
di Ilaria Borletti*
Negli Stati Uniti il 45% degli elettori democratici simpatizza per Israele riconoscendone il diritto all’esistenza in sicurezza; questa percentuale sale ad oltre il 73% tra gli elettori repubblicani e probabilmente la questione mediorientale giocherà un ruolo importante nelle prossime elezioni presidenziali. In Europa, pur con alcune differenze sono i partiti di estrema destra, non al governo come nel caso della Germania, dell’Inghilterra e della Francia, a sostenere con enfasi la causa di Israele senza nemmeno porre come condizione la necessità di costruire la basi per uno stato palestinese. In Italia, come sempre, la politica è ondivaga e il Governo Meloni dopo un’iniziale e incondizionato appoggio al premier israeliano ha riportato nella propria agenda pubblica la volontà di adoperarsi per un accordo politico che portasse ad una tregua immediata e l’avvio di un percorso verso la soluzione definitiva della questione palestinese.
Non basta che il governo Netanyahu sia il più estremo della storia di Israele certamente ostaggio dei partiti di religiosi a spiegare questa vicinanza in Occidente tra Le Pen, Alice Weidel, Farage, Geert Wilders o Orban e il primo ministro israeliano fino al punto di aver creato molti imbarazzi tra le comunità ebraiche così profondamente lacerate e spaventate.
E’ necessario ricordare i temi che la destra europea e americana cavalcano soprattutto in previsione dei prossimi appuntamenti elettorali non solo in Usa: nel 2025 in Germania e nel 2027 in Francia.
La lotta all’immigrazione in particolare musulmana, la difesa dell’identità di un popolo, riaffermandone anche in modo grossolano le radici storiche e culturali e religiose: non è il dramma di Israele che ha subito una ferita inguaribile il 7 ottobre 2023, la cui esistenza è messa in discussione da buona parte dei paesi mussulmani e confinanti pervasi da odio contro gli ebrei. Non è nemmeno la crescente ondata di antisemitismo in Occidente, sintomo di una malattia autoimmune che ha contagiato le grandi università americane, quelle europee e molta parte dell’informazione degli ultimi mesi. La difesa dei partiti di estrema destra non ha nulla a che fare con l’antica tragedia di un popolo che tanto ha dato all’Occidente ma piuttosto con l’opportunità estremamente ghiotta di usare la guerra in Medio Oriente per orientare una parte dell’elettorato a proprio favore. In questo rapace disegno i partiti di destra hanno trovato un campo libero, lasciato da una sinistra plagiata dalla cultura woke che si affida a slogan pacifisti ma non certo all’analisi approfondita della storia e dell’attualità di quella travagliata area del mondo. Coloro che condannano in modo netto la politica di Netanyahu in particolare quella si criminale che copre l’azione dei coloni ma senza tentennamenti si schierano a fianco di Israele e ogni giorno denunciano il pericolo dell’antisemitismo, se sono di sinistra vengono accusati di essere indifferenti al dramma della popolazione civile palestinese, ai morti, alla tragedia che ogni giorno viviamo attraverso le immagini che ci arrivano da Gaza e adesso dal Libano. La sinistra ha spalancato le porte alla destra anche più radicale rifiutando un confronto più profondo e utile anche a proporsi come interlocutrice credibile di un percorso di conciliazione che superasse lo slogan “vogliamo la pace”.
Infine, quale opportunità sarebbe migliore di qualche dichiarazione o visita in sinagoga per cancellare con un colpo di spugna la Storia che solo un secolo fa ha visto proprio i padri e i padrini di quei partiti dietro l’Olocausto?
Naturalmente facendo attenzione che qualche simpatizzante troppo estremista non rispolveri svastiche e slogan nazisti svelando così la propensione di una parte dei simpatizzanti di considerare ancora nemico il popolo ebraico.
Viviamo in un’epoca di confusione, di superficialità, di emozioni rapide ed effimere. Destra e sinistra hanno dimostrato la loro inconsistenza di fronte al dramma mediorientale inseguendo solo il consenso immediato dei social; il risultato è stata la fragile, balbettante non autorevole politica delle istituzioni europee. Se la sinistra non ha evitato di rispolverare vecchie propensioni all’antisemitismo, la destra ne ha approfittato per cancellare le tracce del proprio e per smussare accuse che potessero relegarla a ruoli minoritari nei futuri scenari politici occidentali.
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