Federico Bosco, nato a Roma dove vive, è un giornalista specializzato in economia e politica internazionale
Dopo l’inizio della guerra la Russia ha modificato le leggi per l’arruolamento nelle forze armate, con lo scopo di consentire ai diciottenni che hanno appena terminato le scuole superiori di firmare un contratto con l’esercito e andare a combattere in Ucraina dopo un addestramento di poche settimane. La decisione del Cremlino fa parte di una campagna di lungo termine per modellare il cuore e le menti di una nuova generazione di russi, desiderosi di prendere in mano un fucile e difendere la Russia dai suoi nemici.
Non si tratta di una completa novità. Fin dai primi anni della sua ascesa al potere Vladimir Putin ha tentato di imporre ai giovani un’ideologia di patriottismo e fedeltà allo Stato, investendo su diverse organizzazioni giovanili filogovernative, a partire da quelle legate al partito Russia Unita.
I risultati però sono stati modesti, i ventenni russi di allora erano in prima fila nell’esprimere posizioni critiche nei confronti del governo, mentre chi non protestava lo faceva per una scelta individualista, senza abbracciare granché la parte più vuota e nociva della propaganda governativa. La guerra in Ucraina ha dato a Putin la possibilità di pianificare l’indottrinamento dei ventenni e degli adolescenti russi di oggi con una versione molto più aggressiva e anti-occidentale della sua idea di patriottismo, e soprattutto, gli ha dato una guerra da fargli combattere, qui e ora, contro un nemico che viene presentato come una minaccia esistenziale alle porte della patria.
Migliaia di questi giovani russi, spesso definiti “Generazione P” per essere nati e cresciuti esclusivamente sotta la presidenza di Putin iniziata nel 1999, sono morti combattendo in Ucraina. Mediazona, un canale indipendente russo che tiene traccia delle vittime di guerra utilizzando fonti aperte, ha identificato quasi 5.000 soldati di età inferiore ai 24 anni caduti in guerra, di cui 1.400 sotto i 20 anni. Il bilancio reale è probabilmente più alto, poiché non tiene conto dei dispersi e di chi è stato gravemente ferito e resterà invalido.
Non è una cifra marginale, visto che si tratta di circa il 10 per cento dei 50mila caduti stimati da Mediazona e BBC Russia. La propaganda dipinge questi giovani uomini – molti dei quali provenienti vasto e povero entroterra russo – come eroi, facendo di tutto per convincere altri ragazzi a seguire le loro orme e unirsi alla guerra.
Mosca ha più che decuplicato la spesa per quella che viene definita “istruzione patriottica” e per le organizzazioni militariste rivolte ai bambini e agli adolescenti: il budget è passato dall’equivalente di 29 milioni di euro del 2021 agli oltre 447 milioni del 2024. Dall’inizio del conflitto i libri di testo delle scuole pubbliche sono stati riscritti per allinearli alla politica estera del Cremlino, aderendo rigorosamente al revisionismo storico di Putin che sottolinea la necessità di rivendicare «i territori storicamente russi ingiustamente consegnati all’Ucraina».
Ad aprile i ministeri della difesa e dell’istruzione hanno iniziato a distribuire decine di migliaia di copie di un fumetto che elogia l’invasione. Secondo il sito web ufficiale del progetto (geroisvo.znanierussia.ru), l’obiettivo finale è quello di fornire questi volumi a ogni scuola del Paese, comprese quelle nei territori ucraini occupati e annessi illegalmente nel 2014 e nel 2022.
Il fumetto è composto da 22 racconti dedicati ai militari russi decorati per il loro ruolo nella guerra, che ripropongono ogni passo della propaganda del Cremlino, a partire dalla necessità di lanciare la cosiddetta «operazione militare speciale» per impedire un «genocidio nell’Ucraina orientale pianificato dalle autorità di Kiev e sostenuto dai paesi della Nato».
Tra i protagonisti c’è il colonnello Azatbek Omurbekov, nella vita reale ex comandante dell’unità responsabile del massacro di Bucha nel 2022. Secondo il riassunto della BBC il fumetto descrive Omurbekov come un «vero uomo» e afferma che le sue truppe hanno mostrato umanità durante i primi mesi di guerra. «Mentre i soldati ucraini si ritiravano, il nemico abbandonava i suoi uomini feriti. I soldati russi hanno prestato loro i primi soccorsi. Anche in guerra, bisogna restare umani», si legge nel fumetto.
Anche in altre attività Mosca sta dando importanza ai veterani, compresi gli ex detenuti arruolatisi nel gruppo Wagner e tornati in libertà dopo aver combattuto per sei mesi sul fronte ucraino, come previsto dal contratto.
In un recente discorso Putin ha detto che più di mille veterani sono già andati a parlare nelle scuole, e a partire da settembre molti di loro terranno lezioni militari obbligatorie agli alunni, incluso l’addestramento all’uso di droni e alla manutenzione del fucile d’assalto AK-47.
L’efficacia a lungo termine di questa propaganda è oggetto di dibattito.
In base gli ultimi sondaggi i giovani russi prediligono ancora il successo individuale alle ideologia, a spingerli a firmare un contratto con l’esercito e andare in guerra sono soprattutto gli alti stipendi e il rimborso destinato alle famiglie in caso di morte, somme molto alte che permettono ai russi più poveri di dare una svolta ai loro progetti di vita (come comprare una casa o aprire un’attività commerciale), e di elevare il proprio ruolo nella società.
La propaganda di lungo termine di Mosca però non guarda a loro, ma agli adolescenti che diventeranno adulti nei prossimi anni, la nuova generazione di uomini e donne della Russia de-occidentalizzata, indottrinati per vivere in una società e un’economia militarizzata che promette nuove guerre.
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