8 pensieri su “La guerra in Iran e la fragilità dell’alleanza atlantica

  1. L’articolo è molto interessante e centra con lucidità la fragilità dell’alleanza atlantica e l’incapacità europea di agire come soggetto geopolitico. A mio avviso, l’attuale disorientamento dell’Europa non è solo il frutto di una crisi d’identità politica o di un pacifismo debole, ma anche il riflesso di una ridefinizione degli equilibri strategici da parte americana, condotta in un contesto di crescenti tensioni globali. Mentre la NATO discute sugli equilibri interni, sul campo emerge una strategia coerente: l’amministrazione Trump non sembra puntare a un nuovo “Iraq 2.0” con occupazione di terra, bensì a una pressione mirata sull’economia iraniana attraverso lo Stretto di Hormuz. L’obiettivo principale appare quello di erodere il flusso di greggio a basso costo verso la Cina, indebolendo così indirettamente il principale rivale strategico degli Stati Uniti senza un grande impegno di truppe americane. In questo scacchiere, l’irrilevanza dell’Unione Europea risulta ancora più evidente osservando gli assetti del Levante: in Siria, il governo Al-Sharaa, fragile e concentrato sulla sopravvivenza, sta cercando un pragmatismo verso l’asse sunnita e un cauto coordinamento con Washington; in Libano, il Paese è al punto di rottura, con l’esasperazione di fazioni cristiane e sunnite contro Hezbollah che rischia di sfociare in una frammentazione incontrollabile e in nuove ondate migratorie che l’Europa, già divisa e debole strategicamente, finirebbe per subire passivamente. L’Europa non può più permettersi di restare una spettatrice attonita. Le istituzioni e gli Stati membri hanno contribuito a questo circolo vizioso attraverso le divisioni interne, i rifiuti di un impegno concreto e una cultura politica che rende difficile l’assunzione di responsabilità collettive quando sono in gioco interessi vitali. Scegliere di subire il conflitto invece di contribuire a gestirlo significa, per l’Unione, accettare che il proprio destino energetico, geopolitico e di sicurezza interna venga deciso prevalentemente sull’asse Washington-Gerusalemme-Riad. Il rischio non è solo una bolletta energetica insostenibile, ma la definitiva uscita dell’UE dalla cabina di regia della storia contemporanea.

    1. Concordo pienamente con la sua analisi, chiara, lucida e molto bene argomentata. Speriamo che l’Europa si svegli, magari decidendo di nascere politicamente, prima che sia troppo tardi.

  2. Non era necessaria una partecipazione al conflitto della Nato. Era opportuna una partecipazione al conflitto per liberare lo stretto di Ormuz da parte degli alleati europei degli Stati uniti. Non c’è stata, e credo si sia fatto un grande favore a Trump, a Putin e al’Iran Contemporaneamente, cioè tre piccioni con una fava, tanto per riciclare un vecchio detto.

    1. Per liberare lo stretto devi partecipare al conflitto e magari mettere in un angolo l’Iran per poter avere successo. Quindi indebolirlo militarmente e subire eventuali attacchi con relative perdite, cosa che i Paesi europei vorrebbero evitare.
      La questione della Groenlandia e le tensioni sui dazi dopotutto non hanno proprio aiutato a creare un grande rapporto tra gli Stati Uniti e i Paesi europei, anche se da questa situazione a perderci di più sono questi ultimi.

      1. Che sia un momento pessimo nella storia delle relazioni transatlantiche non c’è dubbio. Credo che l’Europa, nonostante tutto, avrebbe dovuto fare il possibile per non fornire a chi negli Stati Uniti potrebbe avere ancora la tentazione di votare per Trump, di farlo di nuovo.

    2. Prima della guerra all’Iran la popolarità di Trump tra gli elettori indecisi stava già scendendo. Con la guerra e le minacce dirette al popolo iraniano poi le cose sono peggiorate anche tra gli elettori repubblicani e vicini ai Maga.
      Solo una rapida risoluzione del conflitto potrebbe cambiare qualcosa, ma al momento non sembra possibile.
      Da parte dei democratici la situazione dei candidati non sarebbe poi così positiva, considerando che estremisti e radicalizzati stanno aumentando il loro consenso e influenzano le scelte nel partito. Già con Biden questo stava avvenendo.

      1. Lo scenario generale è quello che lei descrive, ma temo che Trump possa ora giocare anche sul tema mediatico del tradimento degli alleati europei, facendo leva su un certo antieuropeismo da tempo piuttosto attivo negli Stati Uniti

  3. Mi pare che l’articolo non ponga bene in evidenza che la NATO è un’alleanza difensiva. La guerra è stata iniziata dagli USA senza alcun coinvolgimento preventivo degli Stati europei i quali sopportano la gran parte delle conseguenze economiche.

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