3 pensieri su “La macabra strategia dei numeri

  1. Ciao Alessandra, trovo una contraddizione nel tuo ragionamento: all’inizio dell’articolo dici che il Likud opera per escludere creazione di uno stato palestinese (peraltro l’hanno sempre dichiarato loro in primis) e parli delle occupazioni dei coloni e del governo israeliano.
    Alla fine dici che l’antisionismo è un pensiero con intenzioni genocide.
    E che questo “sminuisce gli eventuali crimini (che all’inizio dello scritto sembravano certi – come le occupazioni in Cisgiordania) di Netanyahu, anche se contro la soluzione dei 2 stati.”
    Perché da un lato reputi genocida il pensiero che vuole negare l’esistenza di uno stato (quello di Israele), e dall’altro reputi le politiche e le azioni concrete (che tu stessa hai riconosciuto all’inizio, ma nel finale diventano eventuali) che mirano a negare l’esistenza dell’altro stato (quello palestinese) come un qualcosa che viene sminuite e che può essere criticata solo quando si finirà di usare la parola genocidio?

    Grazie,
    Francesco.

    1. L’antisemitismo non nasce con Israele, piuttosto è il contrario: Israele nasce a causa dell’antisemitismo. Nasce per offrire un rifugio sicuro agli ebrei per “quando succederà di nuovo”. Nega il rifugio ed esponi la popolazione ebraica (poche decine di milioni in tutto il mondo). La popolazione palestinese è decuplicata da quando è nata Israele. Parlare di “genocidio” è surreale. Possiamo condannare l’occupazione della Cisgiordania e i coloni ma il dramma dei palestinesi è quello di non avere un loro paese non certo quello di essere a rischio di essere annientati. Aggiungerei anche che ci sono oltre un miliardo di musulmani al mondo. Chiediamoci seriamente, numeri alla mano, tra ebrei e musulmani qual è la parte più vulnerabile, qual è la minoranza, qual è il gruppo che storicamente ha subito più persecuzioni?
      C’è un bellissimo saggio di David Baddiel che si intitola “Jewish don’t count”, incentrato proprio sul fatto che agli ebrei, pur essendo pochissimi al mondo, non vengono mai concessi lo status e le protezioni delle minoranze.
      Non sono ebrea e per molto tempo ho sostenuto ciecamente le ragioni dei palestinesi senza mai soffermarmi a comprendere le ragioni degli ebrei. Se si riesce a comprendere che Israele per loro è una questione esistenziale allora riesce più facile afferrare perché la stragrande maggioranza degli ebrei sostiene Israele e ritiene l’antisionismo antisemitismo. Negare Israele è negare non una terra ma la salvezza.

      1. Grazie che hai risposto, ma non hai risposto alla mia domanda, che è molto precisa.

        Io non ho parlato di genocidio nè da un lato nè dall’altro e non è l’argomento della mia domanda. Mi sono basato su sulle tue considerazioni di ciò che ritieni pensiero genocida che hai espresso nell’articolo.

        Quindi riformulo e aggiungo:
        ho sbagliato/frainteso qualcosa nella premessa che ho fatto basandomi su quello che hai scritto?

        Se non ho sbagliato, a me interessa capire perché in un caso consideri genocida un pensiero che vuole negare l’esistenza di Israele, mentre lo stesso pensiero (a cui si aggiungono anche le intenzioni e azioni, di cui tu stessa hai parlato) che nega l’esistenza di uno stato palestinese ritieni esca sminuito e che può essere criticato solo quando non si userà più la parola genocidio?

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