L’editoriale di Camillo Bosco_
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C’è qualcosa di più italiano di un presunto inadeguato, miracolato da un incarico prestigioso, ma afflitto dalla maledizione di Tersite che rende vano ogni suo tentativo di dimostrare di aver meritato quel ruolo? Un ministro che lotta per vedersi riconosciuta la stessa dignità della sua esistenza umana è una scena struggente, da film di spessore. Le maschere del teatro, un Giano tragico e comico.
Lui fa gaffes, “ma le fanno anche gli altri!” si lamenta. Annuncia un libro, persino, che gli dona un’aura patetica vera. Quanti alberi abbattere per dimostrare che non sono più fesso degli altri? Crepi l’avarizia, son ministro. Il libro però non è scritto abbastanza in fretta, arriva altro.
Una donna. Dinamica. Si muove come un fluido, prendendo la forma di ogni spazio lasciatogli dal ministro. Almeno questo emerge dalla cronaca quotidiana di questo piccolo mistero a tinte gialle e rosa. Non lavorava con lui, ma lo seguiva. Con fare da spilorcio ben intenzionato, Sangiuliano rivendica orgoglioso di non averle offerto manco un caffè (non ci sono più gli uomini di una volta), ma lei pubblica le carte d’imbarco mandate dal Ministero. Partecipa a riunioni, pare. Ha documenti che non dovrebbe avere. Il ministro allora dice che quando il rapporto era andato troppo oltre, l’ha troncato.
Mezze parole confuse tra retromarce e piroette, senza manco un po’ di felicità per i ministro. E i funzionari nel suo Palazzo? Ghignavano? Sfottevano? Scuotevano la testa? Probabilmente tutto assieme e anche altro che non riusciamo a immaginare nelle nostre teste ottuse e limitate lontane dalla turbo burocrazia capitolina. Chissà cos’avrà pensato il suo ex responsabile dei social, declassato a signor Malaussène (“Ao stavorta cor cazzo che dico gnente” perché nel film è interpretato da Zerocalcare, lo vedo come se fosse già stato girato e distribuito).
Mi aspetto però un capolavoro nel finale, che a questo punto mi auguro con la pretesa dello spettatore un po’ annoiato per la prevedibilità di tutto. Per ogni opera indimenticabile ci vuole un brivido, il parossismo, il colpo di scena che ti fa dire “non poteva che essere ambientato da noi!”: La signora Boccia che intenta una causa di lavoro contro il MIBACT.
E la vince.
Sipario.
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fino adesso mi son divertito di gusto. ma rischia di diventare un incubo. la colonna sonora è già tragica: il deguello de sangiuliano.