
Devo dire che la kermesse di apertura dei giochi olimpici di Cortina ha battuto record: uno spettacolo noioso e senza fantasia all’insegna di una banalità senza precedenti, come difficilmente si era visto.
Balletti senza capo né coda, con la pur eroica Sabrina Impacciatore che ha dimostrato di essere… impacciata a dare un significato alle sue piroette. Bocelli che canta “Nessun dorma” (vinceròòò) non è certo stato un tocco di immaginazione e creatività.
Non sono mancati i discorsi fiume, estenuanti e incentivanti al cambio canale. Poi il “disinnescato” Ghali, scelto giustamente come emblema della moderna italianità (o meglio europeicità), incardinato in una poesia buonista del grande Rodari e mai ripreso in primo piano. Una mossa per evitare qualche altra esternazione propal come a Sanremo. Il tutto commentato da un telecronista che sembrava in preda ai fumi dell’alcol, però a tratti esilarante.
Quello che comunque ne è uscito con le ossa più rotte è il nostro decantato “Made in Italy”. I costumi erano di un kitsch terrificante. Le povere portatrici dell’insegna delle nazioni sfilavano in un vestito imbottito da sera, con strascico e cappuccio color argento, portando un blocco di ghiaccio in mano e occhialoni da sole di notte. Forse una strizzata d’occhio agli oligarchi, nuovi acquirenti della moda italiana?
L’apice è stato raggiunto dai poveri atleti, vestiti con una divisa di incomprensibile grigio ferro. A me ha ricordato l’uniforme dell’esercito italiano negli anni Sessanta, quella col blusotto che indossava Gianni Morandi nel film “In ginocchio da te”. Povero Armani: si rivolterà nella tomba, perché il marchio sul petto accanto al tricolore era il suo.
In effetti siamo stati surclassati da quasi tutte le nazioni: solo la Germania, che certo non ha mai spiccato per lo chic, è riuscita a proporre di peggio. Elegantissimi, invece, gli atleti della Mongolia, in una rivisitazione moderna della veste dei guerrieri di Gengis Khan in puro cachemire. Il top, comunque, è stato raggiunto dagli statunitensi, con una mise di Ralph Lauren: un montgomery bianco sopra un maglione anni Cinquanta, stupendo, e pedule di cuoio con lacci rossi. Un ben altro vedere.
Unica consolazione visiva, il blazer blu con bottoni d’oro di Giovanni Malagò: forse più appropriato su uno yacht a Portofino, ma comunque di un gran bel taglio.
Insomma, meno male che la Raggi rifiutò di candidare Roma, perché se Milano-Cortina hanno proposto quell’immagine di venerdì sera, magari la Capitale d’Italia avrebbe fatto sfilare sinali e parannanze in tinta rosso sinistra.
Povera Italia, patria del genio, della musica e del gusto, come sei caduta in basso. Giorgio, Gianni, Gianfranco, Valentino… non ci siete più, e si vede.

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Articolo più adatto a un blog personale che a una testata giornalistica. Il tono ricorda più uno sfogo da bacheca Facebook che un contributo di informazione. Francamente, non sembra di leggere Inoltre.
Capisco che l’evento possa non aver convinto tutti e che ogni scelta artistica porti con sé dei dubbi. Tuttavia, se guardiamo all’obiettivo di “raccontare l’Italia nel mondo”, i risultati sembrano premiare lo sforzo: la percezione globale, infatti, è stata di segno decisamente opposto.
Come rivela il sondaggio post-evento condotto dal CIO in 14 Paesi chiave (tra cui Stati Uniti, Francia, Germania, Brasile e Giappone), il consenso è stato straordinario:
* Il 90% degli intervistati ha apprezzato la cerimonia.
* L’89% ha riconosciuto nello spettacolo lo spirito autentico dell’Italia.
* Il 70% l’ha giudicata la più memorabile tra tutte le aperture dei Giochi Invernali.
* L’87% si è detto ispirato a seguire le competizioni.
Questi numeri confermano come l’evento non sia stato solo uno spettacolo visivo, ma un potente momento di connessione culturale e di entusiasmo verso l’Olimpiade italiana. Certamente rimane valida l’espressione “De gustibus non est disputandum”, ma al di là del gusto personale, credo sia un segnale incoraggiante per l’indotto e per l’immagine che l’Italia proietta verso il 2030.
Prima o poi doveva succedere, di non condividere un articolo di InOltre, ed eccoci: NON sono per nulla d’accordo su nessuna delle cose scritte, nemmeno sulla punteggiatura. Eppure di estetica e di eventi qualcosa ne capisco…
Sono d’accordo per ciò che riguarda l’abbigliamento della nostra nazionale, veramente brutto. Credo che la responsabilità sia di Giorgio Armani, come lo è stata alle olimpiadi di Parigi, dove Armani, o chi per lui, ha disegnato un abito bianco informe con davanti un enorme cerchio bianco rosso e verde, una cosa peggiore non la posso immaginare.
Si sta confondendo con quelle di Tokyo nel 2021, quando le divise italiane furono realizzate con quel cerchio per omaggiare il Paese organizzatore delle Olimpiadi, cioè il Giappone con la sua bandiera del sol levante.
Buongiorno, Non condivido la sua opinione. Questa cerimonia mi è parsa simpatica, divertente e elegante. L’autolesionismo italiano non merita di essere preso in considerazione. La cerimonia ha riscosso un gran successo a l’estero, e in un evento internazionale è quello che conta. Il parere di un italiano (o italiana) non conta.