di Giulio Massa
L’asticella del degrado del nostro dibattito pubblico ricorda sinistramente quella del ridicolo immortalata da Flaiano. Come “deve esserci qualcuno che continua a spostare la soglia del ridicolo”, così il sistema del nostro infotainment, sottoposto al test del racconto degli scenari bellici, si incarica sempre di toccare sempre nuovi minimi, di bruciare record negativi. Il risultato è un disagevole senso di alienazione. In Italia si discorre morbosamente di argomenti che non hanno altrove corso legale, assicurando ad essi credito e sostenitori, mentre si esorcizzano o si liquidano snobisticamente i temi che attirano l’attenzione del dibattito internazionale.
Così, da un lato, sul fronte delle panzane che trovano da noi confortevole asilo, accade, come prontamente osservato da Paolo Mieli a Radio24, che “i giornali stranieri, soprattutto quelli anglosassoni, hanno un tasso di indignazione sulle frottole di Putin relative all’attentato di Mosca, ben maggiore di quello dei giornali italiani”. Dall’altro lato invece, mentre tutta Europa, Meloni compresa al netto dei distinguo, mostra di aver colto l’essenza dell’escalation verbale di Macron (deterrenza, deterrenza e ancora deterrenza, quella vera), chi l’altra sera si fosse affacciato all’uscio di una delle più sciatte e pretenziose taverne dell’etere nostrano avrebbe appreso che tutto questo parlare di deterrenza, “si fidi signora mia”, è fallace e obsoleto.
Pseudodomanda a tesi, con risposta incorporata, di Gruber:”la deterrenza che abbiamo messo in campo noi occidentali non ha portato la pace”. Assist prontamente raccolto da Caracciolo (sì, ancora e sempre lui, nonostante le cantonate rimediate, ma del resto in questo paese di moralisti in servizio permanente effettivo l’unica responsabilità per cui non si paga dazio è quella intellettuale, soprattutto se si si rientra nei giri giusti dell’amichettismo editoriale): “Non funziona più la deterrenza, non siamo più ai tempi della guerra fredda, l’America stessa non fa più paura a nessuno, bisogna negoziare”.
Mentre getto qualche secchiata d‘acqua sui due libri di geopolitica che ho letto e che stanno inopinatamente prendendo fuoco (poco Limes nella libreria, lo riconosco, ma la passione per le cartine geografiche colorate si è esaurita alle elementari), sia consentito un banalissimo esercizio di debunking di simili apodittiche affermazioni.
Quello che stiamo registrando dal 24 febbraio di due anni fa non è il fallimento della deterrenza, bensì il disastroso risultato dell’assenza di deterrenza. “La deterrenza che abbiamo messo in campo noi occidentali non ha portato la pace” per la semplice ragione che era l’opposto della deterrenza. Era appeasement, era un continuo e devastante segnalare a Putin che egli poteva consentirsi sempre qualche passo in più nel suo trasparente disegno revanscista di annullare l’epocale sconfitta riportata nella Guerra Fredda.
Prima pezzi di Georgia nel 2008, poi la presa della Crimea (autentico inizio della guerra d’invasione contro l’Ucraina) nel 2014, poi gli omini verdi nel Donbas. Autentiche reazioni occidentali in aggiunta al minimo sindacale del non riconoscimento delle annessioni e di timide sanzioni? Nulla. Verrebbe quasi da riconoscere al sanguinario criminale del Cremlino l’attenuante di esser stato indotto a credere di poter osare la qualunque.
Quella che abbiamo messo in campo non era deterrenza perché la deterrenza è mera ginnastica vocale se accompagnata sempre dall’ossessione di evitare il mitico spauracchio dell’escalation, dalla castrante autoimposizione di red lines pubblicamente annunciate come invalicabili, da una disarmante e rovinosa trasparenza strategica che conduce ad informare i nemici che alcune delle carte che abbiamo in mano, stessero tranquilli, non le caleremo sul tavolo mai e poi mai. Perché, sia chiaro, noi, e solo noi occidentali, ci facciamo carico di evitare l’escalation, di rispettare le red lines che valgono per noi, ma mai imponiamo ad altri. Il tutto condito dalla demonizzazione e dall’inaridimento della spesa in armi e sicurezza e da un drammatico ritardo psicologico e tecnologico sul tema della infowar che ci regala, massimamente in Italia, opinioni pubbliche tremebonde e largamente permeabili alla propaganda ostile.
Se questa è deterrenza, attendiamo atterriti che Gruber ci spieghi cosa avremmo dovuto fare per mostrare una postura dialogante e negoziale.
Se dunque Gruber decreta, con sovrano sprezzo della logica, il fallimento di una deterrenza che è invero l’esatto opposto della deterrenza, Caracciolo conferma da par suo, apponendo quel sigillo oracolare che quasi ogni sera manda in visibilio il ceto medio riflessivo accoccolatosi sul divano per farsi spiegare il mondo dal Nostro, senza peraltro mai farsi venire a noia il finale (spoiler per i fortunati distratti: i perdenti e i colpevoli sono sempre gli occidentali e in primis gli amerikani con la k).
Caracciolo, però, è consapevole di dover apportare un contributo “scientifico” alla sentenza sull’inanità della deterrenza e sfodera la prova a suo dire decisiva: “l’America stessa non fa più paura a nessuno”.
Affermazione nella quale, beninteso, c’è tragicamente del vero. Peccato solo che l’argomento, proprio nel suo nucleo di realismo, provi esattamente il contrario di quanto Caracciolo vorrebbe fargli dire. Ancora una volta, è un gap di deterrenza, una deterrenza riluttante e non agita a compromettere il ruolo degli Usa.
C’è, in tal senso, una vicenda da manuale che spiega molto della tragica avventura putiniana in Ucraina.
2013, Siria. Barack Obama fissa una red line: attaccheremo se Assad userà armi chimiche contro il suo popolo. Scatta il consueto teatrino mistificatorio: escalation!,“il mondo ad un passo dalla terza guerra mondiale” ( la terza guerra mondiale è un bizzarro spettro che si agita sempre e solo quando l’Occidente minaccia di reagire, guai ad evocarlo quando Putin ammassava truppe ai confini con l’Ucraina), mobilitazione pacifinta in ogni dove. Papa Francesco convoca una veglia di preghiera in piazza S. Pietro, invoca una giornata di digiuno, pronuncia un drammatico Angelus domenicale e infine scrive una lettera lunga, informale, corredata di uno sconcertante attestato finale di stima e di fiducia, ad un uomo di pace che individua come l’unico in grado di bloccare la campagna anglo-franco-americana: Vladimir Putin. Avete letto bene, nessun refuso, e ora potrete apprezzare appieno, si fa per dire, la coerenza mostrata da Bergoglio negli ultimi due anni, quella che lo ha reso così inevitabilmente impopolare in Ucraina.
Obama si piega, fa marcia indietro. I siriani vengono martirizzati da Assad, i russi collaborano attivamente e partecipano alla spartizione della Siria, un messaggio devastante arriva in Medio oriente, a Mosca, a Teheran (il 24 febbraio 2022 e il pogrom del 7 ottobre originano anche da qui). La “pace” è salva, almeno nell’accezione blasfema delle opinioni pubbliche occidentali, appagate nel loro egoistico, senile desiderio di quieto vivere, evidentemente non disturbato dall’oltre mezzo milione di morti consuntivato da quel conflitto. Caracciolo può dire che l’America non fa più paura, ma, per la contraddizion che nol consente, non può pontificare sulla “deterrenza che non funziona più” perché, ancora una volta, la vicenda siriana è la plastica smentita della deterrenza, è la deterrenza che al dunque nega sé stessa. Senza dire che Limes era violentemente contraria a quell’intervento: se gli americani intervengono sono pazzi guerrafondai, se non lo fanno non incutono più paura a nessuno, gli americani ne escono sempre male. Questi, per intenderci, sono quelli che predicano la “complessità”.
Quanta disinformazione si può realizzare con due battute in tv eh? Fortuna che, fuori dal microcosmo mefitico dei nostri talk shit, sta forse nascendo in Europa una nuova consapevolezza di cosa siano la vera deterrenza e la vera pace. Sperando non sia troppo tardi per l’Ucraina.
Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Analisi perfetta. Registro che sono ancora troppo isolati e tenui le prese d’atto dell’occidente della necessità di aumentare la deterrenza, lasciando campo libero alle vere potenze imperialiste di Russia e Cina. E l’occidente è peraltro nell’angolo, con un opinione pubblica sempre più preda di un autoflagellazione assurda, per di più dilagante nelle giovani generazioni.
Standing ovation ????