


Con questo articolo comincia la collaborazione di Gastone Breccia con InOltre. Livornese, classe 1962, insegna Civiltà bizantina, Storia militare antica e Conflitti e processi di pace nel XXI secolo presso l’Università di Pavia; dal 2022 insegna Storia della guerra presso l’Accademia militare di Modena. Ha scritto numerosi saggi di storia militare, spaziando dal mondo antico all’età contemporanea; ha curato la più importante antologia del pensiero strategico disponibile in lingua italiana (L’arte della guerra. Da Sun Tzu a Clausewitz, Torino, Einaudi, 2009). Benvenuto Gastone.
L’età del disordine globale è segnata dalla violazione dei confini, dalla crisi della fiducia e da un flusso incessante di informazioni tendenziose. In questo scenario, le «verità tangenti» – affermazioni indiscutibili ma estranee alla complessità dei fatti – possono impedire ogni analisi razionale, condizionare l’opinione pubblica e influire sulle scelte dei governi democratici.
In queste settimane sto lavorando a un nuovo saggio sull’hybrid warfare, che siamo soliti tradurre (in maniera imprecisa) come «guerra ibrida». La prima impressione è di grande incertezza, a livello sia dottrinale che operativo: l’età del global disorder è fatta di confini violati o semplicemente ignorati da parte di attori statali e non statali; di fiducia che scompare, amici che si cancellano a vicenda dai social media, vecchi compagni di strada che si ritrovano a procedere in direzioni ostinate e contrarie.
Siamo stupiti e storditi da un incessante e aggressivo afflusso di notizie su avvenimenti che ci vengono descritti in maniera spesso tendenziosa, e quindi fuorviante; di fatti falsi presentati come veri e di fatti veri trasformati con abilità, attraverso la reiterata affermazione di «verità tangenti» – a loro volta apparentemente indiscutibili, ma solo se considerate in un altro contesto – in strumenti adatti a scardinare la nostra consapevolezza di ciò che accade, e quindi capaci di inquinare il nostro giudizio, indebolire la nostra determinazione a sostenere una determinata linea politica, disgregare la coesione sociale.
Un esempio penso possa chiarire il punto. «La guerra è una terribile tragedia» è un assunto che richiede una sorta di adesione morale preventiva, e in effetti genera immediatamente un consenso assoluto. Chi potrebbe negare una verità del genere?
Perché è certamente giusto notare come ogni guerra sia anche una tragedia, ma affermarlo non tocca alcun problema reale. Se si visualizza l’insieme delle questioni estremamente complesse legate a un particolare conflitto come una circonferenza che le contiene – radici storiche e cause scatenanti immediate, obiettivi strategici, alleanze, prospettive future – allora l’assioma «la guerra è una terribile tragedia» può essere definito una «verità tangente» perché tocca la circonferenza in un punto senza penetrare al suo interno: perché non dice nulla sui problemi reali di quel conflitto, non ci aiuta a capire nemmeno in minima parte quello che è accaduto, accade o sta per accadere; non spiega, non distingue le ragioni delle parti in lotta, non genera riflessioni e dubbi, non aiuta a trovare una soluzione.
È un’affermazione «vera», e tocca, o meglio sfiora la questione – in fondo si parla comunque di guerra – ma restandone al di fuori. Poco male, si potrebbe dire: basta metterla a memoria, se lo si ritiene necessario, e andare avanti a leggere, osservare, ascoltare e capire.
Invece non è così. I danni causati dalle «verità tangenti» sono enormi: basta ripeterle senza sosta, magari alzando un po’ la voce, e sbandierarle nei luoghi e dalle tribune opportune, perché generino nei destinatari – moltissimi, grazie ai mezzi di comunicazione attuali – una sorta di annebbiamento della mente, impedendo loro di pensare a tutto ciò che esiste all’interno della circonferenza.
Le «verità tangenti», proprio perché hanno un’innegabile forza di convincimento, sono in grado di far sembrare superfluo qualsiasi approfondimento della questione in gioco: nel caso citato resta l’idea che «la guerra è brutta», un truismo che nessuna persona sensata potrebbe contraddire, e tutto il resto si perde oltre la cortina fumogena creata da quell’affermazione.
Un altro esempio: chi può negare che la morte di un bambino sia una tragedia, persino peggiore della morte di un adulto? È una verità ovviamente «indiscutibile». Se viene accostata a uno scenario di guerra tra la popolazione, ripetuta ossessivamente da una delle parti in causa, questo trasforma qualsiasi discorso razionale su quel conflitto in un imperativo morale categorico, cancellando ogni altra valutazione sulle cause, le modalità, gli obiettivi militari e politici dei soggetti coinvolti.
Una simile verità «oggettiva», anche se rimane «tangente» rispetto ai fatti reali, condiziona la percezione dell’opinione pubblica, avvelenando in partenza qualsiasi spazio di discorso razionale sulla questione reale.
L’uso consapevole di «verità tangenti» è in grado, in alcuni casi, di paralizzare le coscienze di un grandissimo numero di persone: e dunque, soprattutto nei regimi democratici, i cui governi dipendono dall’ampiezza e dalla solidità del consenso, può influire profondamente sulle loro scelte politiche.
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Che bello che qualcuno abbia il coraggio di dire queste cose.