1 ha pensato a “La diplomazia parallela di John Ratcliffe, l’uomo ombra di Trump”

  1. Concordo totalmente, ma aggiungo un ulteriore peso, per i toni del quale mi scuso in anticipo: quanto può essere efficace la “diplomazia Ratcliffe” quando il suo padrone ha di fatto sfasciato l’Occidente? Secondo me non si tratta di evitare esposizione, ma di necessità – personale – di nascondere.
    Unisco a ciò la dichiarazione di Trump “semi-routine”: certo, ammettere chiaramente che c’è un problema, non solo geopolitico, quando lui manco conosce il significato del termine, sarebbe sconfessarsi apertamente di fronte ai suoi sostenitori. Il fatto che continui poi ad essere ambiguo e altilenante con la Russia suffraga sempre più il sospetto che sia sotto ricatto, chissà per quante cose. Onestamente, non so spiegarmelo altrimenti.
    Infine, anche per gli USA è finito il tempo del “super-poliziotto”, non comprendere che l’agire da soli non è solo più possibile, ma rischia seriamente di essere autolesivo, lo trovo sinceramente stupido. Mi meraviglia sempre di più l’inazione della classe politica americana, ignava dinanzi alle azioni di Trump, cui aggiungo anche certa magistratura sin troppo evidentemente prona. E non mi si dica che non è compito dei giudici americani, di stampo anglosassone, fare politica, la fanno eccome, a partire dalla Corte Suprema. Bruttissimi tempi per l’America a stelle e strisce, in effetto domino per il mondo intero.
    E intanto i danni irreparabili ad opera sua aumentano…

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