’altro prevale la legge del più forte. E’ quello che è accaduto. Che poi serva una scusa per dimostrare che Hamas è un’organizzazione terroristica che quando e se tratterà lo farà solo con le spalle al muro mi sembra un ragionamento singolare.
Per integrazione cosa Lei intende? Prima del 7 ottobre i palestinesi della Striscia di Gaza potevano fare la loro vita più o meno tranquillamente, soggetti ovviamente al potere di Hamas. E in Israele ci sono più o meno 2 milioni di arabi.
La soluzione a due stati era già stata accettata dagli ebrei, ma non dagli arabi inizialmente. E’ stata riproposta nel corso dei decenni, senza ottenere cambiamenti significativi da parte araba palestinese.
Oggi è chiaro che nemmeno Israele è più convinto di questo, dato l’estremismo terrorista di Hamas e l’irrilevanza dell’autorità palestinese.
Identificare tutto il movimento per la Palestina con alcuni fanatici è sbagliato, anche se pochi ormai si dissociano da slogan consolidati come quello “dal fiume al mare”, il quale significato è noto se non agli ingenui.
E la stessa cosa si deve dire allora degli ebrei nel mondo che non possono essere identificati col governo israeliano e le dichiarazioni di alcuni suoi componenti estremisti.
Quelli che inneggiano al 7 ottobre si spera siano solo una minoranza di esaltati neanche tanto coscienti di quello che davvero significa. Non dovrebbero lamentarsi se Israele è intervenuto militarmente e sta occupando il territorio, perché inneggiare a un massacro significa dichiarare guerra e appoggiare gli attacchi di Hamas.
Rimane una speranza, in attesa che i sostenitori dei palestinesi che invocano una soluzione pacifica si dissocino apertamente da questi esaltati e dallo stesso Hamas.
Se fossero una minoranza, gli altri se ne sarebbero andati.
Intendo nel complesso dei cortei e delle manifestazioni avvenute quel giorno in Italia.
In quel corteo dove è stato esposto quello striscione, molti credo siano rimasti indifferenti o, per essere buoni, non abbiano capito la portata di quelle frasi per non rinunciare allo scopo principale della manifestazione. In questo modo però è certo che l’indifferenza e il silenzio ti rendono complice.
A parte il fatto che in tutti i cortei c’erano gli striscioni “dal fiume al mare” – col piccolo dettaglio che fra il fiume e il mare c’è Israele e ci vivono gli israeliani. Resterebbe da capire se a essere eliminati saranno solo gli ebrei o anche cristiani musulmani beduini drusi circassi arabi armeni samaritani bahai, ma questi in fondo solo solo dettagli – cioè un invito esplicito al genocidio, e a questo hanno partecipato tutti. Poi, per quanto riguarda quelle che tutti consideriamo violenze attuate in loco, a Firenze per esempio per quanto ne so non ce ne sono state, ma che cosa mi dice di questo?
https://www.facebook.com/reel/733211719778214
Come lo vogliamo considerare? Come vogliamo considerare chi ha sfilato insieme a questo?
Lo slogan “dal fiume al mare” è chiaro per i promotori di quelle manifestazioni. Almeno per quelli più vicino alle posizioni ad Hamas e ai leader palestinesi.
Le persone normali, la maggior parte, intendo operai, impiegati, lavoratori normali che partecipano a quelle manifestazioni secondo il mio parere non conoscono appieno il significato di quella frase. O perlomeno lo travisano, pensando che per “liberare” s’intendano le aree già popolate dagli arabo-palestinesi della Cisgiordania e poi la stessa striscia di Gaza dove Israele comunque esercitava già prima di questa guerra uno stretto controllo ai confini per ragioni di sicurezza.
Manifestano in prima linea perché sono contro la guerra e i conseguenti morti civili. Certo è una presa di posizione troppo semplice e ingenua continuare a credere che sia sempre per colpa di Israele e che non debba mai reagire agli attacchi che ha subito e subisce. La manipolazione delle informazioni e la propaganda ossessiva di certi ambienti politici e culturali e del mondo dell’informazione soggetti ad essi, possono portare a questo. Lo sappiamo bene anche con quello che succede in Ucraina e con il ruolo di disinformazione che ha la Russia in Europa e non solo.
A proposito del filmato da Lei riportato, usare dei bambini innocenti e inconsapevoli rientra in quella strategia di manipolazione e distorsione della realtà. I bambini possono essere ovviamente assolti in questo, gli adulti forse un po’ meno perché è vero che tutti possiamo essere vittime di disinformazione in diversi casi e materie non pienamente conosciute. Ma è anche vero che bisogna fare anche uno sforzo e cercare di comprendere meglio ciò che ci riguarda e interessa il nostro mondo. Altrimenti saremo solo dei pupazzi in mano a coloro che hanno interesse a raggiungere il massimo potere disponibile e a distruggere i valori democratici e giuridici che tutelano tutti noi.
Usare i bambini a quel modo, ossia come un’arma contundente, io lo classificherei come crimine contro l’umanità.
Sì, sono d’accordo. I bambini non dovrebbero essere mai usati per qualsiasi tipo di propaganda politica e informativa, anche se magari fatta in buona fede. E purtroppo chi li sfrutta con scopi meno nobili sa che possono essere anche un’arma potentissima dal punto della comunicazione e persino come soldati in un conflitto armato, come ben sanno i criminali di Hamas.
Mi vergogno di essere Itaiano
Io no: perché mai mi dovrei vergognare per conto terzi? Che si vergognino loro!
Premesso che “quello che interessa” alle piazze italiane, francesi, ecc. agli israeliani e a Israele non fa un baffo, quello che l’articolo non considera è che non c’è nessuna maschera che sia caduta: è sempre la stessa storia. Da decenni.
Basta vedere — o assistere — a un qualsiasi 25 Aprile, in cui si celebrano gli alleati dei nazisti (storia, non opinioni) che sfilano con bandiere palestinesi e motti inneggianti alla “Resistenza”, mentre si fischia e si insulta la bandiera e le persone sotto il vessillo della Brigata Ebraica, che la Resistenza, quella vera, l’hanno supportata e attivamente affiancata.
L’Italia, la Francia, ecc. sono fottute, e non basterà nessuna pace — vera o presunta — a cambiare lo scenario.
L’articolo poi lascia intendere, in filigrana, una presunta differenza tra Hamas e Gaza, tra Hamas e la popolazione di Gaza. Una differenza che invece non esiste, non è mai esistita.
È questo abbaglio a generare una sorta di innocentismo maggioritario verso una popolazione che invece è compatta nel rifiuto e nel disprezzo dell’ebreo, dell’israeliano, che non riconosce e con cui non prevede alcuna convivenza pacifica.
Hamas come forza militare deve essere sradicato, Gaza normalizzata, gli ostaggi restituiti alle loro famiglie, e un cessate il fuoco instaurato senza abbassare l’allerta.
Nella speranza che duri.
Sono d’accordo con te nella sostanza, sul fatto che i militanti propal la pensano così da sempre. Ma lo sappiamo noi. C’è una questione di metodo espositivo che mi pare non venga mai considerato in modo adeguato dai sostenitori della causa d’Israele, con il risultato di convertire solo i convertiti. Piace il muro contro muro. L’esempio di Gaza e Hamas in questo senso è illuminante. I propal fanno finta che Hamas non esista e ne ho spiegato il motivo. Dall’altro lato tu sostieni che tutti i palestinesi sono Hamas o quanto meno tutti desiderano la distruzione d’Israele. Può darsi ma come facciamo a saperlo con certezza? Prima del 7 ottobre 300mila palestinesi lavorano in Israele provenienti da Gaza e Cisgiordania. Diciamo pure che molti di questi abbiano preferito il massacro del 7 ottobre anche se ha comportato la perdita del proprio lavoro. E poi se qualcuno dava loro lavoro, immagino si fidasse di queste persone. Tu dirai: e sbagliavano! Anche qui. Può essere. Ma se è vero che l’unica cosa che conta è il punto di vista d’Israele, teniamo conto che prima del 7 ottobre un qualche modello di coesistenza pur esisteva. Normalizzare Gaza, sei tu a dirlo, vuol dire estirpare Hamas ma se poi dici che in realtà tutti i palestinesi sono Hamas come fai a normalizzarla?
Caro Piperno, guardiamo i fatti.
Hamas ha vinto nel 2006, ha preso Gaza con le armi nel 2007, ha eliminato o intimidito ogni opposizione, ha saturato scuole, moschee, media e welfare. L’odio antiebraico non è un’opinione minoritaria ma un dispositivo sociale. Che poi esistano singoli non allineati voglio sperarlo più che crederlo, ma non sposta la natura del sistema.
Il lavoro in Israele prima del 7/10 non prova una “coabitazione”. Era interdipendenza funzionale, non pacificazione. La prova? Appena Hamas ha potuto, ha compiuto il 7/10 — e vaste fasce dell’ecosistema civico di Gaza hanno sostenuto logisticamente o celebrato. Non tutto “il popolo”, ma abbastanza da smentire la favola della separazione netta tra Hamas e “la società”.
“Normalizzare Gaza” non significa espellere un milione di persone né credere alla favola dei “buoni” schiacciati da pochi cattivi. Significa trattare Gaza come uno spazio catturato da un apparato totalitario.
La risposta non è sentimentalismo, è ingegneria politico-securitaria:
A) Sicurezza prima: smantellamento capillare delle capacità militari (comandi, tunnel, arsenali), controlli di frontiera e zona di sicurezza finché le minacce persistono.
B) Amministrazione transitoria esterna (non UNRWA) con mandato stretto: servizi essenziali, giustizia di base, polizia depurata da miliziani, curricula scolastici denazionalizzati (via l’istigazione all’odio).
C) De-Hamasizzazione selettiva: chi ha ruoli militari o finanziari nel gruppo è fuori dall’amministrazione e sotto processo, comunque espulso; per i gregari: programmi di disarmo, amnistie condizionate, reinserimento tracciato.
D) Aiuti: cessano i flussi “a pioggia” e le rendite di cattura; infrastrutture, sanità, acqua, elettricità sotto controllo dell’autorità transitoria, di ispettori terzi e di Israele. UNRWA si chiude.
E) Corridori di lavoro e commercio regolati: reintroduzione graduale, con screening individuale, per creare interessi materiali nella calma.
Mi chiede: “se dici che in pratica tutti sono Hamas, come la normalizzi?”. Io rispondo: non parto da “tutti”; parto da un sistema totalitario che ha colonizzato istituzioni e società. La normalizzazione si fa spezzando il sistema, facendo comunque sentire alla collettività un certo grado di “punizione”. Sicurezza, governance, educazione, economia, in quest’ordine, con verifiche dure. Altrimenti, si ricomincia da capo tra due anni.
Le piazze occidentali per la Palestina purtroppo devono preoccupare Israele perché possono influenzare governi e società civile, con conseguenti decisioni negative per Israele (come per esempio l’adozione di sanzioni e il deterioramento dei rapporti commerciali) che probabilmente andrebbero ad influenzare le future politiche del Paese. Peggio ancora se si accodassero pure gli Usa in futuro.
Se la popolazione di Gaza come Lei ha scritto è compatta contro Israele, allora un’eventuale eradicazione di Hamas non si sa se risolverà la questione.
Continuerebbe a rimanere tutto in stallo, anche in presenza di un governo stabilito dagli Usa con diversi Paesi arabi. Anzi, la presenza americana potrebbe acuire nuovamente le tensioni.