

L’episodio sportivo della settimana, quel “fallo non fallo” che ha visto protagonista il giocatore Bastoni, ha smesso quasi subito di essere una questione tecnica per diventare una formidabile autopsia del corpo etico del nostro Paese. Non è più calcio. È lo specchio fedele di una società permeata da un moralismo populista che trasforma ogni contesa in una guerra di religione e ogni avversario in un mostro da abbattere, spesso sulla scia di un’onda emotiva cavalcata dai media.
Quello a cui abbiamo assistito – una valanga di fango, minacce ed eccessi verbali che hanno travolto non solo il professionista ma la sua famiglia – racconta molto del nostro modo di vivere il dibattito pubblico. Non serve esplicitare le dinamiche di appartenenza per notare come l’indignazione segua spesso traiettorie curiose, accendendosi o spegnendosi a seconda della maglia, del contesto o della convenienza del momento. È un giacobinismo latente che colpisce chiunque si trovi, anche solo per un attimo, dal lato sbagliato della narrazione dominante. Molti si sono ritrovati a scagliare pietre virtuali non tanto per una reale conoscenza dei fatti o della dinamica di gioco, quanto per l’impulso irrefrenabile di partecipare a una “giustizia collettiva” servita calda dai titoli dei giornali e dai feed dei social network.
Dal punto di vista sociologico, assistiamo al trionfo di un vittimismo aggressivo. Chi arriva a scrivere commenti violenti o minatori sui social, paradossalmente, non si percepisce come un aggressore. Grazie a una distorsione cognitiva ormai diffusa, si sente spesso una vittima che reagisce a un torto subito. Si sente il paladino di una Giustizia ideale che è stata violata. Questo meccanismo è simile a quello che osserviamo in altri ambiti della vita civile: l’idea che, in nome di un “valore superiore” (la lealtà sportiva, la correttezza, la trasparenza), si sia legittimati ad oltrepassare il segno, trasformando un errore arbitrale o un gesto atletico in un crimine morale imperdonabile.
Il calcio è lo specchio del Paese, si dice spesso. Ed è vero nella misura in cui riflette la nostra fatica ad accettare la complessità e l’errore. Non è un ecosistema separato: è la continuazione della società con altri mezzi. L’incapacità di accettare il verdetto del campo è spesso la stessa incapacità di accettare che le cose possano andare diversamente da come vorremmo. Si cerca il “sistema” o il complotto esterno perché è più rassicurante che accettare la casualità o l’errore umano.
E proprio mentre si consumava il processo mediatico, è arrivato però un colpo di scena che illumina l’intera vicenda di una luce nuova, quasi eversiva per i nostri tempi. Il protagonista, Bastoni, ha rotto il copione: “Ho sbagliato, il contatto è stato accentuato. Un essere umano ha il diritto di sbagliare e il dovere di ammetterlo”. Tre frasi che valgono più di mille moviole. In un mondo di vittimisti professionisti, dove la colpa è sempre del sistema, dell’arbitro o del potere forte, l’assunzione di responsabilità individuale è un atto rivoluzionario.
Eppure, il paradosso resta. Mentre il singolo uomo ha la maturità di chiedere scusa, il “sistema” intorno a lui – incarnato da chi dovrebbe guidarlo – continua ad alimentare la narrazione del complotto. E il tribunale dei social, sordo a qualsiasi scusa, non cancella le minacce a una bambina di pochi mesi. La lezione finale è amara ma necessaria: la responsabilità personale può salvarci la dignità (come ha fatto Bastoni), ma da sola non basta a spegnere l’incendio di un moralismo collettivo che ha ormai perso ogni contatto con la realtà e con l’umanità.
NdA: Chi scrive professa, con passione antica, fede nerazzurra. Una dichiarazione doverosa non per giustificare, ma per dimostrare che l’onestà intellettuale non deve avere colori. Se Bastoni ha avuto la maturità di ammettere l’errore contro il proprio interesse, sarebbe ipocrita non avere la maturità di dichiarare la propria appartenenza, dimostrando così che si può amare una maglia senza per questo spegnere il cervello o negare l’evidenza.

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Sono quasi sempre d’accordo con ciò che scrivi, Alessandro. Sulle fedi calcistiche però no, non ci troviamo: io sto sul versante bianconero. Poco male.
In quanto bianconero mi sono indignato nel modo più banale possibile: per la simulazione e per l’esultanza plateale di chi l’aveva fatta franca. Ho detto che era una ladrata, un furto con scasso. Senza fare la morale od ergermi a giudice di nessuno sul piano etico. Lamentandomi anche del fatto che per la terza volta in pochi mesi avevo assistito ad abbagli colossali dell’arbitro La Penna. Così come mille volte mi sono lamentato da quando sono juventino (cioè da 55 anni) e mille volte vi siete lamentati voi interisti di “ruberie” della Juve, mille volte i fiorentini di ruberie del Bologna (e viceversa), mille volte i milanisti di ruberie dell’Inter (e viceversa). Fa parte del gioco anche “perculare” l’avversario sportivo.
Non è il caso che io ripeta gli insulti – sì, insulti: cattivi, personali, nulla a che vedere con le bandiere del calcio – inenarrabili che ho ricevuto in risposta da amici (anzi ex-amici) interisti. Roba seria, oltre ogni immaginabile e più tagliente sfottò. Insulti puri e semplici, per fortuna limitati a me (ho temuto che prendessero di mira anche la famiglia).
C’è tanto, tanto disagio. Ma tanto.
Caro Paolo, meno male che non siamo d’accordo su tutto, sarebbe diabolico altrimenti 🙂
Per quanto riguarda il mio articolo non mi pare io ne faccia una questione di casacca, tutt’altro. Ci sono le questioni sportive e quelle che vanno al di là di questi confini, e non è il caso le ribadisca qui. Per quelle sportive una riflessione che condivido e che potrebbe chiarire qualche aspetto nebuloso, viene sempre da inoltre: https://www.inoltrenews.it/regole-non-fair-play-perche-bastoni-ci-insegna-la-vera-natura-dello-sport/
A presto
Alessandro
Neanche io ne faccio una questione di casacca. Juventini disagiati ne conosco molti. E bolognesi, e fiorentini, ecc.
Notavo soltanto che è tutto esasperato, al punto che persone amiche si trasfigurano e assumono comportamenti che lasciano esterrefatti.
Ora mi leggo l’articolo che mi consigli. Grazie.
Paolo
Caro Paolo, meno male che non siamo d’accordo su tutto, sarebbe diabolico altrimenti ?
Per quanto riguarda il mio articolo non mi pare io ne faccia una questione di casacca, tutt’altro. Ci sono le questioni sportive e quelle che vanno al di là di questi confini, e non è il caso le ribadisca qui. Per quelle sportive una riflessione che condivido e potrebbe chiarire qualche aspetto nebuloso, viene sempre da inoltre: https://www.inoltrenews.it/regole-non-fair-play-perche-bastoni-ci-insegna-la-vera-natura-dello-sport/
A presto
Alessandro
Gli errori arbitrali ci sono sempre stati e sono accaduti ad ogni squadra, sia che lottasse per vincere un titolo o per salvarsi. Fa parte della storia dello sport e anche del calcio.
Ben vengano una riforma degli arbitri e un ampliamento delle competenze Var, ma quello che ha subito il calciatore Bastoni è proprio l’emblema di una parte del Paese che fa del populismo e del vittimismo una caratteristica della propria esistenza.
Ignorando e minimizzando invece episodi accaduti in altri momenti a favore della propria squadra per convenienza e tifo. Il peggio esce fuori poi in certe questioni di intrattenimento non estremamente rilevanti per la sorte del Paese, dove spesso lo sfogo proviene da frustrazione e ossessione da una vita personale povera di certi personaggi mentre su altre questioni magari importanti non si verificano la stessa attenzione e passione.
Concordo. Del resto Sanremo e il calcio dividono ed esaltano il ventre molle dell’Italia.
Cari saluti
Alessandro
Ma quale errore, una deliberata scelta di affossare la Juventus e di allontanare dalla classifica il Milan! In questa fase del campionato questi sono ‘errori’ imperdonabili, direi fatti in malafede. Significativo il commento a bordo campo di Di Marco che ridendo dice: tanto in questo punto non si può fare niente. Quindi hanno scelto di fingere di cadere proprio in un punto del campo dove il Var non può intervenire! Va cambiato al più presto il regolamento. Inoltre non è stato sanzionato Bastoni per aver esultato in modovergognoso. E, sono basita dal pezzo troppo di parte, decisamente non nella linea di ‘InOltre’.
Per la verità abbiamo pubblicato un pezzo di Gustavo Micheletti che diceva cose molto diverse sullo stesso argomento. Questa è in genere la linea d’InOltre.