

Un giovane volto dell’indignazione pro-palestinese predica il boicottaggio, frequenta i salotti televisivi e poi presta la propria immagine a un marchio finito nel mirino degli stessi boicottatori. Non è un dramma epocale, ma una piccola storia molto istruttiva sulla coerenza ai tempi degli sponsor.
C’è una storia piccola piccola, di quelle che non fanno notizia ma dicono molto, che vale la pena raccontare per quel che rivela sulla qualità dell’indignazione politica ai tempi dei social e delle sponsorizzazioni.
Raffaele Giuliani, “nuovo volto della sinistra”, come lo battezza con involontaria ironia Il Giornale, è uno di quei giovani che hanno fatto dell’impegno pro-palestinese il centro visibile della propria identità pubblica. Non un impegno sfumato o prudente: Giuliani denuncia come fatto acquisito il “genocidio” che Israele starebbe perpetrando a Gaza, sostiene attivamente il boicottaggio delle merci israeliane e frequenta con regolarità i salotti di La7, dove la sua presenza è diventata quasi una costante del palinsesto dell’indignazione progressista.
Il tutto con quella sicurezza morale che caratterizza chi si sente dalla parte giusta della storia e non ha dubbi in proposito.
Fin qui, nulla di straordinario. Il panorama della sinistra italiana, e non solo, è popolato di figure simili, e ognuno è libero di sostenere le cause che ritiene giuste con la veemenza che preferisce.
Il problema arriva dopo. Perché Raffaele Giuliani, paladino del boicottaggio, voce della coscienza progressista, è diventato nel frattempo volto pubblicitario di Lavazza su YouTube.
Lavazza. Uno dei marchi finiti nel mirino dei gruppi pro-boycott Israel, accusato, secondo un video circolante del canale “Esperial”, di sostenere in qualche modo Israele o di intrattenere legami con realtà ritenute incompatibili con la causa palestinese. Uno di quei brand sui quali è caduto l’anatema dei boicottatori, con tanto di liste, campagne e appelli alla desertificazione commerciale.
Ora, si può discutere a lungo sulla fondatezza di queste accuse, sulla logica del boicottaggio come strumento politico, sull’efficacia reale di queste campagne. Ma questo è un altro discorso.
Quello che interessa qui è più semplice, e più imbarazzante: come fa chi predica il boicottaggio a diventare testimonial retribuito di uno dei marchi boicottati?
È lecito immaginare la logica di Lavazza nell’operazione: ingaggiare un volto noto ai circuiti progressisti serve ad ammorbidire l’ostilità dei boicottatori, a mandare un segnale di accettabilità verso un pubblico potenzialmente ostile. È una mossa di marketing comprensibile, forse anche scaltra. Passi, dal punto di vista aziendale.
Ma dal punto di vista di Giuliani? Qui la faccenda si complica. Perché uno dei fondamenti non scritti dell’impegno politico, soprattutto quando si presenta come impegno morale, come denuncia, come indignazione, è la coerenza tra il dire e il fare. Non si tratta di perfezione: si tratta di non mischiare in modo così plateale la propria battaglia pubblica con il vantaggio privato.
Uno dice: vabbè, i tempi dell’impegno h24 sono finiti da un pezzo. È vero. La figura del militante che sacrifica tutto alla causa appartiene a un’altra epoca, e forse non è nemmeno un modello da rimpiangere in astratto.
Ma c’è una differenza tra non essere un martire della politica e diventare testimonial di ciò che si è impegnati a combattere. La prima è umanità. La seconda è qualcos’altro.
Forse però non sono finiti i tempi della dignità civile, quella che consiglia, anche senza grandi sacrifici, di non trasformare la propria indignazione in merce e la propria credibilità in spot pubblicitario.
La giovane promessa indignata evidentemente non si è posta il problema. O se lo è posto, ha trovato una risposta soddisfacente che noi non conosciamo.
Resta il fatto che la sua germogliante integrità politica, nel passaggio da La7 a YouTube sponsorizzato, si è, per usare un’immagine adeguata al contesto, irrimediabilmente decaffeinata.
Inserisci la tua mail per non perdere nessuno dei contenuti di InOltre. Ogni volta che pubblicheremo qualcosa sarete i primi a saperlo.
*Iscrivendoti alla nostra newsletter accetti la nostra privacy policy

Il Club InOltre nasce per creare una community tra chi InOltre lo scrive, chi lo legge e chi lo sostiene. È il desiderio di creare punti di incontro digitali e, quando possibile, anche fisici – dove scambiarsi idee, discutere, conoscersi da vicino.
Un Club che unisce tutti quelli che contribuiscono alla buona riuscita d’InOltre e al suo successo.
InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Avrei voluto mettere un \”mi piace\” e un commento lusinghiero, ma la \”macchina infernale\” non me lo lascia più fare. Per cui, complimenti tout court. Grazie. Nadia Mai
Inviato da Outlook per Androidhttps://aka.ms/AAb9ysg ________________________________